La famiglia Cerea porta l’anniversario fuori dalla Cantalupa con quattro cene tra Asia ed Europa. Dopo Shanghai, il percorso proseguirà a Parigi, St. Moritz e Brusaporto insieme ad alcuni dei protagonisti più autorevoli della gastronomia internazionale. Un itinerario che racconta anche la crescita di Da Vittorio come sistema italiano dell’alta ospitalità.
La sera del 9 settembre, a Shanghai, Chicco Cerea e Paolo Rota si sono ritrovati in cucina con Wu Rong e Yoda Chen, mettendo nello stesso menu due tradizioni gastronomiche nate a migliaia di chilometri di distanza. Da Vittorio Shanghai e Meet The Bund hanno aperto così il secondo capitolo delle celebrazioni per i sessant’anni della famiglia Cerea, scegliendo la tavola come luogo nel quale far incontrare persone, tecniche e culture che in questi anni hanno accompagnato la crescita del gruppo.
L’anniversario aveva già avuto il suo momento più intimo e spettacolare a Brusaporto. Lo scorso luglio Milano Luxury Life aveva raccontato i sessant’anni di Da Vittorio alla Cantalupa, con oltre mille ospiti, quaranta isole gastronomiche e una seconda serata dedicata agli Artisti dello Street Food. Quel grande incontro riuniva attorno a Bruna Cerea, Chicco, Francesco, Bobo e Rossella la comunità costruita in sei decenni di ristorazione. Il percorso iniziato a Shanghai sposta ora lo sguardo sulla geografia internazionale sviluppata dalla famiglia e sulle relazioni professionali nate lungo il cammino.
Quattro appuntamenti, dal settembre 2026 al febbraio 2027, collegano Shanghai, Parigi, St. Moritz e Brusaporto. Ogni tappa è costruita intorno a una relazione precisa: Meet The Bund in Cina, Yannick Alléno a Parigi, Andreas Caminada nelle Alpi svizzere e la famiglia Roca nella serata conclusiva alla Cantalupa. Il risultato offre una lettura particolarmente interessante di ciò che Da Vittorio è diventato dopo sessant’anni: una casa gastronomica italiana capace di preservare un’identità riconoscibile mentre opera stabilmente in mercati, culture e formati differenti.

Shanghai e il dialogo con la nuova alta cucina asiatica
Il viaggio è cominciato dove la presenza internazionale del gruppo ha assunto negli anni una delle sue espressioni più rilevanti. A Shanghai, Chicco Cerea e Paolo Rota, direttore creativo della cucina di Da Vittorio, hanno lavorato con il resident chef Leonardo Zambrino accogliendo Wu Rong, co-founder di Meet The Bund, e Yoda Chen, brand executive chef del ristorante e vincitore dello Young Chef Award della Michelin Shanghai nel 2021.
La scelta di Meet The Bund individua un interlocutore significativo per comprendere la scena gastronomica asiatica contemporanea. Il ristorante interpreta la cucina del Fujian attraverso un lavoro rigoroso sulla materia prima, ha ottenuto la stella Michelin nel 2021 ed è presente dal 2023 negli Asia’s 50 Best Restaurants, classifica nella quale nel 2026 ha raggiunto il sesto posto.
L’interesse della serata risiede proprio nella distanza delle rispettive tradizioni. Da Vittorio ha costruito parte della propria reputazione internazionale sulla cucina italiana e sulla capacità di tradurre l’ospitalità familiare in strutture molto complesse; Meet The Bund lavora su un patrimonio gastronomico cinese fortemente territoriale e lo presenta a un pubblico internazionale. Shanghai ha messo queste due esperienze nella stessa cucina, affidando alla materia prima e alla precisione tecnica il terreno comune.
Per la famiglia Cerea l’Asia rappresenta ormai una parte consolidata della propria storia recente. L’espansione internazionale ha richiesto negli anni un esercizio particolarmente delicato: trasferire metodi, cultura del servizio e riconoscibilità gastronomica senza ridurre l’identità della casa a una sequenza di piatti iconici.
Da Brusaporto al mondo, un modello costruito sulle persone
La dimensione raggiunta oggi da Da Vittorio si comprende meglio tornando per un momento alla sua origine. Vittorio e Bruna Cerea aprirono il ristorante a Bergamo nel 1966; sei decenni più tardi la famiglia opera attraverso ristoranti e progetti in Italia e all’estero, mentre una nuova generazione è entrata progressivamente nel gruppo.
L’espansione ha seguito formati diversi. A Milano, per esempio, la famiglia aveva portato già nel 2022 un’interpretazione più informale della propria cucina con DaV Milano a CityLife, costruendo un modello casual dining nel quale alcuni codici di Brusaporto venivano adattati a un contesto metropolitano e a occasioni di consumo differenti. La stessa capacità di lavorare su scale e linguaggi diversi è riemersa con particolare evidenza nel 2025, quando Louis Vuitton ha affidato alla famiglia Cerea la componente gastronomica del rinnovato indirizzo milanese della maison. Milano Luxury Life aveva raccontato Da Vittorio Café Louis Vuitton e DaV by Da Vittorio Louis Vuitton, due formule inserite tra via Montenapoleone e via Bagutta che hanno portato la cucina dei Cerea dentro uno dei progetti retail più importanti del Quadrilatero.
È un passaggio utile anche per leggere il road show del sessantesimo anniversario. Da Vittorio si muove ormai in una geografia nella quale ristorazione, hotellerie e luxury retail condividono pubblico, servizi e aspettative sempre più elevate. La solidità del modello dipende quindi dalla capacità di formare persone che sappiano interpretarlo lontano dalla casa madre, mantenendo continuità nella cucina e soprattutto nell’accoglienza.



