La strada sale verso Civezzano con quella luce netta che appartiene soltanto alla montagna quando il sole incontra la pietra. A pochi chilometri da Trento, il paesaggio cambia passo: le curve si fanno più raccolte, l’aria più fresca, i vigneti iniziano a disegnare la collina con un ordine quieto, quasi musicale. Poi appare Moncalisse. Bianca, sinuosa, appoggiata tra i filari come una forma emersa dalla terra stessa.

È una cantina, certo. Ma prima ancora un segno architettonico che racconta un modo preciso di stare nel paesaggio: con ambizione, delicatezza e rispetto. Alle pendici del Monte Calisio, a 600 metri di altitudine, Julia e Karoline Walch hanno inaugurato la nuova casa di Moncalisse, progetto Trentodoc nato nel 2016 dalla storica famiglia vinicola altoatesina Elena Walch e dedicato esclusivamente alle bollicine Metodo Classico.
Milano Luxury Life ha partecipato all’opening entrando nel cuore di un racconto costruito con rara coerenza: l’arrivo tra i vigneti, l’incontro con le due fondatrici, la degustazione tra i filari, il pranzo sulla terrazza panoramica, la visita alla cantina ipogea, la sera inaugurale con cocktail, musica e cena placée. Ogni momento sembrava rispondere a una stessa idea: prima la terra, poi il vino; prima l’ascolto del luogo, poi l’esperienza.


Due sorelle e una scommessa sul Trentodoc
Moncalisse nasce da una scelta imprenditoriale coraggiosa: lasciare il perimetro naturale dell’Alto Adige familiare e misurarsi con il Trentodoc, portando in un territorio nuovo la cultura produttiva, il rigore e l’energia di una famiglia che il vino lo conosce da generazioni.
Julia e Karoline Walch hanno trovato a Seregnano di Civezzano una condizione rara: dodici ettari di vigneti d’altura, un microclima alpino fresco e ventilato, suoli complessi, forti escursioni termiche, correnti che arrivano dalle montagne attorno al lago di Caldonazzo, un paesaggio capace di parlare con voce propria.

La loro passione emerge proprio da questa scelta. Moncalisse porta il segno di due donne giovani, determinate, cresciute dentro una cultura del vino e pronte a costruire una strada autonoma. Nelle loro parole si percepisce l’entusiasmo del debutto, ma anche la solidità di chi conosce il valore dell’attesa, della precisione e della continuità.
Il cuore della proprietà è una parcella nobile di un ettaro, con vecchie viti di Chardonnay esposte a sud e allevate a pergola. Da qui nasce Montis Arcentarie Blanc de Blancs Extra Brut Riserva 2017, il vino più identitario della cantina, il cui nome richiama la storia argentifera del Monte Calisio, legata alle antiche miniere medievali.
Il luogo porta già dentro di sé una stratificazione: pietra, argento, vigna, acqua, vento, memoria. Moncalisse raccoglie questi elementi e li traduce in bollicine d’altura.
Dove la montagna diventa architettura
La nuova cantina è firmata dall’architetto altoatesino David Stuflesser insieme a Nadia Moroder. Il progetto lavora su un principio chiaro: inserire l’edificio nel paesaggio come parte del paesaggio stesso.
La struttura si staglia tra i vigneti con un bianco luminoso, morbido, quasi minerale. Le linee riprendono le curve dei filari, i profili della collina, i muretti a secco e le antiche Coppelle, incisioni rupestri risalenti all’età del Bronzo e del Ferro ritrovate proprio nell’area della tenuta. Anche il logo di Moncalisse nasce da questa matrice circolare: la pianta della cantina vista dall’alto diventa una doppia forma simmetrica, insieme “M” di Moncalisse e intreccio simbolico tra le due sorelle.

