Grand Tour, la moda italiana rimette il futuro nelle mani dei maestri

by Francesco Russo

La moda italiana difende il proprio futuro nel punto in cui tutto diventa sostanza: nelle mani, nei gesti, nella disciplina lenta dell’apprendimento. È da qui che nasce Grand Tour. Viaggio attraverso le Accademie delle Arti e dei Mestieri, il film documentario presentato da Camera Nazionale della Moda Italiana in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026. Un atto culturale preciso, che sceglie di raccontare ciò che spesso resta fuori dall’inquadratura del lusso: la trasmissione del sapere, la costruzione della competenza, la nobiltà del mestiere. Al Teatro Lirico Giorgio Gaber, nella serata del 15 aprile, il sistema moda italiano si è presentato nella sua forma più solida e meno effimera, davanti a istituzioni, imprenditori, designer, esponenti del mondo della cultura e dell’arte, insieme agli studenti delle principali scuole di moda e design del Paese. Alla conduzione Nicole Bottini per Class TV Moda, partner della serata Lutech. Sul palco e sullo schermo, però, il vero protagonista era un altro: il capitale umano del Made in Italy.

Il Grand Tour delle mani sapienti

Il titolo del documentario richiama il viaggio formativo dei giovani europei tra Seicento e Settecento, quando l’Italia era la tappa inevitabile della conoscenza, del gusto, della civiltà. Carlo Capasa ne ha colto il senso con una formula di straordinaria efficacia, parlando di “quello che non si vede”, di “mani sapienti” e della necessità di proteggere la trasmissione del sapere che molti brand custodiscono attraverso le loro academy. In questa scelta lessicale c’è già tutto: l’idea che il lusso, prima ancora di essere immagine, sia struttura; prima ancora di essere desiderio, sia competenza. Capasa lo ha ribadito con chiarezza anche nelle dichiarazioni diffuse da Camera Nazionale della Moda Italiana: “Il successo del nostro settore affonda le radici nell’alleanza tra creatività e industria”, e proprio per questo “la formazione è una priorità strategica per il futuro”. Ancora più netta la frase che consegna al progetto la sua statura morale: “Al centro c’è il lavoro, nella sua accezione più alta”. Parole che spostano il discorso sulla moda fuori dalla superficie e lo riportano dove il Made in Italy continua a guadagnarsi la propria autorevolezza internazionale. Non è un dettaglio, e non è neppure una scelta neutrale. Capasa ha inoltre annunciato l’intenzione di chiedere sostegni economici per le aziende che investono in educazione e formazione, ma anche strumenti concreti per i giovani, evocando perfino l’ipotesi di un titolo di Maestro artigiano. Il documentario, allora, diventa allora una dichiarazione di indirizzo, una presa di posizione sul futuro industriale e culturale del comparto.

Al Teatro Lirico, il lusso sceglie la profondità

La serata milanese ha avuto il pregio raro delle occasioni che non inseguono il clamore, ma la densità. Il Teatro Lirico Giorgio Gaber si è rivelato il luogo perfetto per questo debutto: un teatro civile della città, all’altezza di un racconto che riguarda il prestigio italiano e il suo sistema di competenze. In un tempo dominato dalla rapidità, dalla rotazione incessante delle immagini e dall’ossessione della novità, Grand Tour ha imposto una grammatica diversa: quella della continuità, della responsabilità, della memoria che si fa mestiere.

Scritto e diretto da Alessandro Manieri e prodotto esecutivamente da The Blink Fish, il film entra nelle academy di alcune tra le Maison più rappresentative del panorama italiano: Brioni, Brunello Cucinelli, Dolce&Gabbana, Fendi, Gruppo OTB, Kiton, Tod’s e Valentino. È una mappa del saper fare nazionale che attraversa territori, filiere, culture d’impresa e linguaggi diversi, ma tiene saldo un principio comune: l’eccellenza non si eredita per inerzia, si costruisce con metodo, con selezione, con esercizio e con la presenza viva dei maestri.

