Eminente inaugura Alma Y Gusto a Milano: da Coraje il rum cubano incontra la cucina d’autore

by Francesco Russo

Milano Luxury Life ha partecipato al primo appuntamento milanese di Alma Y Gusto, il nuovo format di Eminente dedicato all’incontro tra cucina d’autore, rum cubano e cocktail pairing. La serata si è svolta il 16 giugno 2026 da Coraje, ristorante argentino nel cuore di Brera, in una di quelle atmosfere milanesi che sanno essere eleganti senza diventare formali: tavoli raccolti, luci basse, bicchieri che arrivano con precisione.

Il nome del format dice già molto: Alma Y Gusto, anima e gusto. Una direzione precisa. L’idea è portare il rum fuori dalla sola dimensione del dopocena o del cocktail classico, per inserirlo dentro un percorso gastronomico costruito a quattro mani tra chef e bartender. Una sfida non banale, perché il cocktail pairing può diventare facilmente esercizio di stile.

Il rum non è stato trattato come protagonista assoluto da mettere sempre in primo piano, ma come materia aromatica capace di entrare in dialogo con acidità, grassezza, dolcezza, sapidità, speziatura. È proprio in questo equilibrio che la cena ha funzionato.

Coraje, Brera e la grammatica di una cena riuscita

Da Coraje, l’atmosfera ha avuto un ruolo decisivo. Il locale possiede una personalità precisa: richiami latinoamericani, calore, una sala accogliente, il piacere di una cucina che non teme sapori pieni e combinazioni generose. Uno spazio che ha carattere. E per una cena costruita intorno a un rum cubano, questo carattere era necessario.

Alla guida del percorso gastronomico, Ernesto Espinoza, chef di Coraje, affiancato dal bar manager Alberto Giacomelli. In dialogo con loro, Marcos Néia, bar manager di Nomad, chiamato a costruire i cocktail in abbinamento ai piatti della serata.

Il risultato è stato un menu che non si è limitato a “mettere accanto” cibo e drink. Ogni uscita aveva un’intenzione. Ogni cocktail cercava una posizione precisa rispetto al piatto: a volte per accompagnare, a volte per alleggerire, a volte per spingere sulla parte aromatica, altre per creare contrasto.

Ed è qui che Alma Y Gusto prova a raccontare una nuova forma di convivialità gastronomica: meno rigida del wine pairing tradizionale, più libera, più immediata, più vicina al modo in cui oggi molte persone vivono la ristorazione contemporanea.

Il rum come ponte, non come esercizio di forza

Eminente è un rum cubano legato alla provincia centrale di Villa Clara, nel lato più selvaggio dell’isola. Il progetto nasce dal lavoro di César Martí, tra i più giovani Maestros Roneros ancora in attività, che ha costruito uno stile ispirato al rum cubano del XIX secolo, lavorando su invecchiamento, assemblaggio e aguardientes, le acquaviti ottenute dalla distillazione della canna da zucchero.

Ma durante la cena il punto era capire la versatilità del rum a tavola. Eminente Ámbar Claro ed Eminente Reserva sono entrati nei cocktail come elementi duttili, capaci di reggere agrumi, basilico, ananas, orzata, amaretto, sherry fino, fragola, caffè, vaniglia. Non sempre il rum ama condividere la scena. Qui lo ha fatto bene, senza perdere presenza. Il rum ha trovato posto durante la serata e ha lasciato spazio al piatto. Poi, al momento giusto, è tornato.

Eminente Alma Y Gusto Milano

Bao Nikkei Salmone e Old Italian: il primo passo, fresco e preciso

Il percorso è iniziato con il Bao Nikkei Salmone, un minibao con burger di salmone marinato in salsa oyster, hoisin e sesamo, accompagnato da coleslaw e cipolla fritta. È un piatto che lavora su più registri: morbidezza del bao, grassezza del salmone, nota umami delle salse, croccantezza della cipolla, freschezza vegetale del coleslaw. Non era facile abbinarlo senza appesantire l’inizio della cena.

Il cocktail scelto da Marcos Néia, Old Italian, ha trovato una buona via d’uscita: Eminente Ámbar Claro, succo di limone, basilico e vino bianco con nota minerale. Il risultato era fresco, verticale, pulito. Il limone tagliava la parte più ricca del salmone, il basilico portava un accento mediterraneo inatteso, il vino bianco aggiungeva una tensione minerale capace di alleggerire il morso. È stato un inizio molto centrato. Il pairing funzionava perché non cercava di dominare il piatto. Lo ordinava.

Ceviche Carretillero e Mai Tai del Puerto: il momento più solare

Il secondo passaggio ha portato in tavola il Ceviche Carretillero, con ricciola e gamberi marinati in leche de tigre di rocoto e aji amarillo, accompagnati da calamari in tempura di mais. Qui la serata ha trovato uno dei suoi momenti migliori. Il ceviche aveva acidità, piccantezza, una nota marina netta e quella freschezza quasi elettrica che rende il piatto immediatamente conviviale. La tempura di mais aggiungeva croccantezza e rotondità, evitando che il tutto restasse solo sul registro acido.

In abbinamento, Mai Tai del Puerto: Eminente Ámbar Claro, Eminente Reserva, lime, ananas, orzata e gocce di angostura bitters. Il rischio, con un cocktail di questo tipo, è sempre quello di scivolare in una dolcezza tropicale troppo facile. Qui invece l’equilibrio era ben calibrato. L’ananas e l’orzata portavano morbidezza, il lime teneva alta la freschezza, l’angostura dava profondità, mentre i due rum costruivano una base aromatica più ampia.