Il bianco e il rosso guidano la materia. L’involucro esterno richiama le rocce sedimentarie calcaree stratificate, mentre le superfici rosso-marroni con inserti di porfido dialogano con la natura geologica del terreno. Ogni scelta cromatica restituisce una parte del luogo: il porfido, la pietra, la luce, il carattere minerale della montagna.
Il vero cuore vive sotto terra. Moncalisse è una cantina in larga parte ipogea. Questa soluzione riduce l’impatto paesaggistico e consente di sfruttare la temperatura naturale del terreno, intorno ai 13°C, ideale per i lunghi affinamenti del Metodo Classico. La produzione segue il principio della vinificazione per gravità, rispettando l’uva con una delicatezza che appartiene tanto alla tecnica quanto alla filosofia del progetto.
Scendere nella cantina significa entrare in una dimensione diversa. Le pareti curve guidano lo sguardo, la luce disegna le superfici, l’ombra dà profondità. La barricaia, con i suoi 11 metri di altezza, possiede la solennità silenziosa di una cattedrale laica. Tutto parla di tempo: quello necessario al vino, quello richiesto all’architettura, quello che il visitatore è invitato a concedersi.
Nel suo insieme, la struttura ha una presenza importante, quasi monumentale, pur restando legata alla collina. È una cantina pensata per produrre, affinare, accogliere, emozionare.
La sostenibilità come cura del vivente
La sostenibilità, a Moncalisse, ha un carattere concreto. Vive nelle scelte agricole, nella costruzione della cantina, nella gestione dell’acqua, nella protezione della biodiversità, nella cura del suolo.
Tra i filari, la tenuta lavora per migliorare fertilità e vitalità del terreno attraverso inerbimento, compost, semina di leguminose, pacciamatura a filari alternati e sfalcio controllato. I muretti a secco e le siepi vengono conservati come habitat naturali per insetti e piccoli animali. La presenza di una stazione meteorologica con sonde nel terreno permette un’irrigazione a goccia mirata, attivata quando la vite ne ha reale necessità.
Un’attenzione che genera un equilibrio agricolo leggibile anche a occhio nudo. Il vigneto appare vivo, ordinato, abitato. Il verde tra i filari diventa parte integrante del paesaggio e del progetto enologico. La biodiversità diventa suolo più sano, radici più profonde, maggiore equilibrio idrico, maggiore finezza nel vino.
Anche l’architettura partecipa a questa stessa logica. Interrare la cantina significa usare la terra come alleata, affidare alla temperatura naturale una parte importante della conservazione, ridurre l’impatto paesaggistico e riconoscere al territorio un ruolo centrale.
La sostenibilità più convincente nel vino lavora in silenzio, stagione dopo stagione. Si riconosce nella salute della vigna, nella precisione dell’acqua, nella qualità del suolo, nel rispetto per le pendenze, nella scelta di lasciare spazio alla vita tra i filari.
Nel calice: montagna, pietra, pazienza
Durante la degustazione in vigna, Moncalisse rivela la propria natura con immediatezza. Assaggiare un vino nel luogo da cui nasce modifica tutto. La mineralità diventa paesaggio. La freschezza prende la forma dell’aria che arriva dalla montagna. La bollicina trova il proprio ritmo nel silenzio dei filari.
Il Montis Arcentarie Blanc de Blancs Extra Brut Riserva 2017 nasce dalle vecchie viti di Chardonnay della parcella storica. Le uve vengono raccolte a mano a inizio settembre, vinificate in acciaio con una piccola parte in barrique e poi lasciate affinare 80 mesi sui lieviti. La sboccatura risale a gennaio 2025. È un Trentodoc profondo, articolato, con un carattere che unisce struttura, tensione e potenziale evolutivo.


Il nome stesso custodisce il legame con il Monte Calisio e con la sua antica storia mineraria. L’argento, la roccia, la profondità della montagna entrano nel racconto del vino con naturalezza. Nel bicchiere si percepisce una materia cesellata: energia, verticalità, complessità, una spinta agrumata e minerale che accompagna il sorso con eleganza.
Il Millesimato Extra Brut Riserva 2019 interpreta invece una freschezza più immediata e luminosa. Anche in questo caso le uve provengono dai vigneti di proprietà, con 56 mesi sui lieviti, fermentazione prevalentemente in acciaio e una parte in barrique. Il sorso è teso, elegante, salino, attraversato da quella precisione che distingue le bollicine di montagna quando la materia prima viene trattata con rigore.
La scelta di produrre soltanto Riserva racconta molto dell’identità Moncalisse, dove il tempo diventa ingrediente. Il vino viene accompagnato, lasciato maturare, ascoltato. Il Metodo Classico assume una dimensione quasi educativa: insegna l’attesa, la misura, la profondità.
Julia, Karoline e il valore della squadra
La forza di Moncalisse sta anche nelle persone che lo compongono. Julia e Karoline portano energia, sensibilità internazionale e una passione molto concreta, fatta di presenza quotidiana e attenzione ai dettagli. Accanto a loro, Stefano Bolognani, primo enologo della cantina, interpreta il territorio con competenza tecnica e grande cura del frutto.
A questa base si aggiunge Odilon de Varine, enologo legato alla regione dello Champagne, chiamato a portare confronto, profondità e uno sguardo maturato nei grandi terroir francesi. Il suo contributo rafforza l’identità trentina del progetto attraverso un dialogo continuo tra esperienza locale e cultura internazionale del Metodo Classico.

