Ferrari alza le stime: il lusso corre sulle personalizzazioni

by Francesco Russo

Nel secondo trimestre i ricavi salgono a 1,938 miliardi di euro e l’utile operativo raggiunge 605 milioni, nonostante la diminuzione delle consegne. F80, configurazioni su misura e una gamma estesa dalla 12Cilindri Manuale alla prima elettrica Luce spingono le previsioni per il 2026

Ferrari ha consegnato 128 automobili in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e ha guadagnato di più. In quella distanza, apparentemente contraddittoria, tra volumi e redditività si trova la misura più nitida del modello costruito a Maranello: la crescita non dipende dal numero di vetture che lasciano gli stabilimenti, ma dal valore che ciascuna di esse riesce a incorporare prima di raggiungere il proprio proprietario.

Nel secondo trimestre del 2026 le consegne si sono fermate a 3.366 unità, il 3,7% in meno rispetto alle 3.494 del 2025, mentre i ricavi netti sono saliti dell’8% a 1,938 miliardi di euro, con un incremento dell’11% a cambi costanti. L’utile operativo ha raggiunto 605 milioni, in aumento del 10%, portando il margine EBIT al 31,2%; l’EBITDA è cresciuto del 7% a 755 milioni, l’utile netto del 9% a 463 milioni e il free cash flow industriale del 39% a 276 milioni.

La spiegazione attraversa due parole che ricorrono ormai con regolarità nei conti della Casa: mix e personalizzazioni. Le consegne della F80, della famiglia 12Cilindri, della Purosangue e della 296 Speciale hanno aumentato il peso dei modelli a maggiore valore, mentre la clientela ha continuato a spendere per configurazioni estetiche e funzionali capaci di portare ogni automobile molto oltre il prezzo iniziale.

La Ferrari più redditizia nasce prima della linea di montaggio

L’automobile che il cliente acquista non coincide più, da tempo, con quella presentata durante il lancio internazionale. Il modello costituisce il punto di partenza; colori, materiali, lavorazioni, livree, cuciture, componenti in fibra di carbonio e dettagli realizzati appositamente costruiscono il valore finale.

Ferrari organizza questo processo attraverso livelli differenti. Il configuratore precede l’Atelier, dove il cliente lavora con consulenti dedicati, mentre il programma Tailor Made porta la personalizzazione verso una dimensione propriamente sartoriale. Un Personal Designer accompagna la scelta all’interno di un catalogo di materiali pressoché illimitato, articolato anche intorno alle collezioni Scuderia, Classica e Inedita, rispettivamente legate alla competizione, alla tradizione delle gran turismo e alla sperimentazione più avanzata.

Pelli, lane, cashmere e velluti possono convivere con Kevlar, tessuti tecnici, microfibre, fibra di carbonio, finiture sviluppate dal Centro Stile e lavorazioni nate fuori dall’industria automobilistica. La recente 12Cilindri Tailor Made, presentata nel gennaio 2026, ha utilizzato un tessuto tridimensionale sviluppato in Corea del Sud, una decorazione serigrafata sul tetto in vetro e un’opera intrecciata a mano in crine mongolo inserita nella plancia.

Il cliente non aggiunge semplicemente accessori. Partecipa alla definizione di un oggetto che difficilmente potrà essere replicato nella stessa combinazione e che, proprio per questo, acquisisce una biografia prima ancora di essere guidato. Il prezzo cresce insieme alla complessità del progetto, ma anche al tempo impiegato dagli specialisti e alla rarità delle soluzioni adottate.

Secondo quanto emerso durante la presentazione dei risultati, le personalizzazioni potrebbero superare il 20% dei ricavi annuali. Una quota simile chiarisce perché l’Atelier e il Tailor Made abbiano assunto un ruolo finanziario paragonabile a quello delle categorie ad alto margine nelle grandi maison della moda: ampliano il valore del singolo acquisto senza moltiplicare la disponibilità del prodotto.

Meno automobili, maggiore valore

La disciplina sui volumi protegge uno degli elementi più fragili del lusso: il rapporto tra domanda e accessibilità. Ferrari mantiene le consegne entro una misura deliberatamente inferiore alle richieste del mercato, seleziona i clienti, governa l’allocazione geografica e costruisce liste d’attesa che si estendono per anni.

Durante il secondo trimestre, la riduzione delle vetture consegnate non ha indebolito i risultati perché il mix ha favorito modelli più redditizi. La F80, hypercar prodotta in serie limitata e proposta a circa 3,6 milioni di euro, ha fornito un contributo particolarmente elevato; Ferrari prevede che il suo peso sui conti resterà consistente anche nel 2027.

La F80 occupa il vertice di una gamma che comprende oggi sportive molto diverse per architettura, propulsione e pubblico. La 12Cilindri e la Purosangue hanno aumentato le consegne, la 296 Speciale ha cominciato a entrare nel mix, mentre la 296 GTS e la Roma Spider stanno progressivamente completando il proprio ciclo commerciale.

