Dentro SAMAB 2026: la filiera moda italiana guarda al futuro tra artigianalità e tecnologia

by Francesco Russo

A Palazzo Giureconsulti, Milano Luxury Life ha seguito il Congresso Internazionale SAMAB 2026: istituzioni, industria e innovazione si sono confrontate sul nuovo equilibrio tra Made in Italy, AI, manifattura evoluta e competitività globale.

Milano conosce bene il fascino delle passerelle. Ma il destino della moda italiana si decide anche altrove: nei laboratori, nei distretti produttivi, nei macchinari, nei software, nei tavoli dove imprenditori, tecnici, istituzioni e innovatori ragionano sul modo in cui il Made in Italy può continuare a competere nel mondo.

È questa la forza del Congresso Internazionale SAMAB 2026, seguito da Milano Luxury Life a Palazzo Giureconsulti, nel cuore storico della città. Un appuntamento che ha messo al centro un tema decisivo: il futuro della filiera moda italiana passa dalla capacità di tenere insieme artigianalità e tecnologia, saper fare e intelligenza artificiale, cultura produttiva e internazionalizzazione.

Il lusso italiano vive anche qui. Nella precisione dei processi, nella qualità degli addetti, nella solidità delle imprese, nella capacità di trasformare una tradizione manifatturiera straordinaria in una piattaforma industriale più efficiente, sostenibile, tracciabile e competitiva.

Il Made in Italy davanti alla sua sfida industriale

I numeri raccontano la portata del settore. Nel 2025 il comparto moda italiano ha raggiunto un fatturato di 87,4 miliardi di euro. Il solo settore dell’abbigliamento vale 40 miliardi, con un export pari a 27,3 miliardi. Nel primo trimestre 2026, la fabbricazione di articoli di abbigliamento conta in Italia quasi 37.100 imprese attive e oltre 196.700 addetti.

Sono dati che restituiscono la profondità economica del sistema. La moda italiana non è soltanto immagine, racconto, desiderio. È una grande infrastruttura produttiva, fatta di imprese, territori, competenze, manifattura, distretti e filiere integrate.

La Toscana si conferma prima regione per numero di aziende attive nel comparto, con 7.645 imprese, pari al 20,6% del totale nazionale. Segue la Lombardia, con 5.608 imprese e oltre 42.200 addetti, confermando il proprio ruolo centrale nel sistema moda italiano. Poi Campania, Veneto, Emilia-Romagna, Puglia, Piemonte, Lazio, Marche e Abruzzo: una geografia produttiva ampia, articolata, profondamente nazionale.

In questo scenario, Milano mantiene una funzione di regia. È la città delle Fashion Week, dei grandi showroom, degli uffici stile, degli headquarter, delle fiere, della comunicazione, dei buyer e dei servizi avanzati. Ma è anche il luogo in cui la manifattura incontra la cultura manageriale, l’innovazione tecnologica e il confronto internazionale.

SAMAB 2026, il ponte tra artigianalità e tecnologia

Il titolo dell’incontro sintetizza bene la posta in gioco: un ponte tra artigianalità e tecnologia per il futuro del Made in Italy. Una formula che contiene la tensione più interessante della moda contemporanea.

Da una parte, il saper fare. Taglio, cucitura, confezione, vestibilità, materiali, controllo qualità, rapporto con il corpo, capacità di realizzare un prodotto complesso con mano italiana. Dall’altra, le nuove tecnologie: automazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale, Big Data, IoT, digital twin, sistemi di monitoraggio in tempo reale.

Il messaggio emerso a Palazzo Giureconsulti è chiaro: innovare non significa sostituire la cultura manifatturiera italiana, ma darle strumenti più potenti. La tecnologia diventa una leva per rendere i processi più efficienti, più leggibili, più flessibili, più sostenibili. Permette alle imprese di controllare meglio tempi, stock, qualità, allocazione produttiva e risposta al mercato.

Per il fashion manufacturing, questa trasformazione è ormai centrale. Il mercato chiede rapidità, personalizzazione, tracciabilità, riduzione degli sprechi, qualità costante e capacità di adattamento. Le imprese più preparate saranno quelle capaci di leggere il dato senza perdere la mano, usare l’AI senza indebolire la sensibilità del prodotto, digitalizzare i processi senza smarrire la cultura artigianale che rende riconoscibile il Made in Italy.

