Homo Faber 2026 accende Venezia: 500 artigiani e 700 opere nell’isola della luce di Es Devlin

by Mariagrazia Broglia
Published: Updated:

Dal 1° al 30 settembre la Fondazione Giorgio Cini diventa il centro mondiale dell’alto artigianato. Quindici installazioni, maestri da oltre 70 Paesi e un programma che attraversa Venezia fino a Casa Sanlorenzo. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, la mano torna al centro del lusso contemporaneo

Venezia ha costruito per secoli una parte della propria grandezza affidandola alle mani. Mani capaci di soffiare il vetro, tessere velluti, incidere metalli, lavorare il legno, comporre mosaici e trasformare materiali ordinari in oggetti destinati a sopravvivere alla persona che li aveva creati. È una genealogia profondamente veneziana e insieme universale, che nel settembre 2026 trova sull’isola di San Giorgio Maggiore una delle sue espressioni contemporanee più ambiziose.

L’alto artigianato entra così in una delle questioni centrali del lusso contemporaneo. La rarità non dipende soltanto dal numero degli oggetti prodotti; deriva sempre più dalla scarsità delle competenze necessarie per produrli. Un maestro vetraio, un ebanista, un tessitore, un ceramista o un orafo custodiscono un patrimonio che non si ricostruisce semplicemente aumentando un budget industriale. Servono anni, spesso generazioni.

Dal 1° al 30 settembre, negli spazi della Fondazione Giorgio Cini, torna infatti Homo Faber, la biennale internazionale promossa dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship insieme alla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e alla Fondazione Giorgio Cini. La quarta edizione porta un titolo, An Island of Light, che definisce anche la grammatica dell’intero progetto: luce, materia e gesto umano sono gli elementi attraverso i quali la direttrice artistica Es Devlin costruisce quindici ambienti immersivi capaci di riunire oltre 500 artigiani, più di 700 opere e oltre 70 Paesi. Il calendario arriva nel momento in cui Venezia concentra una quantità straordinaria di energia internazionale. Sul Lido, negli stessi giorni, il cinema occupa red carpet, hotel e palazzi con l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e con quella geografia di gala e appuntamenti che Milano Luxury Life sta seguendo nel calendario Venezia 83. A pochi minuti di vaporetto, San Giorgio Maggiore consegna invece la scena alla materia, al tempo necessario per lavorarla e soprattutto alle persone che possiedono competenze difficilmente comprimibili in un processo industriale.

Quando la mano diventa capitale culturale

È probabilmente questo il significato più interessante di Homo Faber nel 2026. Mentre l’intelligenza artificiale accelera la produzione di immagini, testi e progetti e l’automazione entra in segmenti sempre più estesi dell’economia creativa, cresce parallelamente il valore di ciò che richiede esperienza fisica, conoscenza dei materiali, irripetibilità e tempo.

Homo Faber rende questo patrimonio visibile senza trasformarlo in nostalgia. Il progetto della Michelangelo Foundation mette sullo stesso piano maestri affermati, nuove generazioni, atelier, materiali tradizionali e sperimentazioni contemporanee, costruendo intorno al mestiere d’arte un sistema che comprende formazione, committenza, collezionismo e mercato.

È proprio qui che il discorso tocca direttamente il lusso. Le maison che negli ultimi anni hanno investito maggiormente sui propri atelier e sulla trasmissione dei mestieri hanno compreso che il savoir-faire rappresenta ormai una delle forme più difficili da replicare del capitale di marca.

Homo Faber 2026 Venezia

Es Devlin trasforma la luce in materia

A orchestrare l’edizione 2026 è Es Devlin, artista e designer britannica abituata a lavorare sulla relazione fra spazio, pubblico, luce e movimento. A Milano, la sua Library of Light aveva attirato quasi 200 mila visitatori alla Pinacoteca di Brera durante il Salone del Mobile 2025; a Venezia affronta un territorio molto più articolato, facendo dell’intera isola una sequenza narrativa.

L’arcipelago della laguna diventa la matrice concettuale dell’allestimento: ogni artigiano è trattato come un’isola di conoscenza individuale, collegata alle altre da una trama comune di competenze. Acqua, specchi, superfici mobili, trasparenze e ombre modificano continuamente la percezione degli oggetti.

