Vinitaly 2026, Verona resta il centro del vino

by redazione

Vinitaly 2026 si è chiusa a Veronafiere con 90mila presenze complessive, 4mila aziende in quartiere, una quota del 26% di visitatori esteri provenienti da 135 nazioni e oltre 1.000 top buyer selezionati da più di 70 Paesi. In una fase internazionale segnata da instabilità geopolitica, prudenza negli investimenti e riallineamento dei mercati, non è soltanto un buon risultato: è una prova di centralità.

Il vino, qui, misura il proprio peso reale

Il dato più importante, a ben vedere, non è nemmeno la quantità. È la qualità della domanda. A Verona si sono ritrovati i mercati consolidati – Germania, Nord America, Svizzera, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Scandinavia, Polonia, Austria – insieme alle aree che oggi rappresentano la frontiera più interessante della crescita, dalla Cina al Brasile, dalla Corea del Sud alla Thailandia, fino ad alcuni mercati africani e asiatici sempre più attenti al vino italiano. Vinitaly continua dunque a fare ciò che conta davvero: trasformare la presenza in relazione, la relazione in affari, gli affari in posizionamento.

Una manifestazione diventata sistema

L’edizione 2026 ha ribadito con particolare nettezza un altro punto: Vinitaly non è più soltanto un salone. È una piattaforma. Il palinsesto ha contato quasi 100 eventi tra degustazioni e convegni, mentre il fuori salone Vinitaly and the City ha totalizzato 50mila token degustazione, segno di una formula ormai capace di tenere insieme operatori, pubblico finale, città e territori. A questo si aggiunge il consolidamento di direttrici che oggi pesano sempre di più nell’economia del vino: il rafforzamento di Vinitaly Tourism, l’attenzione crescente al comparto NoLo, la crescita di Xcellent Spirits e la funzione istituzionale di tavolo permanente per la filiera.

L’enoturismo entra nella partita che conta

Tra i segnali più interessanti di questa edizione c’è proprio il consolidamento di Vinitaly Tourism, tornato con un’area centrale tra i padiglioni 2 e 3 e con ulteriori approfondimenti al Palaexpo. Qui l’enoturismo non viene più trattato come attività laterale delle cantine, ma come un asse competitivo vero, con buyer nazionali e internazionali, operatori del luxury travel, travel designer e specialisti dell’esperienza enogastronomica. Le anticipazioni del settore raccontano una crescita concreta: nel 2025 il valore medio di una prenotazione enoturistica ha raggiunto i 39,4 euro per adulto, mentre le cantine strutturate hanno registrato un incremento medio annuo dei visitatori del 16,8% e vendite dirette in aumento del 21,4%. Numeri che spiegano bene perché l’ospitalità legata al vino sia ormai parte della sua stessa identità economica.

Verona come luogo di sintesi

C’è poi un profilo più sottile, ma decisivo. Vinitaly 2026 si conferma il punto in cui il vino italiano torna a pensarsi come sistema-Paese. La presenza di esponenti delle istituzioni italiane ed europee, il confronto sul nuovo Ocm, le discussioni su export, consumi e traiettorie produttive dimostrano che oggi il vino non è più soltanto un’eccellenza agroalimentare: è uno strumento di reputazione internazionale, un motore economico e un linguaggio culturale tra i più efficaci che l’Italia possieda. Vinitaly 2026 lascia così un’impressione precisa. Non quella di una manifestazione che resiste, ma quella di una manifestazione che continua a guidare. In un tempo in cui i mercati chiedono credibilità prima ancora che clamore, Verona ha ricordato a tutti che il vino italiano sa ancora presentarsi con la sola formula che conta davvero: autorevolezza, relazioni, sostanza.

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