Kering rafforza il suo asse italiano: Sabina Belli presidente, Milano al centro della nuova stagione del gruppo

by Francesco Russo
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Dal 15 settembre l’ex CEO di Pomellato guiderà Kering Italia riportando direttamente a Luca de Meo. Charlotte Fournet prende la guida di Pomellato, Krizia Cucurachi quella di DoDo. Dietro le nomine emerge una scelta più profonda: manifattura italiana, gioielleria e Milano acquistano un peso crescente nella trasformazione del gruppo francese.

Milano non sarà soltanto la sede delle nuove nomine. Sarà uno dei luoghi nei quali Kering proverà a costruire la propria prossima fase.

Dal 15 settembre 2026 Sabina Belli diventerà presidente di Kering Italia, con base nel capoluogo lombardo e riporto diretto a Luca de Meo, amministratore delegato del gruppo. Nella stessa data Charlotte Fournet assumerà la carica di CEO di Pomellato e Krizia Cucurachi quella di DoDo, entrambe con sede a Milano e sotto la responsabilità di Jean-Marc Duplaix, Group Chief Operating Officer di Kering e CEO di Kering Jewelry.

Letta isolatamente, potrebbe sembrare una sequenza di cambiamenti manageriali. Inserita nella trasformazione che Kering sta attraversando, assume invece un significato industriale molto più ampio.

Il gruppo sta lavorando contemporaneamente sul rilancio delle Maison, sulla riduzione del debito, sulla disciplina del retail, sull’impiego del capitale e sulla ricerca di nuove aree di crescita. In questo scenario l’Italia occupa una posizione difficilmente sostituibile: oltre un quarto dell’intera forza lavoro mondiale di Kering opera nel Paese, al quale si aggiungono migliaia di occupati indiretti nell’ecosistema manifatturiero e logistico. Gucci, Bottega Veneta, Brioni, Pomellato, DoDo, Ginori 1735 e Kering Eyewear hanno qui una parte sostanziale delle proprie radici industriali, creative o operative.

La nomina di un presidente specificamente dedicato all’Italia riconosce, in altre parole, qualcosa che i numeri e la struttura produttiva avevano già reso evidente: per uno dei maggiori gruppi mondiali del lusso, il Paese non è semplicemente un mercato. È una componente della capacità di produrre valore.

Sabina Belli, da Pomellato alla rappresentanza di Kering in Italia

Sabina Belli conosce questa geografia dall’interno. Entrata in Kering nel 2015 come amministratrice delegata di Pomellato Group, arriva alla nuova responsabilità dopo oltre un decennio alla guida di una delle Maison milanesi più riconoscibili della gioielleria contemporanea. Prima di Pomellato aveva costruito un percorso internazionale tra WPP, L’Oréal Luxe e LVMH, lavorando con realtà come Christian Dior Parfums, Moët Hennessy, Veuve Clicquot e Bulgari. È inoltre vicepresidente di Altagamma con delega alla gioielleria e ai talenti della manifattura e siede nel consiglio della Kering Foundation.

Il nuovo incarico va però oltre la rappresentanza istituzionale. Belli sarà chiamata a rafforzare i rapporti di Kering con istituzioni, associazioni di categoria e stakeholder italiani, coordinando insieme alle Maison e alle strutture corporate iniziative destinate ad accrescere la competitività dell’ecosistema nazionale del lusso. Continuerà inoltre a guidare la Kering Accademia per le Eccellenze, il progetto formativo lanciato dal gruppo nel 2026 per preservare e aggiornare le competenze artigianali italiane.

Il segnale è rilevante. Il mandato non riguarda soltanto reputazione e relazioni esterne, ma tocca direttamente formazione, filiera, innovazione, sostenibilità ed eccellenza industriale.

Sono precisamente i terreni sui quali si gioca oggi una parte decisiva della competitività del Made in Italy.

Milano Luxury Life lo ha raccontato analizzando la filiera invisibile del lusso e la nuova responsabilità delle maison nei confronti della catena produttiva: il valore di un prodotto non può più essere separato dalla qualità industriale, sociale e organizzativa del sistema che lo realizza.

L’Italia non è soltanto il luogo dove si produce

È proprio questo il passaggio che rende interessante la scelta di Kering. Per molti anni il racconto internazionale del lusso italiano si è concentrato quasi esclusivamente sul savoir-faire. Artigiani, pelle, tessuti, manifatture, distretti, lavorazioni manuali: un patrimonio autentico, ma spesso rappresentato attraverso una grammatica romantica che rischiava di lasciare sullo sfondo la complessità dell’industria.

Oggi il terreno si è spostato. Il futuro della filiera dipende dalla capacità di mettere insieme competenze manuali e tecnologia, formazione e intelligenza artificiale, tracciabilità e nuovi materiali, produttività e sostenibilità. È una trasformazione che abbiamo osservato anche durante il Congresso Internazionale SAMAB 2026, dove Milano ha messo a confronto manifattura, tecnologie e futuro del Made in Italy.

