I miliardari non sono mai stati così ricchi: 15.100 miliardi e la nuova corsa ai passion asset

by Francesco Russo

Il Billionaire Census 2026 di Altrata fotografa un nuovo record della ricchezza globale: 3.795 miliardari controllano 15.100 miliardi di dollari. L’intelligenza artificiale accelera la concentrazione dei patrimoni, mentre yacht, auto da collezione, gioielli, orologi, arte e sport acquistano un peso crescente. E nei prossimi dieci anni 6.600 miliardi passeranno alla generazione successiva

Ci sono numeri che descrivono un mercato e altri che raccontano un cambiamento di scala. 15.100 miliardi di dollari appartengono alla seconda categoria.

È il patrimonio complessivo detenuto nel 2025 dai 3.795 miliardari censiti nel mondo, secondo la tredicesima edizione del Billionaire Census 2026 di Altrata, pubblicata il 27 agosto. In un solo anno il numero dei billionaire è aumentato dell’8,2%, il ritmo più sostenuto degli ultimi cinque anni, mentre la loro ricchezza è cresciuta ancora più velocemente, del 12,8%. In dieci anni la popolazione miliardaria è aumentata di quasi il 60% e il patrimonio che controlla è più che raddoppiato in termini nominali. La dimensione del fenomeno appare ancora più evidente confrontandola con i mercati finanziari. Quei 15.100 miliardi equivalgono a quasi un quarto della capitalizzazione complessiva dell’S&P 500 rilevata da Altrata nel periodo considerato. La fortuna media di un miliardario raggiunge ormai circa 4 miliardi di dollari, anche se il patrimonio mediano, intorno ai 2 miliardi, racconta quanto la ricchezza sia concentrata verso la sommità della piramide.

Per l’industria del lusso, tuttavia, la domanda più interessante comincia dopo questi numeri. Riguarda dove si dirige una ricchezza di tali proporzioni, che cosa desiderano acquistare le persone che possono permettersi quasi tutto e come cambiano gli equilibri tra prodotto, patrimonio, collezionismo, esperienza e investimento.

Il rapporto Altrata offre una risposta particolarmente significativa: accanto alle partecipazioni societarie e agli strumenti finanziari cresce l’interesse per i cosiddetti passion asset, una costellazione che comprende gioielli, metalli preziosi, orologi, automobili di lusso e classic car, yacht, private jet, vino, arte e perfino partecipazioni dirette nelle squadre sportive. È il punto in cui finanza e lusso cominciano a parlare sempre più spesso la stessa lingua.

L’intelligenza artificiale sta moltiplicando le grandi fortune

L’origine di una parte importante di questa accelerazione porta direttamente alla tecnologia. Altrata individua nel boom degli investimenti in intelligenza artificiale uno dei principali motori dell’aumento della ricchezza miliardaria. Tra le 150 società quotate che contribuiscono maggiormente ai patrimoni dei billionaire, quelle che hanno effettuato investimenti significativi nell’AI hanno registrato nel biennio 2024-2025 una crescita della capitalizzazione superiore del 23% rispetto alle aziende che non hanno seguito la stessa traiettoria.

Hardware, cloud computing, foundation model, software, robotica e cybersecurity hanno alimentato nuove valutazioni e nuove fortune personali, mentre fondatori e grandi azionisti delle società tecnologiche sono stati tra i principali beneficiari dell’aumento dei corsi azionari.

Milano Luxury Life aveva già analizzato questo fenomeno nel dossier dedicato alla nuova ricchezza dell’AI e ai clienti che stanno cambiando il lusso globale, osservando come i patrimoni nati dalla tecnologia presentino comportamenti di consumo differenti rispetto alla ricchezza generazionale: minore dipendenza dai codici tradizionali dello status e maggiore interesse per immobili, yacht, automobili, sport, wellness, private travel ed esperienze difficili da replicare. La nuova ricchezza dell’AI: chi sono i clienti che stanno cambiando il lusso globale

Il nuovo Census aggiunge ora la dimensione patrimoniale a quella lettura. Il cliente non sta semplicemente cambiando. Sta diventando più ricco a una velocità straordinaria.

Ventinove persone controllano 4.100 miliardi di dollari

Il vero dato estremo del rapporto, però, riguarda la concentrazione al vertice. Nel 2025 esistevano 29 “superbillionaires” con patrimoni superiori a 50 miliardi di dollari. Insieme possedevano circa 4.100 miliardi, pari al 27% della ricchezza di tutti i miliardari del pianeta.

Nel 2017 erano soltanto dieci e controllavano il 7,2% della ricchezza miliardaria. In meno di un decennio la loro quota è quindi quasi quadruplicata. Il progresso tecnologico ha una caratteristica decisiva quando incontra il capitale: la scalabilità. Un’azienda digitale può aumentare enormemente il proprio valore senza moltiplicare nella stessa proporzione fabbriche, boutique o dipendenti. Quando una quota consistente di quella società appartiene ancora al fondatore, l’incremento della capitalizzazione si trasferisce direttamente sul patrimonio personale.