La presenza di istituzioni, industria e innovazione

L’apertura dei lavori è stata affidata a Ivo A. Nardella, Presidente del Gruppo Tecniche Nuove e di Senaf, che ha introdotto una giornata pensata come momento concreto di confronto per una filiera in profonda trasformazione.

A seguire, Omar Cadamuro, Fashion Leader e Partner di PwC Italy, ha presentato un’analisi di scenario sui principali trend della filiera e sui potenziali impatti per il settore. È stato uno dei passaggi più significativi della mattinata, perché ha portato il discorso oltre la semplice suggestione tecnologica, riportandolo sul terreno delle decisioni aziendali: pianificazione, competitività, efficienza, sostenibilità, controllo della catena del valore.

Di particolare rilievo anche la partecipazione di Alfonso Dolce, Presidente di Dolce&Gabbana, seguita dalla tavola rotonda istituzionale dedicata all’internazionalizzazione e alla valorizzazione della produzione Made in Italy. Al confronto hanno preso parte Luca Sburlati, Presidente di Confindustria Moda, Roberto Luongo, Consigliere del Ministro per l’Internazionalizzazione e la valorizzazione del Made in Italy, e Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana.

Il programma ha poi dato spazio alla tavola rotonda industriale con David Franzini, Brand Director Apparel & Leather Accessories di Zegna Group, e Marco Angeloni, CEO & Chairman di Raffaele Caruso Spa. Due nomi che raccontano bene il legame tra alta qualità manifatturiera, prodotto maschile, filiera italiana e posizionamento internazionale.

L’intelligenza artificiale entra nella produzione moda

La sessione dedicata all’innovazione tecnologica ha portato il congresso nel cuore della trasformazione attuale. Dopo l’intervento “Un viaggio nell’AI” di Fabio Ferrari, Fondatore di NUDE Cultural Hub, sono intervenuti Francesco Meoni, Chief Technical Officer di BI-REX Competence Center Big Data e Tecnologie 4.0, e Mauro Sampellegrini, Direttore dell’Area Ricerca ed Innovazione di Confindustria Moda.

Il tema dell’AI, nella moda, viene spesso raccontato a partire dalla creatività, dalle immagini generate, dai contenuti digitali. SAMAB ha scelto invece una prospettiva più industriale e concreta: l’intelligenza artificiale applicata ai processi produttivi, alla pianificazione, al controllo, alla riduzione degli sprechi, alla tracciabilità, alla gestione dei flussi.

È qui che la tecnologia può produrre un impatto reale. Una filiera più digitale può conoscere meglio i propri tempi, prevedere meglio la domanda, gestire con maggiore accuratezza le risorse, ridurre errori, migliorare la qualità del prodotto e sostenere modelli più responsabili.

Per il Made in Italy, la questione è particolarmente delicata. La forza italiana nasce da distretti, fornitori specializzati, artigiani, laboratori, piccole e medie imprese, competenze manuali e rapporto diretto con il prodotto. L’AI deve inserirsi in questa trama come strumento di potenziamento, non come scorciatoia. Deve aiutare il sistema a diventare più forte, più rapido, più misurabile, senza impoverire il valore della manifattura.

Il nodo delle PMI

Uno dei temi più importanti riguarda le piccole e medie imprese. La moda italiana vive in gran parte grazie a un tessuto produttivo fatto di aziende specializzate, spesso familiari, profondamente competenti, ma chiamate oggi ad affrontare investimenti tecnologici complessi.

I costi iniziali, la carenza di competenze, la difficoltà di integrare nuovi sistemi con quelli esistenti e una certa resistenza culturale possono rallentare l’adozione dell’innovazione. Per molte aziende, la tecnologia viene ancora percepita come una spesa, mentre il mercato chiede di considerarla una leva strategica.

Il congresso ha avuto il merito di riportare la discussione sul terreno giusto. L’innovazione diventa davvero utile quando risolve problemi concreti: programmazione della produzione, allocazione degli stock, gestione delle capacità produttive, qualità, tracciabilità, sostenibilità, time-to-market, relazione tra domanda e offerta.

