Partito diciannovesimo per una penalità legata alla power unit, il ventenne della Mercedes rimonta il gruppo, supera George Russell nel finale e conquista il Gran Premio d’Italia. Era dal 1966 che un pilota italiano non vinceva a Monza. Per Antonelli è il settimo successo della stagione e un altro passo verso un Mondiale che, dopo tredici gare, lo vede sempre più solo al comando.
Lunedì mattina, nella sede dell’Automobile Club Milano in Corso Venezia, il nome di Ludovico Scarfiotti era tornato più volte. Sessant’anni prima, nel 1966, aveva vinto a Monza con la Ferrari; da allora nessun italiano era più riuscito a salire sul gradino più alto del podio del Gran Premio d’Italia. Il riferimento sembrava appartenere soprattutto alla storia, uno di quei fili che Monza conserva con particolare cura mentre intorno la Formula 1 cambia automobili, regolamenti, pubblico e dimensione economica. Sei giorni dopo, quel primato non esiste più.
Andrea Kimi Antonelli ha vinto il Gran Premio d’Italia 2026 partendo diciannovesimo, dopo la penalizzazione ricevuta per l’utilizzo di ulteriori componenti della power unit. Ha attraversato una gara interrotta quasi subito dall’incidente di Charles Leclerc, recuperato posizioni nel traffico, sfruttato la Virtual Safety Car nel momento decisivo e raggiunto George Russell quando il compagno di squadra sembrava avere ormai costruito la propria domenica. A pochi giri dalla fine lo ha superato e ha portato la Mercedes al traguardo con 3,857 secondi di vantaggio. Max Verstappen ha chiuso terzo, davanti alle McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri.
La fotografia del weekend cambia così completamente prospettiva. Antonelli era arrivato in Brianza da leader del Mondiale e con una penalità già destinata a complicargli la gara di casa; riparte con il settimo successo della stagione, 66 punti di vantaggio su Russell e un risultato che porta a cinquanta le vittorie conquistate da piloti italiani nella storia della Formula 1.
Una gara costruita nella parte meno visibile
Per capire la vittoria di Antonelli conviene partire dal sabato, quando la velocità della Mercedes aveva contato relativamente poco. Il tempo realizzato in qualifica era stato sufficiente per collocarlo ben più avanti, ma l’impiego di nuovi elementi della power unit lo aveva condannato al fondo dello schieramento. La domenica sarebbe stata quindi una corsa di gestione prima ancora che di velocità: gomme, traffico, finestre per i sorpassi, possibilità di neutralizzazione.
Il primo passaggio arriva quasi subito. L’incidente di Leclerc nelle fasi iniziali porta alla bandiera rossa quando Antonelli aveva già recuperato terreno. Alla ripartenza il ritmo cambia e il leader del Mondiale comincia a risalire con una regolarità che, a Monza, significa soprattutto riuscire a non perdere troppo tempo dietro alle vetture più lente.
La parte decisiva arriva più avanti, quando lo stop di Lance Stroll provoca una Virtual Safety Car. Antonelli entra ai box, monta pneumatici medium più freschi; Russell rimane fuori con le hard già utilizzate e conserva la testa, ma il vantaggio diventa progressivamente vulnerabile. La Mercedes si ritrova così con due strategie diverse e due piloti che non stanno soltanto contendendosi il Gran Premio: sono anche primo e secondo nel Mondiale.
Antonelli torna sotto al compagno, prova l’attacco, mette anche due ruote nella ghiaia alla Prima Variante e deve ricominciare. È forse il passaggio più interessante della sua gara perché spezza quella rappresentazione del giovane talento inevitabilmente perfetto che accompagna ogni pilota destinato molto presto al vertice. L’errore c’è, è evidente, arriva nel momento peggiore. Qualche curva dopo, però, Antonelli è ancora lì. Al cinquantunesimo giro completa il sorpasso che decide Monza.
Sessant’anni dopo
Nella conferenza stampa post gara Antonelli ha ammesso di non avere immaginato un epilogo simile partendo dalla penultima fila. «I could have never imagined to be here today», ha detto davanti alla sala stampa, definendo il risultato un sogno diventato realtà.