Da qui nasce una concentrazione che il mercato del lusso deve osservare con attenzione. Un settore costruito per decenni su milioni di clienti aspirazionali sta tornando a dipendere in misura crescente da una fascia numericamente molto più ristretta di individui con capacità di spesa eccezionale.

È una dinamica coerente con quanto già emerso negli studi sulla clientela top-tier: quando la ricchezza cresce ai livelli più elevati, il limite alla spesa smette progressivamente di essere il prezzo e diventa la disponibilità di qualcosa che meriti davvero di essere acquistato.

Una borsa compete ormai con uno yacht, un quadro e una Ferrari da collezione

Qui il Billionaire Census 2026 incontra direttamente la trasformazione del lusso. Il portafoglio patrimoniale dei miliardari rimane dominato dall’equity: secondo Altrata, circa il 73% della ricchezza media è riconducibile a partecipazioni in società quotate o private. I passion asset occupano una quota decisamente inferiore; la categoria più ampia che comprende real estate e luxury asset rappresenta meno del 2% di un portafoglio miliardario tipico.

Considerata su patrimoni di questa dimensione, tuttavia, anche una percentuale apparentemente marginale cambia completamente significato.

L’1% di una fortuna da 10 miliardi corrisponde a 100 milioni di dollari. Può significare una collezione d’arte, un superyacht, automobili storiche, alta gioielleria, orologi eccezionali, una cantina irripetibile o una combinazione di tutti questi asset.

Altrata calcola che il valore delle partecipazioni dei miliardari nei passion asset abbia registrato una crescita media annua del 13,3% nell’ultimo decennio. Classic car e orologi figurano tra i segmenti che hanno maggiormente contribuito alla dinamica positiva, pur dopo la correzione osservata in diversi mercati collezionistici nel 2023 e nel 2024.

Il termine “passion” non deve quindi trarre in inganno. Questi oggetti vengono acquistati per piacere, uso personale, prestigio, appartenenza e cultura, ma possono contemporaneamente svolgere una funzione patrimoniale.

La scarsità aiuta a preservarne il valore. La provenienza può accrescerlo. Una produzione limitata protegge l’esclusività. Un’opera importante, un’automobile con una storia irripetibile o un orologio raro possono attraversare generazioni e diventare parte dell’identità stessa di una famiglia. Il lusso entra così nel patrimonio in una forma molto diversa dal consumo tradizionale.

Quando l’oggetto diventa capitale

Milano Luxury Life sta seguendo da tempo questa sovrapposizione fra desiderio e investimento. Nel nostro approfondimento sul mercato globale 2026 avevamo osservato come il lusso stia progressivamente spostando il proprio baricentro verso esperienze, cultura del prodotto, sport, hospitality e asset ad alto contenuto di rarità. Altagamma e Bain: il lusso globale si stabilizza, ma cambia significato

Il Billionaire Census mostra l’altra faccia di quel movimento. Per un consumatore aspirazionale, il lusso continua prevalentemente a essere una spesa. Per il cliente all’estremo superiore della piramide patrimoniale, può diventare contemporaneamente consumo, collezione, investimento, conservazione del capitale e trasmissione familiare.

Questo aiuta a comprendere perché alcune categorie stiano mostrando una resilienza superiore rispetto alla moda più esposta alla rotazione stagionale.

Gioielli, orologi importanti e collectible possiedono una caratteristica che una parte dell’alto di gamma cerca con crescente attenzione: possono essere utilizzati e goduti, ma al tempo stesso conservano una componente di scarsità materiale e culturale.

Lo stesso vale per l’automobile quando esce dal territorio della mobilità per entrare in quello della collezione. Milano Luxury Life lo aveva osservato raccontando Ferrari Luce, aggiudicata per 40 milioni di dollari, un caso estremo nel quale rarità, provenienza e accesso trasformano un’auto in un oggetto patrimoniale prima ancora che il tempo abbia costruito la sua storia. È precisamente qui che la definizione di luxury good diventa troppo stretta.

Yacht e private jet: il lusso che compra tempo

Il Census restituisce anche un dato particolarmente interessante sul luxury transport: circa il 15% dei miliardari possiede un private jet, una quota quasi tripla rispetto a quella di chi possiede uno yacht di lusso.

Sono due categorie accomunate da un principio che assume importanza crescente quando il patrimonio raggiunge livelli estremi: il controllo del tempo.

Il jet riduce le attese, amplia la geografia raggiungibile e permette di costruire itinerari intorno alle esigenze della persona. Lo yacht crea invece uno spazio privato mobile nel quale viaggio, hospitality, real estate, design, servizio e accesso al mare convergono.

