Dolce&Gabbana torna a Taormina: l’Alta Moda tra mito, artigianato e territorio

by Francesco Russo

A Taormina il lusso non arriva per una sera e non riparte dopo l’ultima uscita in passerella. Attraversa alberghi, giardini, teatri antichi e approdi sul mare, portando con sé clienti internazionali, maestranze, scenografie, cene, trasporti e giorni di permanenza. Dolce&Gabbana è tornata nel luogo dove, nel luglio del 2012, aveva presentato la prima collezione di Alta Moda, riportando in Sicilia il progetto che negli anni ha viaggiato da Venezia a Capri, da Napoli a Palermo, da Firenze a Siracusa.

Il programma di Taormina 2026 ha riunito le tre espressioni più alte della maison: l’Alta Gioielleria il 12 luglio al San Domenico Palace, l’Alta Moda il giorno successivo nel Parco Botanico Radicepura e l’Alta Sartoria il 14 luglio al Teatro Antico, con la conclusione degli appuntamenti affidata al mare di Isola Bella. Una geografia scelta con precisione, nella quale ogni luogo aggiunge una parte del racconto senza limitarsi a offrire uno sfondo.

Dolce&Gabbana Alta Moda 2026 nel Parco Botanico Radicepura a Taormina
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Il ritorno dove tutto ebbe inizio

Dolce&Gabbana aveva inaugurato l’Alta Moda proprio a Taormina il 12 luglio 2012. La scommessa, allora, era tutt’altro che scontata: costruire un’alternativa italiana alla couture parigina, affidata a capi unici, lavorazioni manuali, clienti privati e appuntamenti lontani dal calendario tradizionale delle settimane della moda.

Domenico Dolce ha ricordato che per le prime tre stagioni non venne venduto neppure un abito. Gli ospiti consideravano quelle giornate soprattutto una festa; con il tempo, la relazione tra collezione, luogo e clientela ha trovato una propria forma commerciale, fondata sulla personalizzazione e su un rapporto diretto che difficilmente potrebbe essere replicato nel retail ordinario.

Quattordici anni dopo, il ritorno a Taormina chiude idealmente il cerchio senza indulgere nella nostalgia. La Sicilia non viene convocata come repertorio decorativo, ma come origine ancora produttiva del linguaggio della maison: il nero delle vedove, gli ori sacri, i fiori, la devozione popolare, il mare, la sensualità e quella teatralità domestica che trasforma la vita familiare in gesto pubblico.

Un giardino costruito per le dee

La collezione Alta Moda è andata in scena a Radicepura, alle pendici dell’Etna, all’interno di un parco botanico nato dall’esperienza vivaistica della famiglia Faro. Cinque ettari, oltre cinquemila varietà vegetali e tremila specie compongono un luogo dedicato alla ricerca botanica, al paesaggio mediterraneo e alla cultura contemporanea.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno aggiunto decine di migliaia di fiori alla vegetazione già presente, trasformando il percorso in una serra barocca abitata da rose, ortensie, petunie, agrumi, troni dorati e specchi. Le modelle attendevano tra le aiuole, sui divani antichi e dentro la vegetazione prima di iniziare una sfilata durata quasi un’ora, molto più dei consueti quindici minuti di una passerella, con cento uscite complessive.

Il titolo narrativo, “Le Devote delle Dee dell’Olimpo”, affidava alle donne terrene il compito di accogliere le divinità scese nel Mediterraneo. Le devote raccoglievano rose, gelsomini e zagare; intrecciavano corone e preparavano altari. La liturgia diventava costruzione sartoriale, con il ricamo trattato come un gesto paziente e l’abito come oggetto destinato a custodire ore di lavoro.

Ad aprire lo show è stata Léonie Cassel, sedici anni, figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel, al debutto in passerella. La sua presenza ha offerto alla cronaca internazionale uno dei volti della serata, ma la forza della collezione è rimasta altrove: nella densità delle lavorazioni, nell’ampiezza delle forme e nel modo in cui ogni capo occupava il giardino prima ancora di muoversi.

Vedove, fiori e divinità mediterranee

Il nero siciliano ha attraversato veli di pizzo, cappe, lingerie e gioielli votivi. Accanto alle figure più austere sono comparsi abiti di tulle dipinto, corsetti, gonne sostenute da strutture ottocentesche, scialli frangiati, velluti e sete nei colori del gelato, del mare e degli agrumeti.

Rose, peonie e zagare sono state ricamate, applicate, dipinte o costruite in tre dimensioni. Organza, mikado, macramè, broccato e pizzo Chantilly hanno incontrato cristalli, foglia d’oro, perline e ricami metallici, in un esercizio di stratificazione che non cercava la leggerezza apparente della moda pronta, ma dichiarava apertamente il tempo necessario alla lavorazione.