Le academy delle Maison e la geografia concreta dell’eccellenza

Il cuore del documentario è qui, nelle scuole interne e nei percorsi specialistici che fanno della formazione una scelta strutturale. Brioni, con la Scuola di Alta Sartoria Nazareno Fonticoli di Penne, riaperta nel 2024, lavora su un biennio da 1.300 ore annue fondato sulla pratica e sulla mentorship dei maestri. Brunello Cucinelli ha costruito un sistema di alto artigianato contemporaneo che tiene insieme Maestra di Moda, sartoria maschile, rimaglio, rammendo, maglieria e stiro, con una borsa di studio mensile che riconosce il valore del percorso. Dolce&Gabbana, attraverso le sue Botteghe di Mestiere attive dal 2012, ha trasformato la formazione in un dispositivo di crescita interna, estendendolo dal 2024 anche all’oreficeria e all’orologeria. Poi c’è Fendi, con l’Istituto dei Mestieri di Eccellenza LVMH dedicato in questo caso alla pelletteria artigianale di alta qualità, in partnership con altre Maison del gruppo e con Polimoda, arricchito da 400 ore di stage retribuito. C’è il Gruppo OTB, che nella sua Scuola dei Mestieri trasmette competenze sempre più rare tra prototipia, stile e sviluppo prodotto, modelleria e industrializzazione, con oltre l’85% dei partecipanti oggi inserito nel gruppo. C’è Kiton, che dalla sua scuola di alta sartoria fondata da Ciro Paone nel 2000 ha già formato oltre 200 giovani. C’è Tod’s, che con la Bottega dei Mestieri unisce l’artigianalità alla competenza tecnologico-digitale. E c’è Valentino, che nella Bottega dell’Arte di Piazza Mignanelli porta sei studenti l’anno dentro il cuore dell’Haute Couture, accanto a ex Première e professioniste degli atelier, fino al supporto diretto delle sfilate della Maison.

Brioni, Scuola di Alta Sartoria Nazareno Fonticoli di Penne
Brunello Cucinelli, Maestra di Moda
Dolce&Gabbana, Botteghe di Mestiere
Fendi, con l’Istituto dei Mestieri di Eccellenza LVMH
Gruppo OTB, Scuola dei Mestieri
Kiton, scuola di alta sartoria fondata da Ciro Paone
Tod’s, Bottega dei Mestieri
Valentino, Bottega dell’Arte

Quello che emerge, osservando nel loro insieme queste esperienze, è un dato decisivo: il lusso contemporaneo più credibile non separa più racconto e produzione, immaginario e manifattura, reputazione e trasmissione del sapere. Le academy sono l’infrastruttura silenziosa su cui si regge la promessa di qualità che il Made in Italy continua a esportare nel mondo.

Da Milano a Roma, fino ad Atene

Dopo il Teatro Lirico, Grand Tour prosegue il 19 aprile 2026 all’Auditorium del MAXXI di Roma, in una proiezione speciale aperta al pubblico nell’ambito del protocollo siglato tra CNMI e il museo nel 2024. Il 27 aprile arriverà ad Atene, alla Fondazione Goulandris, su iniziativa dell’Ambasciata d’Italia, con un talk di Carlo Capasa rivolto a studenti, giornalisti, studiosi e operatori del settore. È un passaggio importante: la formazione artigiana italiana non viene presentata come nostalgia nazionale, ma come modello culturale e industriale capace di parlare all’Europa e oltre.

In questo, Milano conserva il suo ruolo più autentico. Una città in cui il lusso sa ancora farsi linguaggio civile, industria del valore, sistema di relazioni tra impresa, cultura e talento. La serata al Lirico ha avuto il merito di ricordarlo con eleganza e senza retorica: la grande moda italiana resta grande quando investe nei corpi del sapere, nella disciplina del lavoro, nella precisione delle mani che trasformano un’eredità in futuro.

Grand Tour arriva così nel momento giusto e con il tono giusto. Mentre il mercato cerca nuovi equilibri e il lusso internazionale ridefinisce i propri codici, Camera Nazionale della Moda Italiana sceglie di mettere in primo piano il fondamento meno appariscente e più decisivo di tutti: la formazione. È qui che si misura la serietà di un sistema. È qui che il Made in Italy torna a essere non una formula da ripetere, ma una prova da sostenere, ogni giorno, all’altezza della sua storia.

Leggi la versione in inglese: https://www.milanoluxurylife.it/en-rand-tour-camera-nazionale-della-moda-italiana-made-in-italy/

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