Una delle installazioni più suggestive occupa l’ex piscina della Fondazione Cini. A Full Moon Rising parte dalla forma antichissima dei moon jar coreani, grandi recipienti dalla silhouette quasi lunare, e li sospende idealmente tra acqua e luce. Una struttura semicircolare emerge dalla vasca raccogliendo vasi e contenitori realizzati in ceramica, carta, vetro, metallo e altri materiali, in una gamma cromatica che sembra appartenere alla laguna stessa.

Il risultato supera la semplice esposizione dell’oggetto. Ciò che interessa a Devlin è rendere percepibile il rapporto fra materia e trasformazione: il vetro reagisce alla luce in modo diverso dalla ceramica, il metallo restituisce riflessi che la carta assorbe, l’acqua moltiplica le superfici e modifica continuamente ciò che lo spettatore crede di vedere.

Homo Faber 2026 Venezia

Oltre duecento oggetti diventano un alfabeto

In An Alphabet of Objects, più di duecento opere vengono disposte su una struttura cinetica retroilluminata. Le loro sagome si proiettano sulle pareti trasformandosi in una sorta di linguaggio primordiale, un alfabeto costruito attraverso ombre, profili e proporzioni.

È uno degli episodi che meglio restituiscono l’ambizione culturale di Homo Faber. L’oggetto artigianale viene liberato dalla funzione decorativa e trattato come documento di una conoscenza: ogni curva, giunto, superficie o imperfezione racconta il materiale e la tecnica che l’hanno generato.

Nel Refettorio Palladiano, A Feast of Light porta invece l’esposizione verso il bianco assoluto. Una linea verticale di luce attraversa lo spazio mentre porcellana, vetro, tessuti e carta costruiscono una tavola quasi astratta, con il facsimile delle Nozze di Cana di Paolo Veronese sullo sfondo. Poco oltre, A Rainbow of Forms cambia radicalmente registro: plastiche, smalti, resine e vetri entrano in un ambiente dominato da superfici specchianti e basi rotanti, completato da un grande tappeto progettato da Devlin e realizzato da Jaipur Rugs a partire dalla teoria dei colori di Goethe.

Sono ambienti molto diversi fra loro, tenuti insieme da una stessa domanda: che cosa accade a una materia quando incontra una persona capace di comprenderne fino in fondo le possibilità?

Gli artigiani tornano visibili

Uno degli aspetti più riusciti del progetto riguarda la volontà di evitare che l’autore scompaia dietro l’opera. Homo Faber dedica ampio spazio alle dimostrazioni dal vivo e alla possibilità di osservare direttamente le tecniche di lavorazione: dalla pietra dura alla miniatura in vetro, dalla tessitura alla ceramica, dall’intarsio alla lavorazione dei metalli, dalla liuteria alla carta. Ad accompagnare i visitatori saranno inoltre 90 Young Ambassadors, studenti internazionali selezionati nei settori dell’artigianato e del design. La loro presenza introduce un altro tema essenziale: la trasmissione. Senza nuove generazioni disposte a imparare mestieri complessi e spesso lunghi, la celebrazione dell’artigianato rischierebbe infatti di limitarsi all’ammirazione del passato. Il programma NextGen della Michelangelo Foundation lavora precisamente sul passaggio di competenze tra maestri ed emergenti.

Homo Faber esce dall’isola e attraversa Venezia

La quarta edizione allarga inoltre il proprio perimetro attraverso Homo Faber in Città, che invita il pubblico a lasciare San Giorgio Maggiore per entrare negli atelier, nelle fondazioni e negli spazi culturali disseminati nella città. Il programma comprende oltre venti mostre, incontri, concerti e iniziative selezionate, oltre alle aperture delle botteghe veneziane aderenti alla Homo Faber Guide. È una continuità particolarmente significativa per una città nella quale l’artigianato continua a rappresentare una delle alternative più credibili alla monocultura turistica. Milano Luxury Life aveva già raccontato negli anni il sistema degli atelier veneziani e il rapporto fra moda, vetro, tessitura e mestieri d’arte attraverso iniziative come Atelier Aperti a Venezia. Homo Faber ne porta oggi la dimensione su scala internazionale.

Casa Sanlorenzo, il nuovo indirizzo di Homo Faber in Città

Una delle novità più rilevanti dell’edizione 2026 riguarda Casa Sanlorenzo, che entra nel programma come partner e sede di primo piano di Homo Faber in Città. Affacciata sulla Basilica di Santa Maria della Salute e progettata da Piero Lissoni come piattaforma culturale permanente del cantiere nautico, la casa ospiterà per tutto settembre tre nuclei espositivi dedicati al rapporto fra artigianato, design e materia.

