Dopo le sfilate milanesi delle collezioni uomo, il sentiment che attraversa il mondo del lusso è improntato a un cauto ma diffuso ottimismo. Milano ha aperto l’anno della moda mostrando non solo creatività e desiderabilità, ma anche una rinnovata consapevolezza: per ripartire davvero serve un cambio di passo imprenditoriale. Ed è proprio tra governance, acquisizioni e nuove leadership che il lusso italiano sta riscrivendo il proprio futuro.
Gildo Zegna e la forza simbolica di Milano nel racconto del lusso contemporaneo
A sintetizzare il momento è Ermenegildo Zegna, presidente esecutivo dell’omonimo gruppo, che nel post-sfilate ha restituito un’immagine di fiducia e solidità. Il fashion show milanese ha rappresentato un segnale forte della vitalità del brand Zegna a livello internazionale, con una risposta di buyer e ospiti superiore alle aspettative.
L’arrivo di Villa Zegna a Milano, dopo tappe internazionali come Shanghai, New York, Dubai e Miami, ha assunto un valore altamente simbolico: un ponte ideale tra heritage e visione contemporanea del lusso. Uno storytelling che rafforza il legame con la città e ribadisce il ruolo di Milano come capitale culturale e strategica della moda.
In questo contesto si inserisce anche la riorganizzazione della governance del gruppo, con la promozione di Gianluca Tagliabue a CEO e la nomina di Edoardo e Angelo Zegna come co-CEO del marchio, a testimonianza di una continuità familiare capace di dialogare con il mercato globale.
Lusso globale e nuove sfide: tra mercati internazionali e consumatori consapevoli
Il quadro resta complesso. Le tensioni geopolitiche, l’attenzione alla spesa anche da parte dei consumatori più facoltosi e l’esposizione dei grandi gruppi ai mercati extraeuropei impongono prudenza. Eppure, secondo le analisi di Bain & Company, il mercato del lusso potrebbe crescere tra il 3 e il 5%, sostenuto da grandi cantieri trasformativi che puntano su disciplina finanziaria e intelligenza artificiale.
In questo scenario, il lusso italiano dimostra una capacità distintiva: agire nei momenti sfidanti, puntando su visione, competenze e identità, anche senza disporre delle risorse dei grandi conglomerati esteri.
Acquisizioni strategiche e ritorno del valore manifatturiero
Tra le operazioni più significative spicca l’acquisizione di Versace da parte del gruppo Prada, per un valore di 1,25 miliardi di euro. Una mossa che riporta uno dei marchi più iconici del lusso sotto un controllo italiano, affidandone la guida a Lorenzo Bertelli, presidente esecutivo del gruppo.
Accanto ai grandi nomi, anche realtà più compatte hanno colto opportunità strategiche. Il gruppo Damiani ha acquisito Baume & Mercier da Richemont, riportando il marchio in Italia, mentre Morellato ha rilevato la distribuzione italiana di Fossil Group. Operazioni che confermano come la forza dell’industria italiana risieda nella capacità artigiana e nella visione di lungo periodo, qualità riconosciute anche da Mediobanca, che individua in realtà come Brunello Cucinelli uno dei pilastri della ripartenza.
La nuova élite manageriale italiana conquista il lusso globale
Uno degli elementi chiave di questa fase è la centralità dei manager italiani, sempre più richiesti dalle grandi realtà internazionali. Il ricambio nelle direzioni stilistiche ha aperto la strada a un profondo ripensamento delle logiche di gestione del business, con l’ingresso di figure provenienti non solo dal fashion system, ma anche da altri settori industriali.
Emblematico il caso di Kering, dove François-Henri Pinault ha chiamato Luca De Meo, ex vertice di Renault, per avviare una nuova fase strategica del gruppo. Un progetto che punta a superare i confini tradizionali tra lusso e industria, applicando logiche manageriali evolute a un settore un tempo considerato immune alle dinamiche di mercato.
A Parigi, De Meo ha costruito una squadra attingendo anche dal mondo automotive, nominando Francesca Bellettini presidente e CEO di Gucci e reclutando Gianluca De Ficchy come CFO del brand. A rafforzare il presidio italiano arrivano anche Giovanni Perosino, con una lunga esperienza in Maserati, Audi e Lamborghini, e Dario Gargiulo, figura chiave nel marketing e nella relazione con il cliente. Tra gli ingressi più attesi, quello di Fedele Usai, oggi managing director di Dolce & Gabbana, con un passato in Condé Nast Italia e Fiat nell’era Marchionne.
Da Arnault a Ruffini: l’Italia al centro della governance del lusso
Anche Bernard Arnault ha rafforzato la presenza italiana nel gruppo LVMH, affidando a Pietro Beccari il ruolo di CEO della divisione Fashion Group, che riunisce maison come Celine, Givenchy, Pucci, Kenzo e Loewe. Una scelta che segna il passaggio di testimone con Sidney Toledano e consolida una vera e propria “scuderia” italiana al vertice del lusso globale.
Sul fronte nazionale, Moncler apre una nuova fase di crescita con la nomina di Bartolomeo Rongone come nuovo amministratore delegato. Remo Ruffini, fondatore e anima creativa del brand, assume il ruolo di presidente esecutivo, mantenendo la direzione creativa e affiancandosi a un manager con un percorso internazionale tra Kering e LVMH.
Milano, capitale della visione e del nuovo lusso italiano
In questo intreccio di creatività, leadership e strategia, Milano si conferma il fulcro del nuovo lusso italiano. Non solo passerelle, ma luogo dove si decidono assetti, si formano manager e si costruiscono visioni capaci di influenzare il panorama globale.
Per Milano Luxury Life, questo è il vero lusso contemporaneo: un equilibrio raffinato tra stile e industria, tra identità e futuro, in cui l’eccellenza italiana continua a essere protagonista assoluta.

