Giornata del Profumo 2026, Milano ha scelto di farsi respirare

by Francesco Russo
Giornata del Profumo 2026

Per due giorni, a Milano, il profumo non è rimasto chiuso in un flacone. Ha occupato sale, corridoi, parole, ricordi. Ha cambiato il passo dei visitatori dentro Palazzo Castiglioni, li ha costretti a rallentare, a sostare, a lasciarsi guidare da ciò che non si vede ma resta addosso. È da qui che bisogna partire per raccontare la Giornata del Profumo 2026: non dai numeri, pur importanti, ma da una sensazione netta. Quest’anno la manifestazione promossa da Accademia del Profumo, che ha celebrato il suo decimo anniversario, ha dimostrato con maturità e intelligenza narrativa che la cultura olfattiva può occupare finalmente il posto che merita nel panorama contemporaneo. E i numeri, a quel punto, sono arrivati da soli: oltre 1.200 accessi a Palazzo Castiglioni nelle due giornate di apertura al pubblico.

Il luogo giusto, nel momento giusto

Il cuore dell’edizione 2026 è stato Palazzo Castiglioni, scenografia perfetta per un anniversario che chiedeva non soltanto eleganza, ma carattere. Il Liberty milanese, con la sua sensualità decorativa e la sua capacità di evocare un’idea colta di bellezza, si è rivelato il contenitore ideale per un progetto che ha voluto tenere insieme arte, memoria, scienza, creatività e partecipazione. Dentro questo scenario, “Straordinario Sentire” di Accademia del Profumo ha rimesso al centro la forza evocativa dell’olfatto e il suo legame con i ricordi, mentre “Pianeti Olfattivi” di Francesca Casale, in arte SENSU, realizzata con CPL Aromas, ha compiuto un gesto ancora più interessante: togliere alla vista il suo storico primato e affidare al naso il compito di interpretare l’opera. È qui che la manifestazione ha alzato davvero il proprio livello, smettendo di raccontare il profumo come semplice accessorio del beauty e scegliendo invece di trattarlo come linguaggio artistico autonomo. A rendere ancora più coerente l’esperienza ci ha pensato Integra Fragrances, che ha creato per l’occasione “Libertyne”, la fragranza ambientale che ha avvolto l’intero percorso. Una firma diffusa nello spazio, capace di accompagnare la visita e di dare continuità emotiva all’intera esperienza. Palazzo Castiglioni, in quei giorni, non si è soltanto visitato: si è respirato.

Gianluca Toniolo e la solidità di un messaggio chiaro

Il merito di questa decima edizione sta anche nella chiarezza del messaggio costruito da Gianluca Toniolo, presidente di Accademia del Profumo, che ha rimesso al centro il senso più autentico della filiera: «Ogni profumo è un capolavoro irripetibile». Una frase breve, ma densissima, perché restituisce il valore di un lavoro fatto di artigianalità, ricerca, sensibilità tecnica e immaginazione. E insieme spiega bene perché questa manifestazione continui a crescere: non rincorre l’effetto, ma difende una sostanza culturale precisa. A consuntivo, lo stesso Toniolo ha fotografato il risultato con parole che colgono bene il peso di questa edizione, sottolineando come la Giornata del Profumo «continua a raccontare il profumo come esperienza culturale, artistica ed emozionale». È una dichiarazione che non suona celebrativa, ma programmatica. Perché il successo di quest’anno nasce proprio dalla capacità di tenere insieme il pubblico affezionato, i partner aderenti e una proposta finalmente all’altezza della materia che vuole raccontare.