La prima installazione, The Integrity of Materials, nasce dalla collaborazione con Artemest e mette in relazione il lavoro di alcuni artigiani veneti con la cultura progettuale di Sanlorenzo. L’accostamento è meno distante di quanto possa sembrare: la costruzione di uno yacht di alta gamma rimane uno dei territori nei quali carpenteria, arredo, lavorazione delle superfici, metalli, tessuti e capacità sartoriale convivono all’interno dello stesso oggetto.

È un percorso che Sanlorenzo coltiva da anni e che Milano Luxury Life aveva seguito anche durante l’ultima Design Week, quando Sanlorenzo aveva portato a Milano UN_Material e il 74Steel Virtuosity, spingendo ancora una volta il cantiere oltre la sola dimensione nautica.

Ca’ Riflesso e Fiat Lux, due geografie dell’alto artigianato

Sempre a Casa Sanlorenzo, Ca’ Riflesso, curata da Artemest, immagina la dimora veneziana di un collezionista e la popola di arredi, lampade, opere e oggetti realizzati da artigiani italiani, con una presenza importante delle manifatture veneziane e venete. Più che un’esposizione per categorie, il progetto lavora sulla convivenza degli oggetti e sulla possibilità che il sapere artigiano rientri nella quotidianità dell’abitare. Accanto all’Italia arriva il Lussemburgo con Fiat Lux, progetto di De Mains De Maîtres Luxembourg che segna anche una tappa internazionale importante per l’organizzazione nel decennale della propria biennale. Vetro, metallo, ceramica, tessili e materiali sperimentali vengono riuniti intorno al tema della luce, interpretata come strumento capace di rivelare texture, precisione, imperfezioni e soprattutto il tempo depositato in ogni lavorazione.

Il significato della presenza di Sanlorenzo va tuttavia oltre le singole mostre. Nell’anno in cui Sanlorenzo Arts celebra dieci anni di attività, Casa Sanlorenzo consolida il proprio ruolo di indirizzo culturale permanente a Venezia. Il cantiere, che ha costruito la propria reputazione sulla produzione di yacht, utilizza arte, design e artigianato per raccontare la matrice culturale che precede il prodotto finale. È una traiettoria sempre più frequente nel lusso internazionale: le imprese più mature cercano legittimazione culturale non attraverso una sponsorizzazione occasionale, ma attraverso programmi, luoghi e relazioni destinati a durare.

Il lusso dopo l’iperproduzione

È qui che Homo Faber assume un significato che supera Venezia. L’industria contemporanea può moltiplicare gli oggetti a una velocità mai raggiunta prima. L’intelligenza artificiale può moltiplicare le idee. La distribuzione digitale può moltiplicare la loro circolazione. La competenza manuale continua invece ad avere un limite biologico: richiede anni per essere acquisita, tempo per essere esercitata e persone alle quali possa essere trasmessa.

Proprio questa scarsità sta modificando il valore dell’alto artigianato. Il lusso più interessante degli anni che arrivano potrebbe dipendere sempre meno dall’ostentazione e sempre più dalla densità di conoscenza incorporata in un oggetto: sapere chi lo ha realizzato, quale materiale è stato scelto, quale tecnica è stata utilizzata, quanto tempo è stato necessario e se quella capacità esisterà ancora tra una generazione.

Homo Faber porta a Venezia oltre settecento risposte diverse alla stessa domanda. E forse il suo messaggio più contemporaneo è racchiuso proprio nel nome scelto dalla manifestazione: Homo faber, l’uomo che costruisce. Nel momento storico in cui le macchine imparano a fare sempre di più, torna ad acquistare valore ciò che una mano ha impiegato una vita a imparare.

Informazioni

Homo Faber 2026: An Island of Light
1–30 settembre 2026
Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Direzione artistica: Es Devlin
Programma ufficiale e biglietti Homo Faber 2026

Homo Faber in Città – Casa Sanlorenzo
1–30 settembre 2026
Dorsoduro 170, Venezia
Apertura 10.00–19.00, ultimo ingresso 18.00
Ingresso gratuito.

Related Posts

Leave a Comment