Richemont accelera: la gioielleria cresce del 24% e cambia gli equilibri del lusso

by Francesco Russo

Il trimestre di Richemont consegna al lusso una gerarchia ormai difficile da ignorare. La gioielleria corre, l’orologeria rialza il passo, moda e accessori avanzano con maggiore cautela. Nei primi tre mesi dell’esercizio finanziario 2027, conclusi il 30 giugno 2026, il gruppo svizzero ha raggiunto vendite per 6,329 miliardi di euro, in aumento del 20% a cambi costanti e del 17% ai tassi effettivi.

Il dato più netto arriva dalle quattro Jewellery Maisons – Cartier, Van Cleef & Arpels, Buccellati e Vhernier – che hanno generato 4,732 miliardi di euro, con una crescita del 24% a cambi costanti e del 21% a cambi correnti. Gli Specialist Watchmakers salgono dell’8%, mentre l’area Other, che comprende le maison di moda e accessori, avanza del 9%. La progressione assume un peso particolare dentro un mercato del lusso personale che Bain e Altagamma prevedono in crescita tra il 2 e il 4% nell’intero 2026, fino a un valore compreso tra 365 e 373 miliardi di euro. Periodi e perimetri non sono direttamente sovrapponibili, ma la distanza racconta quanto Richemont stia guadagnando velocità rispetto al settore.

Sette trimestri di crescita a doppia cifra

Per la gioielleria del gruppo si tratta del settimo trimestre consecutivo con una crescita a doppia cifra. Le vendite sono aumentate in tutte le maison, in tutte le regioni e attraverso ogni canale distributivo, sostenute dalla domanda locale e dalla forza delle collezioni più riconoscibili. Il risultato prosegue un esercizio già eccezionale. Al 31 marzo 2026, Cartier, Van Cleef & Arpels, Buccellati e Vhernier avevano raggiunto insieme 16,5 miliardi di euro di ricavi, in aumento del 14% a cambi costanti. L’utile operativo delle Jewellery Maisons era salito a 5 miliardi, con un margine del 30,5%, malgrado l’aumento del prezzo dell’oro e l’effetto sfavorevole delle valute.

La crescita del nuovo trimestre rafforza dunque una traiettoria già leggibile nei conti annuali. Il baricentro di Richemont si è spostato con decisione verso una categoria capace di lavorare su più livelli: alta gioielleria per i grandi clienti internazionali, collezioni iconiche per un pubblico più esteso, orologeria-gioiello e creazioni d’ingresso che introducono nuovi clienti all’interno della maison.

Richemont non comunica la ripartizione delle vendite per fascia di prezzo. I risultati consentono tuttavia di osservare la tenuta di un modello fondato su archivi riconoscibili, continuità creativa e controllo della relazione commerciale, qualità che nel mercato attuale pesano almeno quanto la novità.

Quattro maison, quattro linguaggi

Cartier e Van Cleef & Arpels possiedono una scala globale che pochi marchi del lusso riescono a eguagliare. Accanto a loro, Buccellati e Vhernier portano nel gruppo due interpretazioni profondamente italiane della gioielleria.

Buccellati custodisce una tradizione milanese costruita sull’incisione, sulla lavorazione dell’oro e su superfici che richiedono una competenza manuale difficilmente trasferibile alla produzione seriale. Vhernier lavora invece su volumi scultorei, forme pure, colore e materiali accostati con una sensibilità più contemporanea.

Le quattro maison condividono il perimetro finanziario, mantenendo identità distinte. È uno dei punti di forza della struttura Richemont: concentrare investimenti, distribuzione e competenze senza ridurre i marchi a una grammatica uniforme. Il portafoglio attuale del gruppo riunisce Buccellati, Cartier, Van Cleef & Arpels e Vhernier nella divisione Jewellery Maisons.

Cartier offre una riconoscibilità trasversale tra gioielleria e orologeria; Van Cleef & Arpels occupa un territorio più narrativo, legato alla natura, al movimento e a un patrimonio tecnico raffinato; Buccellati porta il lavoro dell’oro inciso; Vhernier aggiunge una modernità plastica e milanese. Il cliente incontra quattro codici differenti, sostenuti dalla stessa capacità industriale e distributiva.

Perché il gioiello tiene meglio

Il successo della gioielleria viene spesso ricondotto al valore intrinseco dell’oro e delle pietre. La materia conta, soprattutto in una fase segnata dall’aumento dei metalli preziosi, ma non spiega da sola la distanza rispetto alle altre categorie.