Parigi, il ritorno di Oliver Piras e Alessandra Del Favero
La seconda tappa è prevista il 12 novembre 2026 nelle sale de Il Carpaccio, il ristorante del Royal Monceau di Parigi, dove gli executive chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero accoglieranno Chicco Cerea e Yannick Alléno per una cena a sei mani.
La storia assume una dimensione quasi familiare. Piras e Del Favero sono passati dalle cucine di Brusaporto prima di approdare nella capitale francese, dove hanno conquistato la loro prima stella Michelin. Quando il Royal Monceau cercò i nomi ai quali affidare il proprio fine dining, fu la famiglia Cerea a suggerire i due chef.
Il loro incontro con Yannick Alléno aggiunge al tavolo una delle figure che hanno maggiormente contribuito all’evoluzione recente dell’alta cucina francese. La serata parigina diventa così un incrocio fra generazioni e scuole gastronomiche, con Chicco Cerea nella posizione di chi ritrova professionisti cresciuti anche dentro la propria cucina e li incontra ormai come protagonisti autonomi sulla scena internazionale.
È forse questa una delle dimensioni meno immediatamente visibili nella crescita dei grandi gruppi della ristorazione: accanto all’apertura di nuovi indirizzi esiste una circolazione di competenze. Brigate, pastry chef, maître e sommelier costituiscono il capitale umano attraverso il quale uno stile può viaggiare e, nel tempo, generare altre esperienze.
A St. Moritz l’incontro con Andreas Caminada
Il 17 dicembre il percorso salirà al Carlton di St. Moritz, dove Bobo Cerea e Paolo Rota incontreranno Andreas Caminada, tre stelle Michelin allo Schloss Schauenstein di Fürstenau.
La Svizzera rappresenta già un territorio familiare per i Cerea e la cena con Caminada mette a confronto due cucine che hanno sviluppato un rapporto molto personale con il territorio alpino e con le sue materie prime. Il lessico gastronomico è differente, mentre precisione tecnica, ricerca sul prodotto e centralità dell’ospite costruiscono un terreno di dialogo particolarmente solido.
Anche la scelta di St. Moritz racconta qualcosa della trasformazione dell’alta cucina. Le grandi destinazioni del lusso contemporaneo concentrano una clientela internazionale che si muove stagionalmente tra capitali, resort alpini, Mediterraneo e destinazioni asiatiche. La ristorazione di alta gamma ha seguito questa mobilità, diventando parte integrante dell’offerta dell’hospitality e contribuendo essa stessa alla reputazione delle destinazioni.
Da Vittorio ha maturato in questo scenario una presenza che permette alla famiglia di lavorare con lo stesso nome tra Lombardia, Svizzera e Asia, modulando l’esperienza in funzione dei luoghi senza perdere il legame con la propria origine.
Il ritorno a Brusaporto con la famiglia Roca
Il viaggio si concluderà il 18 febbraio 2027 a Brusaporto. Alla Cantalupa arriverà la famiglia Roca di El Celler de Can Roca, tre stelle Michelin a Girona, per l’ultima cena del programma.
È probabilmente la destinazione più naturale per chiudere il sessantesimo anniversario. Dopo avere attraversato tre Paesi e riunito cuochi appartenenti a tradizioni differenti, il percorso torna nel luogo dal quale l’impresa contemporanea dei Cerea ha costruito buona parte della propria reputazione.
Tra le due famiglie esiste un rapporto che supera la collaborazione professionale. I Cerea e i Roca appartengono a una generazione di grandi ristoratori europei nella quale la continuità familiare ha avuto un ruolo decisivo: cucina, pasticceria, servizio, cantina, organizzazione e ospitalità sono cresciuti insieme, trasformando il ristorante in una struttura capace di trasmettere cultura gastronomica e, contemporaneamente, di competere su scala internazionale.
Brusaporto chiuderà quindi il cerchio riportando l’anniversario dentro casa, dopo averne mostrato per mesi le relazioni con il mondo.
Sessant’anni come storia d’impresa italiana
La vicenda di Da Vittorio offre oggi materiale che va oltre la cronaca gastronomica. In sessant’anni la famiglia Cerea ha attraversato la trasformazione del ristorante italiano da attività fortemente legata alla figura del fondatore a impresa complessa, organizzata intorno a marchio, formazione, hospitality, eventi e presenza internazionale.
La crescita ha richiesto una disciplina particolare. All’aumentare degli indirizzi cresce infatti la distanza fisica dalla casa madre, aumentano le brigate e cambiano i pubblici. La reputazione costruita nel ristorante originario deve essere affidata ogni giorno a persone che lavorano a Shanghai, Parigi, St. Moritz o Milano e che diventano, di fatto, interpreti di quella stessa cultura aziendale.
Il road show del sessantesimo anniversario rende questo processo sorprendentemente leggibile perché sceglie come protagonisti proprio le relazioni. Wu Rong e Yoda Chen raccontano l’Asia; Oliver Piras e Alessandra Del Favero testimoniano la formazione e la circolazione dei talenti; Yannick Alléno e Andreas Caminada rappresentano il confronto con alcune delle grandi scuole europee; i Roca riportano al centro l’idea di famiglia come struttura dell’impresa gastronomica.
Da Vittorio arriva così ai sessant’anni con una geografia molto più grande di quella da cui era partito nel 1966, mentre Brusaporto continua a fornire il punto di riferimento al quale quella geografia ritorna. Shanghai, Parigi, St. Moritz e la Cantalupa disegnano quattro coordinate della stessa storia: quella di una famiglia italiana che ha trasformato l’ospitalità in un mestiere capace di attraversare generazioni, cucine e continenti senza perdere memoria del tavolo dal quale tutto è cominciato.