Entrambi mostrano perché il lusso destinato agli ultra-high-net-worth individual non possa più essere osservato soltanto attraverso il retail.

Un cliente che dispone di centinaia di milioni o miliardi di dollari può spendere meno di quanto ci si aspetterebbe in abbigliamento e, contemporaneamente, destinare cifre enormemente superiori a un’imbarcazione, un aeromobile, una residenza trophy o un’esperienza privata. La vera concorrenza di una maison, a quel livello patrimoniale, può trovarsi molto lontano dalla boutique.

L’Italia può catturare una ricchezza prodotta altrove

Questo passaggio rende il rapporto particolarmente importante per il sistema italiano del lusso. L’Italia non deve necessariamente essere il luogo nel quale nasce la prossima grande fortuna tecnologica per beneficiare della nuova concentrazione di ricchezza. Deve continuare a possedere ciò che quella ricchezza cerca quando esce dai mercati finanziari.

Superyacht, automobili, alta gioielleria, moda, design, hotellerie, arte, fine dining, vino, immobili irripetibili, destinazioni come il Lago di Como, Capri, Venezia, la Toscana, le Dolomiti o la Costa Smeralda appartengono a una geografia di beni ed esperienze che difficilmente può essere replicata digitalmente.

È qui che capitale e Made in Italy si incontrano. Nel mercato della nautica, ad esempio, l’Italia conserva una posizione dominante nella costruzione di superyacht; nell’automotive possiede marchi che sono contemporaneamente industria, cultura e collectible; nella gioielleria e nell’orologeria ospita manifatture, retailer e un sistema del savoir-faire capace di parlare al cliente internazionale; nell’hospitality dispone di un patrimonio immobiliare e culturale particolarmente adatto al capitale paziente di famiglie e investitori.

Il nuovo billionaire può avere costruito la propria fortuna in California, Singapore, New York o Dubai. Una parte di quella ricchezza può comunque trasformarsi in una villa sul lago, uno yacht costruito in Italia, un’automobile di Maranello, un gioiello italiano o settimane trascorse nei nostri hotel.

Lo sport esce dal territorio del trophy asset

Tra i passion asset analizzati da Altrata ce n’è uno che sta cambiando natura più rapidamente degli altri: lo sport. Oggi 201 miliardari, poco più del 5% della popolazione billionaire mondiale, possiedono direttamente una partecipazione in una squadra o in una franchigia sportiva.

Per decenni l’acquisto di un club è stato letto soprattutto come trophy asset: un modo estremamente visibile di tradurre ricchezza in prestigio, appartenenza e influenza.

Questa componente rimane, ma il modello economico si è sofisticato. Diritti televisivi, streaming, sponsorizzazioni, sfruttamento digitale delle fanbase, hospitality, merchandising, infrastrutture e crescente internazionalizzazione delle leghe hanno trasformato molte società sportive in piattaforme economiche globali. Le valutazioni sono salite e con esse l’interesse di fondi, private equity e consorzi di investitori.

L’investimento sportivo si avvicina quindi sempre più a un’asset allocation strategica. La passione sopravvive, ma viene disciplinata dal capitale.

È una trasformazione che riguarda anche il lusso, perché Formula 1, calcio, tennis, vela e grandi eventi internazionali sono diventati piattaforme privilegiate attraverso cui le maison incontrano proprio la fascia di clientela più ricca del mondo.

Il nuovo baricentro resta l’America

Geograficamente, il quadro rimane dominato dal Nord America. Nel 2025 la regione ha raggiunto 1.337 miliardari, il 35% del totale mondiale, con una crescita dell’11,6%. Gli Stati Uniti da soli ne contano 1.265, circa un terzo dell’intera popolazione miliardaria mondiale e più di tre volte il numero presente in Cina.

L’Europa resta il secondo grande polo, con 1.081 miliardari, in crescita di quasi l’8%, mentre l’Asia ne conta 881, +6,5%.

Particolarmente significativa è la crescita della Germania, che tra i quindici principali mercati mondiali ha registrato il maggiore incremento percentuale del numero di miliardari, pari al 20%.

Sono numeri che ridefiniscono anche la geografia commerciale del lusso. Se la creazione di ricchezza accelera negli Stati Uniti e in alcune economie asiatiche, i grandi marchi devono seguirne la mobilità senza perdere il presidio delle capitali europee nelle quali continua a concentrarsi una parte fondamentale della cultura, dell’esperienza e del prodotto luxury.

La ricchezza si muove: un miliardario su cinque è nato in un altro Paese

Il patrimonio estremo è inoltre sempre più mobile. Secondo Altrata, circa un quinto dei miliardari mondiali è nato in un Paese diverso da quello in cui risiede. A Londra la quota degli stranieri arriva quasi al 60%, a San Francisco al 41%.

