Il lusso nautico italiano non arretra. Mentre il mercato globale dello yachting entra in una fase di stabilizzazione dopo l’espansione post-Covid, la cantieristica italiana continua a muoversi in controtendenza, sostenuta dalla forza dei grandi yacht e dalla leadership nei superyacht.
Nel 2025 il mercato mondiale delle nuove costruzioni nautiche si attesta a 33,3 miliardi di euro, in lieve contrazione rispetto al 2023. Il rallentamento, tuttavia, non colpisce allo stesso modo tutti i segmenti. A soffrire maggiormente sono le imbarcazioni entry-level e mid-size, mentre il comparto premium e quello dei superyacht mostrano una resilienza più marcata.
A fotografare il settore è la quarta edizione di “The State of the Art of the Global Yachting Market”, il report realizzato da Deloitte in collaborazione con Confindustria Nautica e presentato nella sede di Borsa Italiana. Un documento che conferma un dato decisivo per il Made in Italy del mare: l’Italia non soltanto resiste, ma rafforza il proprio primato nel segmento più alto della nautica internazionale.
La nautica italiana cresce dove il mondo rallenta
Tra il 2023 e il 2025 il mercato globale delle nuove costruzioni registra una stabilizzazione, con una flessione del 2,1%. Nello stesso periodo, la cantieristica nautica italiana cresce di circa il 5%, trainata in modo netto dal segmento dei grandi yacht e dei superyacht.
Nel 2025 il valore della produzione italiana è stimato tra 5,4 e 5,5 miliardi di euro. Circa il 70% di questo valore è riconducibile ai grandi yacht e ai superyacht, confermando la specializzazione della cantieristica tricolore nella fascia alta del mercato.
È qui che il lusso italiano mostra la sua natura più industriale: non solo stile, design e reputazione, ma filiera, competenze tecniche, capacità progettuale, artigianalità evoluta e presidio dei mercati internazionali.
Superyacht: il primato italiano
Il dato più rilevante riguarda i superyacht. L’Italia mantiene la leadership mondiale con il 56% degli ordini per unità e il 36% del valore, in crescita rispetto al 34% del 2024. Il primato è trainato in particolare dal segmento tra 30 e 60 metri, mentre il Nord Europa resta più concentrato sulle unità oltre i 60 metri.
Nel 2025 il global order book dei superyacht si attesta a 677 unità. Il segmento 30-40 metri rappresenta il 45% del totale, quello 40-60 metri circa il 40%, mentre le imbarcazioni oltre i 60 metri incidono per il restante 15%. In termini di valore, però, proprio il segmento 60 metri+ pesa in modo determinante: nel 2024 l’order book complessivo ha raggiunto circa 29 miliardi di euro, con le unità oltre i 60 metri pari al 55% del valore totale.
La domanda, pur rallentando nella raccolta ordini, si sta polarizzando verso la fascia più alta del mercato. Il mix si orienta progressivamente su yacht oltre i 50 metri, confermando una tendenza chiara: l’altissima gamma continua a esercitare una forza anticiclica.
Export: il mare italiano parla al mondo
La nautica italiana è una delle industrie più internazionali del Made in Italy. Circa il 90% della produzione nazionale è destinato ai mercati esteri e il 70% va verso Paesi extra UE.
Nel 2024 il comparto nautico ha contribuito per l’8,6% al surplus commerciale italiano. Un dato che racconta la portata strategica del settore per la bilancia commerciale nazionale. Nel periodo 2015-2024, il surplus del comparto nautico ha registrato una crescita media annua del 14,4%, nettamente superiore a quella del surplus commerciale italiano complessivo.
La nautica, dunque, non è soltanto una categoria del lusso. È un’industria esportatrice, una piattaforma manifatturiera ad alto valore aggiunto, un ambasciatore economico del Paese.
Entrobordo e alta gamma: la specializzazione italiana
La fotografia del report Deloitte evidenzia anche la natura produttiva della cantieristica nazionale. Il segmento entrobordo domina con il 93% della produzione italiana, contro il 56% a livello globale.
L’Italia detiene circa il 18% del valore della produzione nautica mondiale, quota che sale al 31% nel segmento entrobordo. È una specializzazione netta, che differenzia il modello italiano rispetto a mercati più esposti alla piccola nautica, ai fuoribordo e alle fasce più sensibili all’andamento macroeconomico.
Proprio questa concentrazione sull’alto di gamma consente alla cantieristica italiana di assorbire meglio la fase di normalizzazione del mercato globale. Come sottolinea Tommaso Nastasi, Strategy & Value Creation Leader di Deloitte Advisory Italy, la performance italiana è in controtendenza rispetto al mercato internazionale proprio per la focalizzazione industriale sui grandi yacht, considerati più anticiclici rispetto al contesto macroeconomico.
Il mercato globale tra stabilizzazione e nuove tensioni
A livello mondiale, il 2025 conferma una fase di riequilibrio dopo il rimbalzo post-Covid. La contrazione riguarda soprattutto il segmento fuoribordo, parzialmente compensata dalla tenuta del premium e dei superyacht.
Nel periodo 2020-2025, il settore nautico ha sovraperformato il PIL globale, ma è cresciuto meno della ricchezza degli Ultra High Net Worth Individuals, sostenuta dalla forte performance dei mercati finanziari. È un passaggio rilevante: la base patrimoniale della clientela alto spendente continua a espandersi, ma il mercato dello yachting deve confrontarsi con maggiore selettività, tempi decisionali più lunghi e nuove variabili geopolitiche.