Kering sta lavorando esattamente lungo questa direttrice. La Kering Accademia per le Eccellenze, con sede presso il Campus Valore Italia al MIND – Milano Innovation District, inizierà i primi corsi proprio nel settembre 2026. Il programma comprende quattro aree tradizionali — abbigliamento, sartoria maschile, pelletteria e gioielleria — affiancate da tecnologia, intelligenza artificiale e nuovi materiali. A luglio il progetto ha già stretto accordi con otto istituzioni formative e costruito un comitato di indirizzo dedicato allo sviluppo del programma.

La continuità di Sabina Belli alla guida dell’Accademia, anche dopo l’uscita dalla gestione operativa di Pomellato, attribuisce al progetto un peso che va oltre la formazione. Diventa uno degli strumenti attraverso i quali Kering può rafforzare il proprio rapporto con il capitale umano italiano.

Pomellato passa a Charlotte Fournet

Il passaggio di Sabina Belli alla presidenza di Kering Italia apre contemporaneamente una nuova fase per Pomellato. Dal 15 settembre la Maison sarà guidata da Charlotte Fournet, manager con oltre quattordici anni di esperienza nel merchandising e nella strategia di prodotto. Entrata in Saint Laurent nel 2014, Fournet è passata a Gucci nel 2019 e quindi a Bottega Veneta nel 2020, dove ha ricoperto responsabilità crescenti fino al ruolo di Collection Merchandising Director, con competenze estese a pelletteria, calzature, ready-to-wear, gioielleria, accessori e lifestyle.

Il mandato assegnatole da Kering contiene indicazioni particolarmente interessanti: elevare ulteriormente il posizionamento di Pomellato, aumentare la produttività della rete retail e proseguire con un’espansione selettiva e disciplinata della distribuzione.

Sono parole che raccontano bene la fase attuale del lusso. La crescita attraverso l’apertura indiscriminata di boutique lascia spazio a un approccio più selettivo, nel quale la qualità del punto vendita, la produttività per metro quadrato, il rapporto con i clienti più importanti e la desiderabilità delle collezioni diventano variabili decisive.

Pomellato parte, peraltro, da una posizione favorevole. Nei risultati del primo semestre 2026 Kering ha indicato per la Maison un forte momentum, sostenuto in particolare da Giappone e Nord America e dalla buona performance delle collezioni principali.

Milano Luxury Life segue da tempo l’evoluzione del marchio, che abbiamo raccontato anche attraverso Casa Pom Pom Dot, progetto nel quale Pomellato aveva fatto dialogare gioielleria, design e cultura milanese durante la Design Week.

La sfida per Fournet sarà conservare questa identità fortemente milanese portandola a una scala internazionale ancora maggiore.

DoDo affida la prossima fase a Krizia Cucurachi

Parallelamente, Krizia Cucurachi diventa CEO di DoDo. La manager è entrata nella Maison nel 2024 come Global Product and Brand Director, assumendo la responsabilità di prodotto, immagine, comunicazione, eventi, visual merchandising e media. Alle spalle ha oltre sedici anni di esperienza internazionale, più di un decennio trascorso in Swarovski e precedenti esperienze in L’Oréal e Lindt & Sprüngli. È laureata in Management all’Università Bocconi.

Il suo mandato sarà diverso da quello assegnato a Pomellato. Kering indica come priorità il rafforzamento della posizione di DoDo nel gifting jewelry, lo sviluppo della relazione con la clientela, il consolidamento della leadership italiana e una crescita selettiva sui mercati internazionali.

La distinzione è significativa perché mostra come Kering non intenda trattare la gioielleria come un comparto indistinto.

Pomellato deve muoversi verso un posizionamento sempre più alto; DoDo conserva una grammatica più accessibile, emotiva e legata al regalo, ma con l’obiettivo di rafforzarne identità e presenza internazionale. Due Maison milanesi, due fasce differenti del mercato, due strategie specifiche all’interno della stessa piattaforma.

La gioielleria è diventata uno dei punti forti di Kering

Il vero sfondo di queste nomine sono però i numeri. Nel secondo trimestre 2026 Kering Jewelry ha generato ricavi per 252 milioni di euro, in crescita del 18% su base comparabile, mentre le vendite della rete retail direttamente gestita sono aumentate del 28%. Nel primo semestre il comparto ha raggiunto 521 milioni di euro, con una crescita comparabile del 20%, accompagnata da un miglioramento della redditività operativa.

Boucheron ha raggiunto nuovi record, Pomellato ha mantenuto un andamento molto sostenuto, Qeelin ha continuato a crescere, mentre DoDo ha attraversato un trimestre più complesso.

È una fotografia importante perché arriva mentre una parte della moda e della pelletteria continua a misurarsi con consumatori più cauti, normalizzazione della domanda e necessità di ricostruire desiderabilità.

La gioielleria, al contrario, sta mostrando una capacità di tenuta superiore. Non è un fenomeno limitato a Kering: Milano Luxury Life ha analizzato più volte la crescente forza dell’hard luxury e della gioielleria all’interno degli equilibri dei grandi gruppi, dove valore intrinseco dei materiali, riconoscibilità delle collezioni, minore stagionalità e relazione con la clientela ad alto patrimonio stanno assumendo un peso crescente.