Questa rotazione richiede una gestione industriale particolarmente accurata. L’introduzione di modelli nuovi comporta investimenti, ammortamenti, adeguamenti produttivi e un’alternanza delle consegne che potrebbe appesantire i conti di un costruttore legato ai volumi. Ferrari può governare la transizione attraverso il prezzo, la rarità, la composizione della gamma e il crescente contributo delle configurazioni individuali.

L’automobile diventa così una piattaforma economica aperta. La cilindrata, la potenza e la tecnologia restano centrali, ma una parte sempre più consistente del margine nasce negli incontri tra cliente, designer e specialisti dei materiali.

Dalla 12Cilindri Manuale alla Luce

In un solo trimestre Maranello ha presentato due automobili poste agli estremi della propria cultura meccanica: la Ferrari 12Cilindri Manuale, rivolta al rapporto fisico tra guidatore, cambio e motore aspirato, e la Ferrari Luce, prima vettura completamente elettrica della Casa.

Benedetto Vigna le ha indicate come espressioni differenti dello stesso patrimonio tecnico, sottolineando come Ferrari disponga oggi della gamma più ampia della propria storia. Il portafoglio ordini copre interamente il 2027, offrendo alla società una leggibilità della domanda rara nell’industria automobilistica e particolarmente preziosa durante una fase di transizione tecnologica.

Luce apre il capitolo più osservato. Ferrari deve portare nell’elettrico le sensazioni, il suono progettato, la risposta dinamica e il carattere che il pubblico associa a Maranello, senza trasformare la nuova propulsione in un esercizio regolamentare. La società ha riferito di avere raccolto un interesse concreto, mentre mantiene riservati i dati dettagliati sugli ordini.

La presenza contemporanea di una dodici cilindri con cambio manuale e di una vettura elettrica racconta il metodo adottato: ampliare le possibilità senza imporre al cliente una sola direzione. La tradizione meccanica continua a produrre desiderio, gli ibridi occupano una parte ormai consolidata dell’offerta e l’elettrico viene introdotto come una nuova famiglia, non come cancellazione delle precedenti.

Anche qui la personalizzazione diventa decisiva. Più le piattaforme tecnologiche tendono a condividere componenti, software e standard industriali, più materiali, proporzioni, tattilità e configurazioni individuali concorrono a distinguere l’esperienza. L’elettrificazione aumenta, anziché ridurre, il valore economico del lavoro sartoriale.

Le nuove stime per il 2026

I risultati del trimestre hanno portato Ferrari a rivedere al rialzo le previsioni annuali. I ricavi netti sono ora attesi intorno a 7,6 miliardi di euro, rispetto ai 7,5 miliardi indicati in precedenza. L’EBITDA adjusted dovrebbe raggiungere almeno 2,97 miliardi, contro i precedenti 2,93 miliardi, con un margine non inferiore al 39%.

L’utile operativo adjusted è previsto ad almeno 2,26 miliardi, dai 2,22 miliardi della stima precedente, con un margine del 29,5%; l’utile diluito adjusted per azione sale da almeno 9,45 a 9,68 euro, mentre il free cash flow industriale atteso passa da 1,5 ad almeno 1,55 miliardi.

La revisione poggia soprattutto su personalizzazioni più forti del previsto e su un impatto valutario meno negativo, al netto delle coperture. Restano gli investimenti destinati ai nuovi modelli, al marchio, alle competizioni e alla trasformazione digitale, insieme ai costi industriali e commerciali connessi alla fase di rinnovo della gamma.

«Il trend sostenuto delle personalizzazioni ci consente di alzare la guidance per il 2026», ha dichiarato Vigna. La frase, oltre il linguaggio finanziario, definisce con precisione dove Ferrari stia trovando la propria crescita: dentro il desiderio del cliente di allontanarsi dalla configurazione comune, anche quando l’oggetto di partenza è già raro.

Maranello e la logica delle maison

Ferrari viene quotata, analizzata e confrontata con l’industria automobilistica, ma i suoi risultati seguono ormai con maggiore evidenza le regole delle grandi case del lusso. Controllo della distribuzione, scarsità programmata, relazione diretta con la clientela, patrimonio storico, produzione italiana e possibilità di costruire prodotti su misura hanno un peso almeno pari all’efficienza della fabbrica.

La differenza emerge nei momenti in cui il mercato dell’auto rallenta. Un costruttore generalista deve proteggere i volumi, sostenere la rete e ricorrere agli incentivi; Ferrari può diminuire le consegne e aumentare il valore generato da ciascuna vettura, affidandosi a una domanda che resta superiore all’offerta e a clienti disposti a investire cifre crescenti nell’unicità della propria configurazione.

Il margine EBIT del 31,2% raggiunto nel trimestre misura il risultato finanziario di questa distanza. Dietro la percentuale si trovano la F80, il portafoglio ordini, il lavoro del Centro Stile, gli Atelier e le ore trascorse a scegliere una tonalità, una pelle, una cucitura o una finitura che nessun altro esemplare dovrà possedere nello stesso modo.

Maranello continua a produrre automobili, ma vende qualcosa di più difficile da moltiplicare: la possibilità di riconoscersi in un oggetto costruito secondo i propri desideri. È lì che Ferrari ha trovato la leva per alzare le stime senza alzare i volumi.

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