Moncalisse appare così come un vero assemblage umano: due sorelle, un enologo trentino, una competenza francese, un’architettura altoatesina, un territorio profondamente trentino, una storia familiare sudtirolese. Ogni elemento conserva la propria identità e partecipa a un insieme coerente.
È anche questo il fascino del progetto: la cantina nasce da una famiglia, ma trova la propria autonomia in una squadra. Non vive soltanto di eredità, ma di incontri, competenze e decisioni condivise.
L’enoturismo come esperienza lenta
La nuova cantina nasce anche per accogliere. Visite guidate, percorsi tra i vigneti, masterclass, degustazioni e bistrot compongono un itinerario pensato per accompagnare il visitatore dentro la filosofia Moncalisse.
La terrazza panoramica rivolta a sud è uno dei luoghi più riusciti del progetto. Dopo la profondità della cantina ipogea, lo sguardo torna alla luce. Davanti ci sono i vigneti, la montagna, l’aria pulita del Trentino. È uno spazio che invita alla sosta, alla conversazione, alla degustazione consapevole.
In occasione dell’opening, lo chef Othmar Raich del ristorante Miil di Cermes ha firmato una proposta gastronomica in abbinamento ai due Trentodoc Moncalisse. La cucina ha completato il racconto con naturalezza: il vino veniva trattato come parte di una relazione più ampia tra territorio, materia prima, ospitalità e tempo condiviso.
Questo è uno degli aspetti più interessanti di Moncalisse: l’enoturismo diventa una sequenza. Si cammina, si ascolta, si assaggia, si scende nel sottosuolo, si torna alla luce, ci si siede a tavola. Il visitatore entra in un ritmo.
La sera dell’opening
La sera, Moncalisse ha cambiato temperatura emotiva. Il welcome cocktail, il DJ set, la luce sulla struttura, gli ospiti riuniti attorno alla cantina e la cena placée hanno mostrato la dimensione più conviviale del progetto.

Il momento aveva un’eleganza spontanea. La sensazione era quella di trovarsi all’inizio di qualcosa: una cantina nuova, una storia familiare che si apre a un territorio, una comunità di persone raccolta intorno a un debutto importante.

La cena in cantina ha reso fisica la relazione con il Metodo Classico. La freschezza dell’ambiente, prevista e quasi necessaria, riportava ogni ospite alla realtà produttiva del vino. Si era dentro lo spazio dell’affinamento, nel luogo in cui le bottiglie sostano, maturano, aspettano. Le lunghe tavolate, i fiori, la luce calda sulle pareti, la profondità della cantina e la presenza discreta delle bottiglie costruivano un’atmosfera elegante e scenografica.


Un nuovo indirizzo per il Trentodoc
Moncalisse entra nel panorama del Trentodoc con una personalità nitida. È una cantina giovane, ma nasce da una cultura familiare profonda. È contemporanea, ma radicata in un territorio antico. È architettonica, ma costruita al servizio del paesaggio e del vino. Il suo lusso dipende dalla coerenza. Si riconosce nella cura del suolo, nella precisione della cantina, nel tempo sui lieviti, nella scelta di produrre Riserva, nella terrazza che guarda i vigneti, nella passione misurata di Julia e Karoline.
Il Monte Calisio, con le sue pietre, le sue correnti, le sue memorie antiche, trova in Moncalisse una nuova voce. Giovane, minerale, luminosa. Una voce capace di aggiungere al racconto del Metodo Classico italiano un accento personale e già riconoscibile.
Julia e Karoline Walch hanno inaugurato una cantina e, insieme, una promessa. Quella di un Trentodoc che nasce dalla montagna, attraversa l’architettura, rispetta la terra e arriva nel calice con la naturale eleganza delle cose pensate per durare.