La ricchezza internazionale sceglie giurisdizioni, città, scuole, sistemi fiscali, mercati finanziari e qualità della vita. Muove capitali, famiglie, consumi e proprietà.

Per il lusso significa che la nazionalità del cliente è sempre meno sufficiente a descriverlo.

Un imprenditore può nascere in India, costruire una società negli Stati Uniti, vivere parte dell’anno a Londra, possedere una casa sul Lago di Como, uno yacht nel Mediterraneo e seguire i propri investimenti attraverso un family office con sedi in più continenti. Il mercato deve quindi seguire le geografie del patrimonio, non soltanto quelle del passaporto.

Il prossimo grande mercato vale 6.600 miliardi e non nasce: eredita

Il Billionaire Census contiene infine un dato che potrebbe avere conseguenze ancora più profonde della crescita registrata nel 2025.

Nei prossimi dieci anni 6.600 miliardi di dollari di ricchezza miliardaria passeranno di mano attraverso successioni, donazioni e trasferimenti patrimoniali. Saranno coinvolti circa 1.673 miliardari e quasi 5.000 beneficiari diretti, tra figli adulti e coniugi. Il Nord America concentrerà 3.300 miliardi di dollari di trasferimenti, mentre in Europa 440 grandi patrimoni trasferiranno circa 1.600 miliardi, pari a quasi un quarto del totale mondiale. Il profilo degli eredi è altrettanto interessante. L’età media dei figli adulti destinati a ricevere queste fortune è 48 anni; il 23% lavora già accanto al genitore miliardario nell’attività familiare. La grande transizione patrimoniale sarà quindi meno dominata dai giovanissimi della Gen Z di quanto spesso suggerisca il racconto mediatico e molto più dalla Generazione X, affiancata progressivamente dai Millennials.

Per banche private, family office e wealth manager significa prepararsi a uno dei più grandi trasferimenti di capitale della storia moderna. Per il lusso significa prepararsi a un trasferimento parallelo di gusti, priorità e modalità di consumo.

Il family office diventa uno degli interlocutori del lusso

Una fortuna da alcuni miliardi raramente viene gestita come un semplice conto corrente personale. Attorno ai grandi patrimoni operano family office, investment advisor, avvocati, tax specialist, art advisor, broker immobiliari, consulenti filantropici e professionisti specializzati nella gestione delle collezioni.

È qui che il confine tra wealth management e luxury industry diventa particolarmente interessante. Milano Luxury Life lo sta già osservando nell’hospitality investment italiana, dove i family office sono sempre più presenti nell’acquisto di hotel, immobili trophy e piattaforme alberghiere, con un orizzonte temporale spesso più lungo rispetto a quello dei tradizionali fondi d’investimento. Hotel, capitali e nuove geografie: chi sta investendo nell’hospitality italiana

Il Billionaire Census suggerisce che questo dialogo è destinato ad allargarsi. Perché quando migliaia di miliardi vengono trasferiti alla generazione successiva non cambiano soltanto i proprietari delle azioni. Possono cambiare le collezioni, le residenze, gli yacht, le fondazioni, i club sportivi, le destinazioni frequentate e perfino il modo in cui una famiglia attribuisce significato alla propria ricchezza.

Dopo il prodotto, la scarsità

Il dato più interessante del Billionaire Census 2026, alla fine, potrebbe non essere il record dei 15.100 miliardi.

È ciò che quel record impone al mercato del lusso. Quando la capacità economica cresce più rapidamente della disponibilità di beni realmente eccezionali, la scarsità acquista valore. Un oggetto prodotto in milioni di esemplari può essere costoso, ma difficilmente soddisfa da solo il desiderio di una persona abituata ad accedere quasi senza limiti al mercato.

Diventano allora più importanti provenienza, storia, accesso, personalizzazione, competenza, tempo di realizzazione, irrepetibilità. L’alta gioielleria incontra il collezionismo. L’automobile incontra l’arte. Lo yacht incontra l’hospitality. Una squadra sportiva incontra la finanza. Una grande residenza diventa contemporaneamente luogo, patrimonio e identità familiare.

Il lusso più esclusivo si allontana così dalla semplice logica del prezzo per entrare in quella dell’impossibilità di sostituzione. Ed è probabilmente questa la conseguenza più importante dei 15.100 miliardi oggi concentrati nelle mani di 3.795 persone.

Chi può comprare quasi tutto non ha necessariamente bisogno di comprare di più. Deve trovare qualcosa che non possa essere facilmente comprato da tutti gli altri.

È su quella distanza, sempre più sottile tra capitale e rarità, che si sta costruendo una parte decisiva del prossimo mercato del lusso.

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