A Milano le serate contano quando hanno un centro. Al Twiga Milano, quel centro aveva un nome preciso: Women for Haiti. La Wild Chic Night di Fondazione Francesca Rava – NPH Italia ETS ha raccolto una sala piena, un dress code animalier interpretato con carattere, un ritmo elegante e compatto, una partecipazione autentica. Soprattutto, ha raccolto attenzione attorno a un progetto di grande peso umano e sanitario: la prevenzione, la diagnosi e la cura del tumore al seno per le donne haitiane.
Il merito della serata è stato chiaro fin dal primo istante. Nessuna dispersione e nessuna retorica. Il Twiga, con la sua regia luminosa, i tavoli gremiti, il tono caldo della sala e la musica che ha poi accompagnato la seconda parte della notte con il dj set di Roby Scossa, ha offerto a Fondazione Rava una scena perfetta per un appuntamento che chiedeva ascolto e generosità. La formula era quella di una grande notte milanese e il contenuto aveva la forza delle cose necessarie.
Il progetto che dà senso alla serata
A condurre il racconto della sera è stato Claudio Guerrini, voce nota della radio italiana, abituato al contatto con il pubblico e capace qui di trovare il registro giusto. È stato lui a ricordare, con immediatezza, il punto da cui tutto parte. In Haiti, per anni, il tumore al seno ha colpito donne prive di strumenti essenziali per riconoscere la malattia, prevenirla, affrontarla in tempo. Dove manca la cultura della prevenzione, la diagnosi arriva tardi. Dove la diagnosi arriva tardi, la cura diventa più difficile, più dolorosa, spesso impossibile.

Dentro questa realtà si colloca Women for Haiti, uno dei progetti più importanti sostenuti dalla Fondazione presieduta da Mariavittoria Rava, figura di primo piano nel panorama della solidarietà internazionale italiana. La Fondazione opera da anni tra Italia, Haiti e scenari di emergenza, con un lavoro che tiene insieme assistenza, sanità, formazione e tutela dell’infanzia e delle donne fragili. La serata del Twiga ha concentrato tutto questo in un obiettivo preciso: garantire continuità a un programma che porta sul territorio informazione, strumenti diagnostici, formazione del personale locale e cure.
Enrico Cassano e il rigore della medicina
Il passaggio più autorevole sul piano scientifico è arrivato con Enrico Cassano, direttore della Radiologia Senologica dello IEO di Milano, uno dei massimi specialisti italiani nel campo della diagnosi senologica e guida medica del progetto. Le sue parole hanno dato alla sala il profilo reale del lavoro compiuto. All’inizio, ha spiegato, il problema non era soltanto la scarsità di strutture o di terapie. Il problema era ancora più profondo: molte donne haitiane non sapevano che ciò che stava crescendo nel loro corpo fosse un pericolo serio.
Da qui è nato un modello di intervento intelligente e concreto. La Fondazione, insieme alla direzione scientifica di Cassano, ha lavorato sulla formazione e sull’educazione sanitaria, creando una rete di promotrici della salute: donne sopravvissute alla malattia, capaci di parlare ad altre donne nei mercati, nelle chiese, nei luoghi di aggregazione, anche attraverso materiali illustrati in creolo pensati per chi non sa leggere. È un dettaglio solo in apparenza piccolo. In realtà è il cuore del progetto: la cura comincia nel momento in cui una donna riconosce il rischio e decide di chiedere aiuto. Cassano ha anche ricordato che, nonostante la situazione drammatica di Haiti renda oggi difficili perfino gli spostamenti, il progetto continua grazie al personale sanitario locale formato negli anni. È questo che distingue un’azione seria da un gesto episodico: lasciare competenze, strutture, continuità.


Le voci che hanno dato volto alla causa
A portare nella sala la prova vivente di ciò che la Fondazione costruisce ogni giorno è stata Annabel Castiglioni, giovane donna haitiana la cui storia personale è legata all’ospedale Saint Damien, presidio fondamentale della Fondazione ad Haiti. Il suo intervento è stato uno dei momenti più intensi della serata. Annabel ha ricordato il proprio percorso, l’infanzia segnata da una grave ferita, le cure ricevute, il legame nato con la Fondazione e la possibilità, preziosa, di tornare nel suo Paese d’origine per ritrovarne la memoria e la complessità.
Nelle sue parole si è colta una verità semplice e poderosa: Women for Haiti parla alle donne, ma parla anche al futuro delle loro famiglie. Offrire consapevolezza, diagnosi precoce e cure significa proteggere madri, figlie, case, continuità affettive. Annabel lo ha detto con la naturalezza di chi conosce sulla propria pelle il valore di un progetto ben fatto. Accanto a lei, Francesca Turci, responsabile delle Relazioni Istituzionali di Fondazione Francesca Rava, ha ricordato al pubblico quanto queste serate siano state decisive per sostenere economicamente il progetto. Il suo ringraziamento aveva il tono esatto delle parole necessarie: sobrio, diretto, sostanziale. Ogni presenza in sala aveva un peso reale. Di grande rilievo anche la presenza di Paola Turci, una delle voci più autorevoli della musica italiana, legata alla Fondazione da una vicinanza lunga e concreta. Il suo intervento ha evocato gli anni, i viaggi ad Haiti, il rapporto costruito con Mariavittoria Rava e con il lavoro della Fondazione. Una fedeltà maturata sul campo.

L’appello di Mariavittoria Rava
Il momento decisivo è arrivato con Mariavittoria Rava. Il suo intervento ha avuto il pregio raro della chiarezza. Nessun giro largo, nessuna formula rituale. La presidente della Fondazione ha detto ai presenti qual era il traguardo della serata: raccogliere i fondi necessari a mantenere il progetto per un anno, un budget di circa 60 mila dollari, poco meno di 55 mila euro. In quella cifra si concentrava tutto: formazione, prevenzione, diagnosi, assistenza, continuità.

È stato il punto più alto della notte. Perché in quell’istante la bellezza della serata, la qualità della partecipazione, il piacere del ritrovarsi e l’energia del Twiga hanno trovato una direzione esatta. La Wild Chic Night ha mostrato la forma più convincente dell’eleganza contemporanea: quella che sa attrarre, convocare, raccogliere e poi trasformare tutto questo in un atto utile.
Fondazione Rava ha firmato una serata pienamente milanese per intensità e stile. Ha firmato, soprattutto, una serata necessaria. E oggi, in una città che conosce alla perfezione il linguaggio del lusso, questa resta la firma più autorevole.

