Let’s Dance 2026, 580.000 euro per IEO-Monzino: quando il capitale relazionale di Milano finanzia la ricerca

by Francesco Russo
Let’s Dance 2026 al Teatro Alcione per la Fondazione IEO-MONZINO

Al Teatro Alcione oltre 400 ospiti tra impresa, moda, medicina, cultura e spettacolo. Diego Della Valle, Bianca Balti, Elisabetta Franchi, Arturo Artom, Francesca Sette, Giulio Pompilio, Tommaso Sacchi, Giuseppe De Bellis, Melissa Satta, Martina Colombari e Neri Pinzuti tra i volti di una serata che ha trasformato relazioni e capacità di mobilitazione in risorse concrete per la ricerca oncologica e cardiovascolare.

Prima che la pista si riempisse, il Teatro Alcione aveva già trovato il proprio ritmo. Le superfici scure della sala restituivano i riflessi viola e fucsia delle luci, grandi mirror ball scendevano dal soffitto, sui tavoli le lampade Kartell disegnavano cerchi luminosi fra bicchieri e conversazioni, mentre il progetto di Paula Cademartori e gli interventi floreali di FILODIPOTA di Rosalba Piccinni avevano trasformato il teatro di Piazza Vetra senza cancellarne il carattere. Patrizia Sandretto Re Rebaudengo attraversava la sala in un abito dorato che sembrava assorbire ogni cambio di luce; ai tavoli si incontravano imprenditori, medici, giornalisti, modelle, designer, professionisti e figure delle istituzioni. Poi, con il procedere della cena, la musica ha guadagnato terreno e il titolo scelto per la serata ha smesso di essere una promessa grafica: Let’s Dance.

Martedì 8 settembre Milano ha raccolto 580.000 euro a favore della Fondazione IEO-MONZINO ETS, destinati ai progetti di ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia e del Centro Cardiologico Monzino. Più di quattrocento persone hanno partecipato al charity dinner realizzato insieme alla Camera Nazionale della Moda Italiana, in una delle rare circostanze nelle quali l’impressionante capacità relazionale della città può essere misurata con una cifra precisa.

Milano possiede molti modi per mostrare il proprio peso: fatturati, settimane della moda, design week, aperture, investimenti, metri quadrati, tavoli difficili da ottenere. In quella serata, al Teatro Alcione, il suo capitale più interessante era quello che circolava fra le persone.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e una rete che ormai ha struttura

Al centro di questa rete c’è Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, confermata pochi mesi fa alla presidenza della Fondazione IEO-MONZINO per il triennio 2026-2028, al quarto mandato consecutivo. Attorno a lei si è consolidato negli anni un sistema che tiene insieme filantropia, grandi imprese e industria creativa con una continuità che va ben oltre il calendario degli eventi. Nel nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione siedono, fra gli altri, Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Umberta Gnutti Beretta, Emanuela Schmeidler e Cristina Fogazzi.

Il rapporto fra moda e ricerca ha smesso da tempo di esaurirsi nel gesto occasionale della beneficenza. Esiste una struttura, esistono relazioni consolidate, esiste soprattutto una capacità di chiamare allo stesso tavolo mondi che per peso economico e influenza contribuiscono a determinare una parte significativa della vita milanese.

Lo racconta bene uno degli scatti più rappresentativi della serata: Diego Della Valle, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Tommaso Sacchi e Giuseppe De Bellis insieme. Un imprenditore che appartiene alla storia recente del lusso italiano, la presidente della Fondazione, l’assessore alla Cultura del Comune di Milano e l’Executive Vice President Sport, News and Entertainment di Sky. In un’altra immagine, accanto a Sandretto Re Rebaudengo e Arturo Artom, c’è Giulio Pompilio, direttore scientifico del Centro Cardiologico Monzino. Ed è forse la fotografia più utile per capire cosa ci fosse davvero dietro le luci del teatro: Pompilio dirige anche l’Unità di Biologia vascolare e Medicina rigenerativa del Monzino, lavorando in uno dei punti nei quali ricerca sperimentale e applicazione clinica si incontrano. La distanza fra un gala e un laboratorio, improvvisamente, diventa molto breve. L’imprenditore Arturo Artom, d’altra parte, rappresenta una presenza familiare per chi segue Milano Luxury Life. Lo avevamo incontrato pochi mesi fa al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, durante la presentazione de La nuova intelligenza, in una serata partecipatissima che aveva messo allo stesso tavolo università, medicina, impresa e cultura.

