L’epoca della crescita quasi automatica sembra essersi conclusa. Fashion e Wine & Food, due tra i più importanti ambasciatori del Made in Italy nel mondo, stanno entrando in una nuova fase della loro evoluzione: più complessa, più selettiva e profondamente influenzata da fattori che fino a pochi anni fa apparivano marginali. Geopolitica, intelligenza artificiale, trasformazione dei consumi, gestione dei talenti e internazionalizzazione sono oggi le variabili che stanno ridefinendo il futuro di interi settori.
È il quadro emerso con chiarezza durante il convegno organizzato da Pambianco in collaborazione con BIP – Corporate Finance & Strategy presso la sede milanese del gruppo editoriale guidato da David Pambianco, che ha aperto i lavori davanti a una platea composta da imprenditori, manager, consulenti e professionisti provenienti dai principali comparti del lusso italiano.
L’incontro, intitolato “Priorità e incertezza. La risposta dei leader di Fashion e Wine & Food nell’attuale contesto di mercato”, è stato un momento di riflessione collettiva su come le eccellenze italiane stiano affrontando un contesto che tutti i relatori hanno definito sempre più instabile e imprevedibile.

L’incertezza è diventata la nuova normalità
A presentare i risultati dell’indagine sono stati Alessio Candi, Consulting & M&A Director di Pambianco, e Simona Dossena, Global Head of Strategy di BIP. La ricerca, realizzata attraverso interviste a imprenditori e top manager di 35 aziende italiane di riferimento nei settori Fashion e Wine & Food, ha analizzato priorità strategiche, criticità e prospettive di comparti che rappresentano una parte fondamentale dell’economia nazionale.
La sensazione che si respirava in sala era distante tanto dall’euforia quanto dal pessimismo. Il mercato non appare in crisi, ma nessuno sembra più disposto a dare per scontata la crescita.
“Se esiste un elemento che accomuna tutti gli intervistati, è certamente la percezione dell’incertezza come nuova normalità”, ha spiegato Alessio Candi. “Dazi, tensioni geopolitiche, volatilità dei mercati e cambiamento dei consumi rendono sempre più difficile per i vertici aziendali pianificare nel lungo periodo”.
Fashion: dopo il rimbalzo post-pandemia arriva il tempo della maturità
Particolarmente significativa la fotografia del comparto Fashion, che ha vissuto una straordinaria fase di espansione tra il 2021 e il 2023, per poi entrare in una fase di normalizzazione caratterizzata da una crescita più contenuta e da una maggiore pressione sui margini.
Il dato più interessante non riguarda però il rallentamento dei ricavi, ma la qualità della crescita. I top performer italiani continuano infatti a registrare performance solide, dimostrando che il mercato premia sempre più le aziende capaci di coniugare identità, disciplina manageriale e controllo dell’esecuzione.
In altre parole, il brand resta fondamentale, ma non è più sufficiente. Il prodotto torna al centro della proposta di valore, la distribuzione diretta acquisisce ulteriore rilevanza e la marginalità torna a essere un indicatore strategico.

Wine & Food: la sfida è ancora più profonda
Se il Fashion sta vivendo una fase di assestamento, il Wine & Food si confronta con una trasformazione ancora più strutturale. L’evoluzione delle abitudini di consumo, la crescente attenzione verso il benessere e la moderazione nel consumo di alcol stanno modificando in modo significativo le dinamiche di mercato, in particolare nel comparto vinicolo.
A questo si aggiunge una caratteristica storica del settore italiano: la frammentazione. Molte aziende rappresentano autentiche eccellenze produttive, ma non sempre dispongono della dimensione necessaria per affrontare i mercati internazionali con la forza richiesta dalla competizione globale. Per questo motivo il tema delle aggregazioni è destinato a diventare sempre più centrale nei prossimi anni, con l’obiettivo di creare sinergie distributive e rafforzare la presenza internazionale dei marchi italiani.
Internazionalizzazione: il mondo resta il vero campo di gioco
Nonostante il contesto geopolitico, l’espansione internazionale continua a rappresentare la principale direttrice di sviluppo. Gli Stati Uniti restano il mercato più ambito sia per il Fashion sia per il Wine & Food, mentre Medio Oriente e Asia mantengono un ruolo strategico soprattutto per il comparto moda. Nuove opportunità vengono inoltre individuate in Africa e in alcune aree del Sud America, considerate sempre più interessanti per i prossimi anni.
La geografia del lusso sta cambiando e le aziende italiane ne sono perfettamente consapevoli.
L’intelligenza artificiale non è più una sperimentazione
Uno dei passaggi più interessanti dell’incontro ha riguardato l’intelligenza artificiale: se fino a poco tempo fa il dibattito era concentrato sull’opportunità di adottare queste tecnologie, oggi la situazione è profondamente diversa.
L’impressione raccolta tra i manager presenti è stata sorprendentemente uniforme, ovvero tutti utilizzano già strumenti basati sull’intelligenza artificiale. L’IA è entrata nei processi aziendali, nell’analisi dei dati, nella customer experience e nell’ottimizzazione delle operations.
La vera differenza competitiva non sarà quindi determinata dall’accesso alla tecnologia, ma dalla qualità dei dati, dalla cultura aziendale e dalla capacità di integrare questi strumenti all’interno delle organizzazioni. Per la prima volta il tema non è più “se” utilizzare l’intelligenza artificiale, ma come utilizzarla meglio degli altri.
Le persone restano il vero vantaggio competitivo
Tra i temi affrontati durante il convegno è emersa anche la questione delle competenze. Le imprese familiari, ancora predominanti in entrambi i settori, stanno accelerando i processi di managerializzazione senza rinunciare alla propria identità imprenditoriale. Parallelamente cresce la difficoltà di attrarre e trattenere talenti qualificati, soprattutto nelle aree commerciali, digitali e internazionali.
Secondo Simona Dossena, è proprio qui che si giocherà una parte importante della competitività futura. “Abbiamo ascoltato la voce degli operatori del settore ed emerge con chiarezza come Fashion e Wine & Food condividano oggi le stesse grandi priorità: internazionalizzazione, forza del brand, relazione diretta con il consumatore, innovazione di processo e tecnologica, governance snella ed efficace”.
Ma il passaggio che ha maggiormente colpito la platea è arrivato poco dopo: “La sfida non è solo avere la strategia vincente, è saperla tradurre in azioni concrete con rapidità e disciplina”.

Il nuovo lusso premia chi sa eseguire
Lasciando la sede di Pambianco, il messaggio che rimane impresso va oltre Fashion e Wine & Food. Riguarda l’intero sistema del lusso italiano. Per anni il mercato ha premiato chi cresceva più velocemente, ogg premia chi sa governare la complessità.
Le strategie tendono ad assomigliarsi sempre di più, l’intelligenza artificiale è ormai accessibile a tutti, i mercati sono conosciuti, gli strumenti sono disponibili. La differenza la faranno le persone: la qualità della leadership, la capacità di prendere decisioni e la disciplina nell’esecuzione.
In un’epoca dominata dall’incertezza, il vero lusso potrebbe non essere più la crescita a tutti i costi, ma la capacità di costruire valore duraturo nel tempo. Ed è proprio questa la sfida che attende il Made in Italy nel prossimo decennio.