Nord America ed Europa restano centrali, rappresentando complessivamente il 75% del valore del mercato mondiale delle nuove imbarcazioni. Ma l’equilibrio futuro dipenderà sempre più dalla capacità dei cantieri di diversificare i mercati, gestire dazi e barriere commerciali, proteggere marginalità e rafforzare la presenza internazionale.
Capitali, crescita e passaggi generazionali
La presentazione del report in Borsa Italiana non è casuale. Il settore nautico italiano si trova davanti a una fase in cui la crescita richiede dimensione, investimenti, managerializzazione e strumenti finanziari adeguati.
Roberta Laveneziana, Listing Senior Account Manager Mid & Small Cap di Borsa Italiana – Gruppo Euronext, ha sottolineato come le aziende della nautica possano beneficiare dell’accesso al mercato dei capitali: maggiore visibilità, reputazione internazionale, capacità di attrarre investitori e talenti, finanziamento di progetti di espansione e gestione più efficace dei passaggi generazionali.
È un tema decisivo per molte imprese italiane del lusso manifatturiero: eccellenza di prodotto e solidità patrimoniale devono procedere insieme. La nautica, come moda, design e alta ospitalità, vive sempre più dentro una competizione globale in cui il brand non basta. Servono capitali, governance, scala e capacità di presidiare le nuove rotte commerciali.
Confindustria Nautica: dati e strategia per competere
Per Marina Stella, Direttore Generale di Confindustria Nautica, dati e analisi assumono un valore sempre più rilevante in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e rapide trasformazioni economiche. La quarta edizione dello studio Deloitte viene letta come uno strumento per interpretare l’evoluzione del mercato nautico mondiale, il posizionamento dell’industria italiana e le prospettive del settore.
Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica, ha richiamato la resilienza e la capacità competitiva dell’industria italiana. Mentre a livello globale si osservano una normalizzazione della crescita e maggiori difficoltà nella piccola nautica, l’Italia continua a rafforzare il proprio posizionamento, consolidando la leadership nei superyacht ad alto valore aggiunto.
In questo quadro, restano centrali anche il lavoro di advocacy dell’Associazione, la recente Legge Valorizzazione Risorsa Mare e il ruolo del Salone Nautico Internazionale di Genova, piattaforma strategica di confronto, sviluppo e apertura ai mercati internazionali per l’intera filiera.
Dazi e tensioni commerciali: il rischio sulla marginalità
La crescita del settore non è priva di rischi. Antonio Solinas, Deputy Business Leader di Deloitte Advisory Italy, indica nei dazi e nelle tensioni commerciali uno dei principali fattori di incertezza per le performance di vendita e per la marginalità.
Per un comparto che contribuisce in modo significativo al surplus commerciale del Paese, diventa prioritario analizzare le strategie doganali, utilizzare pienamente i vantaggi regolamentari disponibili, esplorare nuovi mercati di sbocco meno esposti alle turbolenze tariffarie e valutare percorsi di diversificazione produttiva attraverso alleanze con operatori internazionali.
La nautica italiana, dunque, dovrà continuare a muoversi con la precisione di una grande industria esportatrice: proteggere il valore, evitare dipendenze eccessive, rafforzare la propria presenza là dove la domanda alto spendente continuerà a crescere.
Le prospettive 2026-2029
Per il 2026 il sentiment degli operatori indica un’ulteriore stabilizzazione del mercato globale, con una lieve contrazione attesa pari a circa -0,7%. Il segmento premium e quello dei superyacht dovrebbero invece confermare una maggiore resilienza, con una crescita prevista dello 0,9%.
A partire dal 2027 è attesa una ripresa graduale della domanda globale, stimata intorno al 3% annuo nel periodo 2026-2029. La crescita dovrebbe essere sostenuta da un mix più orientato verso barche medio-grandi e dalla capacità della fascia high-end di mantenere una traiettoria più solida rispetto al resto del mercato.
Le tensioni geopolitiche, i costi delle materie prime, i semilavorati e le barriere commerciali statunitensi restano però variabili cruciali. In questo scenario, i cantieri capaci di combinare prodotto, brand, finanza, tecnologia e internazionalizzazione saranno quelli più attrezzati a guidare la nuova fase.
Il lusso nautico italiano come industria del desiderio
Per Milano Luxury Life, il dato più interessante non è soltanto numerico. Il successo italiano nei superyacht racconta l’evoluzione di un lusso che non vive più esclusivamente di immagine, ma di struttura industriale.
Uno yacht italiano è il risultato di architettura navale, ingegneria, interior design, artigianalità, ricerca sui materiali, gestione del cliente, servizi post-vendita e reputazione globale. È un oggetto complesso, ma anche un simbolo: il mare come spazio privato, mobile, assoluto; il viaggio come esperienza su misura; la manifattura come espressione di una cultura del dettaglio.
Nel momento in cui il mercato globale rallenta, l’Italia cresce perché occupa il territorio più esigente: quello in cui il cliente non acquista soltanto una barca, ma un’idea di esclusività abitabile.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questo primato in potere durevole: più capitali, più internazionalizzazione, più sostenibilità, più capacità di difendere margini e valore. Il mare del lusso, oggi, parla italiano. Ma per restare al comando dovrà continuare a navigare con la lucidità di una grande industria globale.