A vent’anni, la questione anagrafica è inevitabile, ma rischia persino di essere la parte meno interessante della storia. Antonelli era già arrivato a Monza con sei Gran Premi vinti nel 2026, da leader della classifica e con una Mercedes tornata a occupare stabilmente il centro del campionato. Il successo italiano aggiunge qualcosa che i risultati precedenti non potevano dargli: una relazione diversa con il proprio Paese.
Per sessant’anni la Formula 1 italiana ha continuato a riconoscersi soprattutto in una squadra. Ferrari è rimasta il riferimento culturale prima ancora che sportivo, mentre generazioni intere sono cresciute senza vedere un pilota italiano realmente coinvolto nella corsa al titolo. L’ultimo campione del mondo resta Alberto Ascari, nel 1953; l’ultimo italiano che aveva vinto il GP d’Italia era Scarfiotti, nel 1966. Antonelli sta entrando precisamente in questo vuoto.
Lo fa, dettaglio non secondario, con una Mercedes. Monza continua naturalmente a essere il luogo della Ferrari, e il rosso sulle tribune non cambia colore perché vince un italiano. Ma la domenica del 6 settembre ha mostrato quanto rapidamente possa nascere un’identificazione che supera il costruttore. Leclerc è uscito molto presto dopo il violento incidente nelle fasi iniziali; Lewis Hamilton ha concluso sesto. Il pubblico ha trovato altrove il proprio riferimento nazionale e, quando Antonelli è arrivato sotto il podio, la distinzione tra tifoso Ferrari e tifoso Mercedes è sembrata improvvisamente meno importante.
Da Monza a Milano, una settimana che ha cambiato scala
È anche per questo che la vittoria assume un significato più ampio se letta dentro ciò che è accaduto durante tutta la settimana. Milano Luxury Life aveva aperto il racconto del Gran Premio proprio da Corso Venezia, osservando come Monza sia ormai molto più di una competizione automobilistica. L’edizione 2026 era attesa con quasi 400 mila presenze e un indotto stimato in 207,8 milioni di euro, mentre circa 25 mila persone risultavano coinvolte nella macchina organizzativa nelle settimane che precedono e seguono l’evento. Alberghi, ristorazione, mobilità, retail, hospitality, eventi aziendali e turismo internazionale costruiscono intorno al circuito un’economia che si estende ormai fino a Milano.
A quella dimensione abbiamo dedicato l’approfondimento “Monza 2026, il Gran Premio da 208 milioni: Formula 1, hospitality e il weekend che porta il mondo in Lombardia”, mentre la guida al FuoriGP tra Milano e Monza ha seguito la parte più urbana della settimana: dalle presenze dei piloti agli eventi dei brand, dalle hospitality alle esperienze che ormai accompagnano la gara ben oltre i cancelli dell’Autodromo.
La domenica mancava ancora una storia capace di tenere insieme tutto questo. È arrivata da un ragazzo cresciuto a Bologna, entrato nel programma Mercedes quando era ancora giovanissimo, che a Monza aveva vissuto nel 2024 uno dei primi momenti difficili della propria esposizione pubblica in Formula 1 e che, due anni dopo, è tornato sullo stesso circuito da leader del Mondiale. Toto Wolff, ricordando anche quel precedente, ha descritto la gara come una delle vittorie che resteranno nella carriera di Antonelli indipendentemente da quante ne arriveranno in futuro.
Probabilmente ha ragione, ma non soltanto per la rimonta. Fra qualche anno sarà facile ritrovare il risultato: Antonelli primo, Russell secondo, Verstappen terzo. Più difficile sarà restituire ciò che Monza ha rappresentato il 6 settembre 2026, dopo una settimana in cui il Gran Premio aveva occupato Milano, gli alberghi, i ristoranti, gli showroom, i palazzi istituzionali e le conversazioni della città.
Il lunedì, in Corso Venezia, Scarfiotti era ancora l’ultimo italiano ad avere vinto qui. La domenica sera, non lo era più.