Un gioiello firmato combina riconoscibilità, durata, portabilità e una funzione simbolica che accompagna anniversari, passaggi familiari, celebrazioni e acquisti personali. L’oggetto entra nella vita del proprietario con una prospettiva più lunga rispetto al ciclo stagionale e può essere conservato, regalato o tramandato.

Questa lettura emerge anche dal contrasto tra la crescita delle Jewellery Maisons e il mercato complessivo. Bain registra nel 2026 una preferenza crescente per le esperienze rispetto al possesso di beni, mentre la spesa nei personal luxury goods attraversa una fase di graduale recupero. Richemont riesce a crescere dentro questa selettività perché le sue maison offrono creazioni alle quali il cliente attribuisce una permanenza superiore alla stagione.

Il prezzo elevato richiede ormai una giustificazione più solida. Patrimonio, lavorazione, servizio e capacità di mantenere desiderabilità nel tempo compongono quella ragione. Il gioiello risponde con particolare efficacia perché rende visibile la materia, la tecnica e il valore culturale del marchio.

La boutique torna al centro

Il secondo dato decisivo riguarda la distribuzione. Nel trimestre, il retail ha generato 4,504 miliardi di euro, crescendo del 24% a cambi costanti e rappresentando il 71% delle vendite complessive. L’online retail è aumentato del 18%, raggiungendo 373 milioni, mentre il wholesale e le royalty sono saliti del 9% a 1,452 miliardi.

La prevalenza del canale diretto permette alle maison di controllare prezzo, disponibilità, presentazione del prodotto e qualità del servizio. Consente inoltre di conoscere meglio il cliente, seguirne la storia d’acquisto, organizzare appuntamenti privati e costruire un rapporto che continua oltre la singola transazione.

Nell’alta gioielleria, questa prossimità diventa ancora più importante. Le creazioni richiedono tempo, spiegazione, prova e fiducia. La boutique lavora come spazio commerciale, salotto privato e luogo di educazione al patrimonio della maison.

Il cliente entra per vedere una collezione e viene accompagnato dentro tecniche, pietre, provenienze, archivi e possibilità di personalizzazione. Richemont cresce anche perché controlla direttamente una parte molto ampia di questo percorso.

Americhe e Giappone guidano la crescita

La progressione è distribuita su tutte le regioni. Le Americhe hanno raggiunto 1,670 miliardi di euro, con una crescita del 27% a cambi costanti. L’Asia Pacifico è salita del 21% a 2,068 miliardi; l’Europa dell’11% a 1,429 miliardi; il Giappone del 36% a 632 milioni. Medio Oriente e Africa hanno registrato un aumento del 3%, arrivando a 530 milioni. Negli Stati Uniti la domanda locale ha continuato a sostenere gioielleria e orologeria. In Europa hanno contribuito tanto i clienti residenti quanto i flussi turistici, in particolare quelli provenienti dal Nord America e dal Medio Oriente. Francia, Regno Unito e Germania figurano tra i mercati con il contributo più consistente. L’Asia Pacifico presenta segnali più articolati. Cina, Hong Kong e Macao, considerate congiuntamente, sono tornate a crescere a doppia cifra, sostenute soprattutto dalla domanda registrata a Hong Kong e Macao. Corea del Sud e Taiwan hanno mostrato dinamiche altrettanto robuste. In Giappone, la crescita del 36% riflette la forza dei consumi locali e della spesa turistica, oltre al confronto con un trimestre precedente più debole.

Il quadro geografico riduce la dipendenza da un solo mercato. È un vantaggio determinante mentre consumi, turismo e valute seguono direzioni diverse e le tensioni geopolitiche rendono meno prevedibili i flussi internazionali.

L’orologeria torna a muoversi

Gli Specialist Watchmakers hanno chiuso il trimestre con vendite per 873 milioni di euro, in aumento dell’8% a cambi costanti e del 6% ai tassi effettivi. Vacheron Constantin, Jaeger-LeCoultre e A. Lange & Söhne hanno registrato le prestazioni più forti. Il dato interrompe una fase complessa. Nell’esercizio concluso a marzo, l’orologeria specializzata aveva raggiunto 3,1 miliardi di euro, con una crescita dell’1% a cambi costanti ma un calo del 4% ai tassi effettivi. Il miglioramento era già comparso nella seconda metà dell’anno, ancora una volta con A. Lange & Söhne, Jaeger-LeCoultre e Vacheron Constantin in evidenza. Nel nuovo trimestre, le vendite sono cresciute nella maggior parte delle maison e delle regioni, guidate da Americhe e Giappone. L’Asia Pacifico è rimasta sostanzialmente stabile: la debolezza registrata in Cina, Hong Kong e Macao è stata quasi interamente compensata dagli altri mercati dell’area.