La filiera moda italiana ha bisogno di strumenti accessibili, formazione, accompagnamento e cultura manageriale. Il futuro non appartiene soltanto alle aziende più grandi, ma a quelle che sapranno trasformare la propria competenza artigianale in capacità industriale evoluta.

Dal cliente finale alla materia prima

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda l’integrazione verticale dei flussi aziendali, dal cliente finale alla materia prima. La moda contemporanea non può più funzionare attraverso compartimenti separati. Design, produzione, distribuzione, retail, digitale, comunicazione e logistica devono dialogare con maggiore continuità.

In un mercato più instabile, una cattiva allocazione delle capacità produttive e degli stock può incidere in modo decisivo sui conti economici delle aziende. Programmare meglio significa produrre meglio. Produrre meglio significa ridurre sprechi, rispondere al mercato con maggiore precisione, proteggere margini e rafforzare la sostenibilità.

Per il lusso, questo tema è cruciale. La desiderabilità vive anche della giusta quantità, della disponibilità corretta, della coerenza tra promessa e prodotto. La tecnologia può aiutare le imprese a evitare eccessi, ritardi, dispersioni e incoerenze, preservando la qualità dell’esperienza finale.

La sostenibilità come competitività

Nel fashion manufacturing, sostenibilità e competitività stanno diventando dimensioni inseparabili. Le richieste del mercato e della regolazione europea spingono verso maggiore tracciabilità, trasparenza della filiera, riduzione dell’impatto ambientale e controllo dei processi.

La tecnologia può supportare questa transizione. Sensori, sistemi IoT, piattaforme digitali, raccolta dati, tracciamento dei materiali, monitoraggio energetico e strumenti predittivi consentono alle imprese di conoscere meglio il proprio impatto e di intervenire con maggiore precisione.

Il dato sul mercato italiano dell’IoT, arrivato a 10,9 miliardi di euro nel 2025 secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, conferma la crescente centralità delle tecnologie connesse nei processi industriali. Per la moda, significa poter costruire una manifattura più intelligente, capace di unire qualità, controllo e responsabilità.

La sostenibilità più credibile nasce qui: dentro la produzione, nei processi, nella misurazione, nella capacità di trasformare l’innovazione in miglioramento reale.

SAMAB verso Fiera Milano Rho 2027

Il Congresso Internazionale SAMAB 2026 è anche una tappa di avvicinamento alla prossima edizione fieristica di SAMAB – Fashion Technologies Event, in programma dal 25 al 27 maggio 2027 a Fiera Milano Rho.

L’evento, organizzato da Senaf in collaborazione con il Gruppo Tecniche Nuove e con la media partnership di Technofashion, si propone come piattaforma internazionale dedicata all’innovazione tecnologica per la filiera moda. La manifestazione guarda ad aziende, artigiani e professionisti del settore, offrendo area espositiva, workshop, incontri B2B e momenti di networking.

È un passaggio importante per Milano. In una città già centrale per la moda e per il design, SAMAB aggiunge una dimensione produttiva e tecnologica: porta al centro non soltanto il prodotto finito, ma l’infrastruttura che lo rende possibile.

Milano e la nuova grammatica del Made in Italy

Raccontare SAMAB significa ricordare che il lusso italiano non nasce soltanto sul red carpet o nei flagship store. Nasce nella filiera. Nei tecnici che risolvono problemi di costruzione. Nelle imprese che sanno confezionare con precisione. Nei software che aiutano a pianificare. Nei macchinari che aumentano efficienza senza tradire la qualità. Nei distretti che trasformano la materia in prodotto riconoscibile.

Il Made in Italy più forte sarà quello capace di tenere insieme memoria e futuro. La mano e il dato. La competenza artigianale e l’intelligenza artificiale. Il valore umano della manifattura e la precisione delle tecnologie digitali.

Milano, a Palazzo Giureconsulti, ha offerto ancora una volta il contesto ideale per questa conversazione. Nel cuore della città storica, la moda ha parlato di processi, imprese, AI, internazionalizzazione e sostenibilità. Un dialogo necessario, maturo, finalmente concreto.

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