I protagonisti che hanno dato voce al profumo

Uno degli aspetti più riusciti della manifestazione è stata la qualità dei protagonisti coinvolti, chiamati a costruire il tono del ricco programma. Nei salotti letterari olfattivi si sono alternati Samuele Briatore, Vanessa Caputo, Roberta Deiana, Meo Fusciuni, Renata Gorreri, Caterina Greppi, Ilaria Legato, Marco Martello e Maurizio Predieri: nomi diversi per sensibilità e scrittura, ma accomunati dalla capacità di avvicinare il pubblico al lessico più intimo e narrativo della profumeria. Allo stesso modo, i laboratori olfattivi hanno dato corpo alla filiera con il contributo di Atelier Fragranze Milano, CFF Keva, DSM-Firmenich, Expressions Parfumées, Givaudan, Lilium e Mane. Una presenza importante, perché ha mostrato al pubblico la complessità del lavoro che precede ogni fragranza: la selezione delle materie prime, la costruzione dell’accordo, la tecnica, l’intuizione, il dialogo continuo tra naso, brand e mercato.

Molto bene anche il registro dei talk profumati, che hanno allargato il perimetro del discorso coinvolgendo Beatrice Baroni, Isabella De Rorre per A.M.A.ME Melegnano Onlus, Matteo Fumagalli, Sara Ravo di Mouillettes&Co. e Giovanna Zucconi. Una scelta riuscita, perché ha impedito al programma di chiudersi su sé stesso e ha portato il profumo a dialogare con altri territori del pensiero, della divulgazione e della memoria.

Milano capitale olfattiva, senza provincialismi

Milano, naturalmente, non si è esaurita in Palazzo Castiglioni. E questo è un altro punto a favore della manifestazione. La città ha risposto in modo diffuso e intelligente: il Museo del Profumo ha aperto la sua collezione di profumeria d’epoca, l’Orto Botanico di Brera ha accolto un laboratorio per famiglie, mentre all’Istituto Marangoni Milano, nella cornice di Palazzo Turati e insieme a Givaudan, il talk “Come nasce un profumo di successo?” ha acceso il confronto tra creatività, branding e strategia. A completare il disegno milanese sono arrivate le esperienze più trasversali: da Eataly, con il corso di cucina profumata affidato alla chef Caterina Mosca e al naso Luca Maffei di Atelier Fragranze Milano, fino al Cinemino di Milano con The Truman Show in versione Odorama; dalla GAM – Galleria d’Arte Moderna, con il percorso dedicato anche ai dipinti di Francesco Hayez, fino alle passeggiate olfattive tra le profumerie del centro. È proprio in questa pluralità di registri che la Giornata del Profumo ha convinto di più: non ha imposto un solo modo di vivere la fragranza, ma ne ha moltiplicato le possibilità.

Una manifestazione davvero nazionale

Il successo della Giornata del Profumo 2026 non si spiega, però, soltanto con Milano. Si spiega con la sua capacità di costruire una rete italiana credibile e diffusa. I sette tour olfattivi nati dalla collaborazione tra CONFGUIDE e Symrise hanno dato forma a un itinerario culturale che ha legato città, memorie urbane e tradizioni sensoriali. Accanto a questo asse, il programma ha coinvolto realtà capaci di dare profondità al progetto: Múses – Accademia Europea delle Essenze, Casa del Profumo Feminis Farina, l’evento Botanici Profumi all’Orto Botanico di Perugia, il PRALC di Modena, il Giardino dei Semplici di Chieti e l’Orto Botanico di Catania, dove il tema delle fragranze si è intrecciato persino con l’arte pittorica e la musica dal vivo.

Il profumo come memoria, non solo come piacere

Tra gli elementi più delicati e più riusciti dell’intera edizione va segnalato il lavoro di A.M.A.ME – Associazione Malati Alzheimer Melegnano, che ha proposto attività dedicate alla riscoperta dei ricordi attraverso le essenze. In un tempo che tende a consumare tutto in fretta, questa è sembrata forse la scelta più giusta: ricordare che il profumo non riguarda soltanto il desiderio, la seduzione o il lusso, ma anche la memoria, il legame, l’identità profonda delle persone.

Accademia del Profumo ha dimostrato che si può parlare di fragranze senza ridurle a tendenza e senza svuotarle del loro potere evocativo. La sensazione, alla fine, è che questa Giornata del Profumo abbia lasciato una traccia vera. E oggi, in un’Italia che ha ancora bisogno di raccontare meglio il proprio talento sensoriale, il profumo ha trovato una giornata capace di rappresentarlo con autorevolezza.

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