Con il ceviche, il pairing aveva senso perché amplificava l’idea di porto, viaggio, mare, cucina contaminata. Non era un abbinamento didascalico. Era atmosferico. Faceva venire voglia di restare a tavola.

Ombrina al Macho e Cuban Silk: il pairing più riuscito

Il piatto principale, Ombrina al Macho, è stato probabilmente il passaggio gastronomico più completo della serata: ombrina alla griglia con salsa macho a base di crostacei, servita con manioca, patacones e caviale di basilico.

Qui entravano in gioco complessità, sapidità, fondo marino, dolcezza del pesce, intensità della salsa, consistenze diverse. Un piatto ricco, ma non pesante, con una bella profondità. Il cocktail in abbinamento, Cuban Silk, è stato il più interessante del percorso: Eminente Reserva, amaretto, sherry fino, limone e fragola.

Sulla carta poteva sembrare l’abbinamento più rischioso. Amaretto, sherry, fragola e rum con un pesce in salsa di crostacei non sono una strada ovvia. E invece è stato proprio qui che il pairing ha mostrato personalità. Lo sherry fino dialogava con la parte sapida e marina, il limone ripuliva, la fragola portava una morbidezza fruttata non invadente, l’amaretto dava una profondità leggermente mandorlata che incontrava bene la salsa.

Il risultato era setoso, come suggeriva il nome, ma non morbido in modo passivo. Aveva tensione. Accompagnava il piatto e, allo stesso tempo, lo portava in una direzione diversa. È stato il momento in cui la cena ha smesso di essere solo piacevole ed è diventata memorabile.

Tiramisu 2.0 ed Eminente Cafecito: la chiusura cubana

La parte dolce ha mantenuto il legame con il rum senza appesantire il finale. Il Tiramisu 2.0 con crema di mascarpone, Eminente Ámbar Claro, sciroppo alla vaniglia, caffè e cacao ha reinterpretato un classico italiano attraverso una nota cubana, senza stravolgerlo.

Il rum entrava nel dessert con naturalezza. Non come correzione alcolica, ma come calore aromatico. Vaniglia, caffè e cacao sono territori familiari per un distillato di canna ben inserito, e qui il dialogo era diretto, immediato, confortevole.

La chiusura con Eminente Cafecito ha completato il percorso nel modo giusto: un ultimo gesto, piccolo e intenso, più vicino al rito che alla semplice degustazione. In fondo, ogni cena riuscita ha bisogno di una chiusura riconoscibile. Non necessariamente grande. Necessaria.

Perché il cocktail pairing sta diventando una nuova lingua dell’alta gastronomia

Alma Y Gusto intercetta una tendenza sempre più evidente: il cocktail pairing non è più una curiosità laterale. Sta diventando una vera lingua dell’alta gastronomia internazionale.

Per anni l’abbinamento a tavola è stato quasi interamente dominato dal vino. E il vino resta, naturalmente, un mondo insostituibile. Ma la miscelazione offre una libertà diversa: permette di costruire un drink su misura per un piatto, modulando acidità, dolcezza, alcol, texture, temperatura, amaro, speziatura, parte vegetale, parte fruttata.

Un cocktail può essere progettato come una risposta precisa a un piatto. Può nascere dopo il piatto, intorno al piatto, contro il piatto. Può lavorare per analogia o per contrasto. Può portare in tavola geografie diverse, come è accaduto da Coraje: Cuba, Argentina, Perù, Giappone, Italia, Milano, Brera.

La forza della serata è stata proprio questa contaminazione. Non un esercizio forzato, ma una costruzione fluida. Il rum cubano non ha cancellato la cucina. La cucina non ha schiacciato la miscelazione. I due linguaggi si sono cercati.

Una cena milanese, ma con un respiro più largo

Milano è la città giusta per un format come Alma Y Gusto. Perché è una città abituata a tenere insieme ristorazione, design, lifestyle, moda, ospitalità, brand experience e relazioni. Nel capoluogo lombardo una cena può diventare contenuto, ma deve restare prima di tutto una cena. Se perde il piacere della tavola, diventa marketing. Se funziona a tavola, può diventare racconto.

Da Coraje, questa misura è stata rispettata. La serata aveva una sua eleganza, ma senza rigidità. C’era il piacere dell’assaggio, la curiosità verso i cocktail, l’attenzione per i piatti, ma anche una naturalezza conviviale che è forse la parte più difficile da costruire.

Milano Luxury Life ha partecipato alla cena cogliendo proprio questo aspetto: Alma Y Gusto è apparso come un invito a sedersi, assaggiare, parlare, capire. La bottiglia di Eminente sul tavolo, il piatto illuminato, il bicchiere accanto, la sala di Coraje, le persone riunite intorno alla stessa esperienza: il senso della serata era tutto lì.

I prossimi appuntamenti

Dopo il debutto milanese del 16 giugno, Alma Y Gusto tornerà a Milano l’8 settembre con una quattro mani Portrait x Moebius. Tra ottobre e novembre il format si sposterà poi a Roma, con l’incontro tra Imàgo dell’Hotel Hassler e Nite Kong.

La direzione è interessante perché mette in relazione locali, chef e bartender diversi, costruendo ogni volta un percorso nuovo. Non un evento replicato identico a se stesso, ma un laboratorio itinerante sul pairing.

Ed è proprio questo che può rendere il progetto rilevante: la possibilità di osservare come lo stesso rum cambi comportamento a seconda dei piatti, dei luoghi, dei bartender, delle cucine, delle città.

A Milano, da Coraje, il rum cubano ha trovato una lingua nuova: una conversazione con il cibo. E quando una cena diventa conversazione, resta più a lungo.

Bevi responsabilmente.

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