L’orologeria resta più esposta alla ciclicità, al mercato secondario e alle oscillazioni della domanda asiatica. L’aumento dell’8% segnala comunque un ritorno del compratore verso marchi con una forte cultura manifatturiera e una produzione selettiva.

Moda e accessori avanzano, con un’altra scala

L’area Other, che comprende soprattutto moda, accessori e attività collegate, ha raggiunto 724 milioni di euro, in crescita del 9% a cambi costanti e del 7% ai tassi effettivi.

Peter Millar, Gianvito Rossi e Watchfinder & Co. hanno registrato aumenti a doppia cifra, mentre Montblanc ha chiuso il trimestre con una crescita definita solida dal gruppo. La progressione ha interessato quasi tutte le regioni, con l’eccezione di Medio Oriente e Africa. Il portafoglio comprende Alaïa, Chloé, Delvaux, Gianvito Rossi, Montblanc, Peter Millar, Purdey, Serapian e altre realtà con dimensioni e modelli distributivi molto differenti. La crescita mostra un miglioramento, ma la distanza rispetto ai 4,7 miliardi delle Jewellery Maisons chiarisce dove si concentri oggi la forza economica del gruppo.

La moda opera in un contesto più affollato, legato alla stagionalità, al ricambio creativo e a un consumatore aspirazionale diventato più prudente. Richemont continua a investire in queste maison, mantenendo però la gioielleria come motore finanziario e reputazionale.

Oro, cambi e costi restano sul tavolo

La crescita delle vendite non cancella le pressioni sui margini. Richemont richiama un contesto macroeconomico e geopolitico volatile, accompagnato dall’aumento dei costi delle materie prime. Il precedente esercizio aveva già mostrato l’effetto del prezzo dell’oro, delle valute sfavorevoli e, in misura minore, dei dazi statunitensi. Nel bilancio al 31 marzo, il margine lordo del gruppo era sceso dal 66,9 al 64,4%, mentre l’utile operativo era cresciuto dell’1% a 4,492 miliardi. A cambi costanti, l’incremento dell’utile operativo avrebbe raggiunto il 23%, segnalando quanto le valute abbiano inciso sulla lettura finale dei conti.

Le Jewellery Maisons avevano reagito con aumenti di prezzo misurati, disciplina sui costi e sviluppo selettivo della rete retail. Il nuovo trimestre conferma la forza della domanda, ma il vero banco di prova arriverà nella capacità di preservare i margini mentre oro, investimenti nelle boutique e instabilità internazionale continuano a pesare.

La posizione di cassa netta, salita a 9,1 miliardi di euro al 30 giugno, offre al gruppo una capacità di investimento considerevole. Il dato comprende 400 milioni derivanti dalla cessione della partecipazione in Avolta.

Una crescita che parte dal tempo lungo

Richemont attraversa il 2026 con una struttura particolarmente adatta al mercato attuale: marchi riconoscibili, categorie meno esposte alla stagionalità, distribuzione diretta, cassa robusta e una presenza geografica capace di compensare le debolezze locali.

Il gruppo aveva chiuso l’esercizio precedente con 22,420 miliardi di euro di vendite e un utile netto di 3,484 miliardi. Il primo trimestre dell’esercizio 2027 aggiunge una nuova accelerazione, portando il fatturato a crescere del 20% a cambi costanti.

Dentro questi numeri si legge una selezione più ampia del lusso contemporaneo. Il cliente continua a spendere, ma concentra attenzione e risorse sulle maison capaci di offrire codici chiari, servizio, qualità manifatturiera e una relazione credibile tra prezzo e durata.

Cartier, Van Cleef & Arpels, Buccellati e Vhernier lavorano precisamente su questo terreno. Le loro creazioni entrano nel presente, conservando una prospettiva che supera l’anno, la collezione e la campagna pubblicitaria.

Il mercato può cambiare rapidamente. Il gioiello cresce perché continua a parlare un tempo più lungo.

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