Per Kering, l’asse Boucheron-Pomellato-DoDo-Qeelin può quindi diventare qualcosa di più di una diversificazione rispetto alla moda. Jean-Marc Duplaix lo definisce esplicitamente “un pilastro strategico di crescita” del gruppo.

La nuova Kering di Luca de Meo cerca disciplina

Le nomine italiane arrivano inoltre nel pieno della trasformazione avviata da Luca de Meo. Con il piano ReconKering presentato ad aprile, il gruppo ha indicato una sequenza precisa: recuperare desiderabilità delle Maison, semplificare l’organizzazione, aumentare la disciplina finanziaria e operativa e utilizzare con maggiore precisione capitale, rete distributiva e piattaforme comuni.

I risultati del primo semestre mostrano i primi segnali di stabilizzazione. Kering ha registrato 7,22 miliardi di euro di ricavi, in crescita dell’1% su base comparabile, con un secondo trimestre a +2%. Il margine operativo ricorrente è salito al 12,8%, mentre il debito netto è sceso a 3,3 miliardi, con una riduzione di 4,7 miliardi rispetto alla fine del 2025. Gucci, pur ancora in calo del 5% comparabile nel semestre, ha evidenziato nel secondo trimestre un miglioramento sequenziale significativo.

Non è ancora il completamento del rilancio. È piuttosto la fase nella quale il gruppo cerca di dimostrare che il nuovo assetto può produrre risultati più prevedibili e sostenibili.

Anche per questo la parola decisiva nelle comunicazioni di Kering non è espansione, ma disciplina: disciplina nella distribuzione, negli investimenti, nella rete retail e nell’allocazione del capitale.

Via Monte Napoleone, MIND, Pomellato: Milano compare in più punti della strategia

Osservate insieme, alcune operazioni compiute da Kering negli ultimi mesi formano una geografia interessante. C’è via Monte Napoleone 8, l’immobile acquistato nel 2024 per circa 1,3 miliardi di euro e successivamente conferito a una società partecipata all’80% da Al-Mirqab e al 20% da Kering. L’operazione ha consentito al gruppo di liberare capitale mantenendo un interesse nell’asset, secondo una logica che abbiamo approfondito nell’articolo “Il mattone delle maison diventa capitale: perché Kering vende quote dei palazzi senza lasciare gli indirizzi”. Kering ha incassato 729 milioni di euro al closing e riceverà altri 432 milioni dopo cinque anni.

C’è poi MIND, dove prende forma la Kering Accademia per le Eccellenze. Ci sono Pomellato e DoDo, due Maison che portano Milano direttamente nella nuova architettura della gioielleria del gruppo. E c’è ora una presidenza Kering Italia affidata a una manager con base nella città. Milano emerge quindi su tre livelli differenti: capitale immobiliare, capitale umano e capitale di marca.

La filiera torna al centro della competizione

È forse qui che la scelta italiana di Kering assume il significato più interessante. Negli ultimi anni il dibattito sul lusso europeo si è spostato progressivamente dalla sola creatività alla qualità dell’intero sistema produttivo. Costi, fornitori, condizioni di lavoro, tracciabilità, formazione, reperimento degli artigiani e trasferimento delle competenze sono diventati temi strategici quanto il successo di una collezione.

Anche il confronto tra Italia e Francia sulla tutela della filiera e sulla concorrenza dell’ultra fast fashion, che Milano Luxury Life ha analizzato nell’approfondimento “Italia e Francia contro l’ultra fast fashion: il lusso europeo difende filiera, valore e Made in Italy”, aveva mostrato come il tema non possa più essere confinato alla politica industriale nazionale.

Per i grandi conglomerati internazionali difendere la manifattura significa proteggere una barriera competitiva. Macchinari e capitali possono essere acquistati. Molte competenze che rendono possibile un prodotto di alta gamma, invece, richiedono anni per essere costruite e generazioni per diventare cultura industriale.

Kering Italia diventa così un segnale, non soltanto una struttura

La nomina di Sabina Belli, il passaggio di Pomellato a Charlotte Fournet e quello di DoDo a Krizia Cucurachi raccontano dunque tre cambiamenti manageriali, ma indicano soprattutto una direzione.

Kering sta cercando maggiore specializzazione nelle proprie Maison, una guida più coordinata dell’ecosistema italiano e una piattaforma capace di tenere insieme manifattura, formazione e relazioni istituzionali. Contemporaneamente, assegna alla gioielleria – uno dei segmenti che stanno crescendo più rapidamente all’interno del gruppo – una struttura manageriale più definita.

Per Milano il significato è altrettanto preciso. La città non concentra soltanto boutique e clienti internazionali. Sta diventando sempre più uno dei luoghi dove i grandi gruppi decidono come organizzare capitale, talenti, distribuzione, formazione e crescita.

Il lusso continua a vivere di desiderio. Ma dietro ciò che appare in vetrina si sta costruendo un’industria più selettiva, più misurata e molto più attenta alla qualità delle proprie fondamenta. Ed è proprio su quelle fondamenta che, nella nuova Kering, l’Italia sembra destinata a pesare più di prima.

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