La moda porta qualcosa che vale più della semplice immagine

La moda era naturalmente molto presente e tra le aziende sostenitrici figurano Brunello Cucinelli, Dolce & Gabbana, Elisabetta Franchi, Giorgio Armani, Jacob Cohën, Loro Piana, Luisa Spagnoli, Moncler, Pomellato, Prada e Tod’s, insieme a realtà finanziarie, professionali e imprenditoriali come Quadrivio, Style Capital, Chiomenti e numerosi studi e società. È uno spaccato sorprendentemente fedele di quella parte del sistema italiano che costruisce valore attraverso prodotto, reputazione, servizi, finanza e relazioni.

Elisabetta Franchi era fra gli ospiti della serata; Emanuela Schmeidler, che con ES_PR ha contribuito all’organizzazione e allo sviluppo del charity dinner, era accanto a Sandretto Re Rebaudengo; Umberta Gnutti Beretta è stata fotografata con Melissa Satta. C’erano Eva Riccobono e Matteo Ceccarini, Emanuela Pisetti, Francesca Sette, oltre a figure che attraversano da anni moda, comunicazione e industria creativa.

Quello che il settore mette in gioco in occasioni come questa, del resto, è un patrimonio difficile da contabilizzare e molto facile da riconoscere: la capacità di convocare. Un tavolo acquistato, una presenza, una donazione, una relazione che ne porta un’altra. È lo stesso meccanismo attraverso cui il lusso costruisce desiderio e appartenenza, applicato per una sera a un obiettivo diverso.

La continuità dei risultati suggerisce che il modello funzioni. Good Morning Milano! raccolse nel 2022 oltre 550.000 euro; Glam Set! superò i 600.000 euro nel 2023; Dream of a Late Summer Night arrivò a 675.000 euro nel 2024; All That Glam! ne raccolse 630.000 nel 2025. Aggiungendo i 580.000 euro di quest’anno, le ultime cinque edizioni hanno generato oltre tre milioni di euro per la ricerca IEO-Monzino. A quel punto parlare soltanto di glamour sarebbe persino riduttivo.

Bianca Balti ed Elisabetta Gregoraci

Fra gli scatti destinati inevitabilmente a circolare di più c’è quello di Bianca Balti con Elisabetta Gregoraci. Due figure immediatamente riconoscibili, anche se con due percorsi molto diversi.

Nell’aprile di quest’anno Bianca Balti ha dato vita a Milano a Mind Your Cancer ETS, fondazione dedicata al supporto psicologico nei percorsi oncologici, nata dalla propria esperienza con la malattia e pensata per pazienti e caregiver. La sua partecipazione a una raccolta destinata alla ricerca oncologica porta quindi con sé una coerenza personale che sarebbe inutile caricare di retorica: basta conoscerne il contesto.

Attorno ai tavoli si sono viste anche Martina Colombari, Melissa Satta, Nilufar Addati, oltre naturalmente a Elisabetta Gregoraci. Personaggi capaci di amplificare un evento ben oltre le pareti del teatro. Anche questo, in un sistema di fundraising contemporaneo, è un capitale: la notorietà acquista valore quando riesce a trasferire parte della propria attenzione su una causa.

Neri Pinzuti e quella copertina fra le mani

C’è poi un protagonista che per Milano Luxury Life ha un significato particolare. Neri Pinzuti, presente alla serata, ha posato davanti al backdrop di Let’s Dance tenendo fra le mani il numero 12 del magazine, quello che lo vede in copertina. Abito nero, camicia e cravatta tono su tono, il volto reale accanto al proprio ritratto stampato: una fotografia nata quasi incidentalmente e che finisce per raccontare bene ciò che una copertina dovrebbe fare dopo essere arrivata in edicola, continuare a vivere nei luoghi e nelle conversazioni della città.

La Summer Edition 2026 di Milano Luxury Life ha dedicato a Pinzuti la cover e un’intervista sull’evoluzione dell’odontoiatria estetica, sulle faccette realizzate in un giorno e soprattutto su un approccio alla medicina costruito intorno alla personalizzazione, alle proporzioni del volto e alla qualità del risultato più che all’omologazione. Ritrovarlo al Teatro Alcione, in una serata interamente dedicata al sostegno della ricerca medica, crea una continuità editoriale che vale la pena registrare senza forzarla.