L’ultima uscita, chiamata “Isola Bella”, è apparsa dentro una cornice rococò dorata. Strati di tulle azzurro, grigio, verde acqua e turchese avvolgevano il corpo e scendevano in uno strascico costruito sui colori del mare siciliano, mentre il Valzer dei fiori di Čajkovskij accompagnava il finale.

Dentro questa abbondanza resta leggibile una disciplina rigorosa. Ogni materiale deve sostenere la scena senza perdersi al suo interno; ogni fiore deve conservare la propria definizione anche quando viene sommato a centinaia di altri. L’eccesso, quando è governato, smette di essere accumulo e diventa tecnica.

Dal San Domenico Palace al Teatro Antico

Il viaggio era cominciato al San Domenico Palace con l’Alta Gioielleria. L’ex convento domenicano del Quattrocento, oggi hotel Four Seasons, conserva un legame particolare con la storia di Dolce&Gabbana: proprio qui venne presentata la prima Alta Moda nel 2012. Nel 2026 i chiostri, i giardini e le terrazze sul mare hanno accolto una collezione costruita attorno alla devozione, alla memoria e all’oreficeria siciliana.

Il 14 luglio il racconto si è spostato al Teatro Antico di Taormina per l’Alta Sartoria. La cavea aperta sullo Ionio e sull’Etna ha ospitato la linea maschile, completando il passaggio dalla dimensione privata del gioiello al giardino dell’Alta Moda, fino all’architettura monumentale del teatro.

Il programma ha riunito oltre trecento clienti, familiari e ospiti arrivati da diversi Paesi, insieme a personalità come Jennifer Lopez, Monica Bellucci e Christian Bale. Le presenze celebri hanno amplificato la circolazione delle immagini, ma non spiegano da sole il funzionamento di queste giornate. Il centro economico dell’Alta Moda resta una clientela internazionale che viaggia per vedere, provare e acquistare creazioni irripetibili, dentro un rapporto personale con i fondatori e con la maison.

La città entra nel prodotto

L’Alta Moda di Dolce&Gabbana non separa la collezione dall’esperienza che la circonda. Il capo viene mostrato nel luogo che lo ha ispirato, seguito da una cena, da una festa e da giorni nei quali clienti e marchio condividono la stessa destinazione.

Per Taormina, l’effetto supera l’occupazione temporanea delle location. Una manifestazione distribuita su più giornate muove ospitalità, ristorazione, trasferimenti, sicurezza, produzione, allestimenti e servizi. Non esistono ancora dati ufficiali che ne quantifichino la ricaduta economica, ma la struttura dell’evento mostra come il lusso contemporaneo possa generare valore attorno al prodotto anziché limitarsi a venderlo.

Il luogo, a sua volta, riceve una nuova esposizione internazionale. San Domenico Palace, Radicepura, il Teatro Antico e Isola Bella vengono consegnati alle fotografie e ai video destinati a circolare nei mercati più importanti della maison. La Sicilia raggiunge così un pubblico che non coincide con il turismo di massa e che associa il viaggio alla moda, all’alta ospitalità, alla cultura e all’acquisto.

Dietro l’ora della sfilata

Pochi giorni fa, durante la presentazione milanese dell’Osservatorio “Il Bello della Moda”, Alfonso Dolce aveva riportato l’attenzione sul lavoro che precede una passerella: luci, musica, trucco, capelli, agenzie, trasporti, sicurezza, manutenzioni, scenografie e una rete di professionalità che continua ad allargarsi oltre il perimetro immediatamente visibile della maison.

Taormina offre la traduzione concreta di quelle parole. Per costruire un’ora di Alta Moda a Radicepura sono serviti il lavoro dei giardinieri e degli scenografi, delle sarte e dei ricamatori, dei tecnici e dei trasportatori, di chi ha seguito gli ospiti e di chi ha preparato le tavole dopo lo show.

L’abito resta al centro, ma non è mai solo. Intorno viaggia una parte dell’industria italiana, fatta di imprese di dimensioni diverse e competenze che non possono essere improvvisate. La sua forza dipende dal numero di persone capaci di eseguire bene un gesto, di ripeterlo per ore e di consegnarlo alla passerella senza lasciare traccia della fatica.

Il lusso come permanenza

Taormina non è stata utilizzata per aggiungere bellezza a una collezione già compiuta. La città, l’Etna, il giardino e il mare sono entrati nella costruzione degli abiti e nel modo in cui sono stati presentati, acquistati e ricordati.

È questa la distanza tra un grande evento e un’operazione destinata a durare. Nel primo caso resta l’immagine di una sera; nel secondo, il luogo diventa parte della storia del marchio e il marchio restituisce al luogo un nuovo capitolo della propria fama internazionale.

Dolce&Gabbana è tornata dove aveva cominciato. Non per ripetere il 2012, ma per mostrare quanto lontano possa arrivare un progetto quando conserva memoria delle proprie origini.

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