Tra i volti della serata compaiono inoltre Agostino Re Rebaudengo accanto a Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, così come Francesca Sette, predicente della delegazione torinese della Fondazione IEO-Monzino, Emanuela Pisetti e numerosi altri ospiti che compongono quella trama di imprenditoria, professioni e società milanese sulla quale appuntamenti di questo livello si reggono.

Il Teatro Alcione diventa una macchina scenica

La riuscita di Let’s Dance dipendeva anche dal fatto che l’allestimento riuscisse a sfruttare la natura del Teatro Alcione.

Paula Cademartori ha lavorato sull’identità degli spazi, mentre gli interventi floreali di FILODIPOTA, firmati da Rosalba Piccinni, aggiungevano materia senza appesantire la sala. Le lampade Kartell distribuite sui tavoli introducevano una luce domestica dentro un ambiente teatrale; sopra, il sistema di mirror ball e fasci luminosi anticipava già durante la cena quello che sarebbe successo più tardi.

La regia artistica di Giuseppe Silvestrin ha tenuto insieme i diversi registri della serata, mentre Jody Cecchetto ha accompagnato gli ospiti senza irrigidire i passaggi fra cena, interventi e musica. Nel finale sono arrivati Demetrina e Niccolò Giraldi, con una selezione capace di muoversi dalle origini della disco alla house contemporanea. La sala ha progressivamente perso la geometria dei tavoli e acquistato quella, molto più imprevedibile, delle persone in piedi.

Dietro i tavoli, laboratori e ricercatori

Resta però una domanda che un articolo su una charity dinner dovrebbe sempre porsi: che cosa accade dopo che le luci si spengono? La Fondazione IEO-MONZINO raccoglie fondi privati destinati esclusivamente all’Istituto Europeo di Oncologia e al Centro Cardiologico Monzino, sostenendo ricerca sperimentale e clinica, formazione e giovani ricercatori. Alla Cerimonia della Ricerca 2025, per esempio, sono stati premiati quattordici giovani studiosi dei due istituti e assegnati quattro grant biennali a progetti in ambito oncologico e cardiovascolare, con particolare attenzione alla ricerca traslazionale, quella che porta le scoperte dal laboratorio verso la pratica clinica. In trent’anni la Fondazione ha costruito uno dei modelli italiani più riconoscibili di raccolta privata a sostegno di due IRCCS, accompagnando centinaia di giovani ricercatori e finanziando programmi che hanno bisogno di continuità, non soltanto di entusiasmo.

È su questa scala temporale che una serata come Let’s Dance trova il proprio senso. Il glamour dura alcune ore; una ricerca clinica richiede anni. Un abito può occupare la fotografia del giorno dopo, mentre una borsa di studio può determinare il percorso professionale di un ricercatore. La buona filantropia riesce a mettere queste due velocità nella stessa stanza.

Il miglior lusso milanese è quello che sa a cosa serve

A fine serata, sotto le mirror ball, le distanze fra i tavoli erano ormai diventate irrilevanti. Imprenditori, personaggi della moda, medici, giornalisti e volti della televisione ballavano nello stesso spazio nel quale poche ore prima si erano seduti secondo una geografia molto più ordinata.

Milano possiede una densità rara di competenze, patrimoni, notorietà e relazioni; il suo privilegio vero consiste nella possibilità di farli incontrare rapidamente. Quando quella capacità trova una destinazione concreta, la mondanità smette di essere semplice rappresentazione e acquista una funzione.

Martedì sera il Teatro Alcione ha restituito questa Milano con insolita chiarezza: Diego Della Valle accanto a un direttore scientifico, Bianca Balti in una serata dedicata alla ricerca oncologica, la moda seduta con istituzioni e informazione, un personaggio di copertina di Milano Luxury Life con il magazine fra le mani, più di quattrocento persone raccolte attorno allo stesso obiettivo. Poi la musica ha preso il sopravvento, come era giusto che fosse. Al Teatro Alcione, per una notte, la misura più interessante aveva la forma semplice di una cifra: 580.000 euro destinati alla ricerca.

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