Il beauty italiano cambia motore: 18,1 miliardi, l’e-commerce corre e l’export rallenta

by Francesco Russo

La cosmetica italiana si avvia a chiudere il 2026 con 18,1 miliardi di euro di fatturato e un mercato interno sopra i 13 miliardi. Dopo una lunga stagione sostenuta soprattutto dall’espansione internazionale, i nuovi dati di Cosmetica Italia mostrano un equilibrio diverso: i consumi domestici tengono, il digitale cresce a doppia velocità rispetto al comparto e l’export rallenta. Dentro la Milano Beauty Week emerge così il profilo di un’industria che sta cambiando insieme ai propri consumatori.

Per capire quanto sia cambiata la cosmetica italiana negli ultimi anni basta osservare ciò che accade quando il settore esce dai laboratori, dagli stabilimenti e dalle profumerie e occupa una città. Durante la Milano Beauty Week 2026 Milano ha trasformato palazzi storici, spazi commerciali, luoghi della cultura e vie dello shopping in un’estensione urbana di un’industria che continua a crescere anche mentre una parte importante dei consumi europei mostra segnali di maggiore prudenza.

Dietro installazioni, fragranze, appuntamenti aperti al pubblico e nuovi linguaggi del retail esiste infatti una macchina economica ormai difficile da considerare marginale. Lo Scenario economico della cosmetica 2026 del Centro Studi di Cosmetica Italia stima per la fine dell’anno un fatturato complessivo di 18,1 miliardi di euro, in crescita dell’1% sul 2025, mentre i consumi sul mercato italiano dovrebbero superare 13,1 miliardi, avanzando del 2,3%. L’e-commerce mantiene una dinamica decisamente superiore, con una crescita prevista del 9%, mentre la farmacia dovrebbe aumentare dell’1,7%. Sul fronte internazionale il quadro cambia ritmo: l’export, dopo anni di forte espansione, è atteso in progresso dello 0,5%.

Sono percentuali che, osservate insieme, raccontano una fase nuova. La cosmetica italiana conserva una forte proiezione internazionale, ma nel 2026 una quota importante dell’impulso arriva dal consumatore domestico e dalla trasformazione dei canali di vendita. Il prodotto rimane centrale, mentre attorno al prodotto cresce un sistema fatto di informazione, consulenza, esperienza fisica, contenuto digitale e relazione continuativa con il marchio.

È esattamente ciò che abbiamo osservato nei giorni scorsi tra Piazza San Babila e la Rinascente, seguendo il modo in cui L’Oréal sta ridisegnando il retail beauty a Milano attraverso skin analysis, tecnologie dedicate alla cura dei capelli, refill, make-up e installazioni costruite intorno alle fragranze. L’online accelera, ma la crescita digitale sta spingendo anche lo spazio fisico a diventare maggiormente esperienziale, competente e riconoscibile.

cosmetica italiana 2026
Screenshot

Un’industria che pesa molto oltre il cosmetico

Il dato dei 18,1 miliardi acquista un significato diverso quando viene inserito nella struttura complessiva della filiera. Nel 2025 il sistema cosmetico italiano aveva raggiunto 18 miliardi di fatturato industriale, mentre l’intera catena economica collegata al comparto – materie prime, packaging, macchinari, distribuzione e attività a valle – generava circa 49 miliardi di euro e coinvolgeva circa 500.000 lavoratori.

Alla serata inaugurale della Milano Beauty Week al Castello Sforzesco, l’assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale e Moda Debora Massari ha richiamato proprio questa dimensione, ricordando il peso della Lombardia e insistendo sul patrimonio di competenze formato da imprenditori, ricercatori, tecnici e creativi. La regione concentra da tempo una quota determinante della produzione cosmetica nazionale: già i dati ufficiali riferiti al 2024 attribuivano alla Lombardia il 67% del fatturato italiano e oltre il 48% delle imprese del settore.

Milano, in questo quadro, svolge una funzione che supera quella di semplice sede degli eventi. La città concentra distribuzione, comunicazione, moda, design, università, capitale finanziario e accesso ai mercati internazionali; la Lombardia possiede contemporaneamente un’infrastruttura manifatturiera particolarmente sviluppata. La Beauty Week rende visibile per alcuni giorni ciò che durante il resto dell’anno lavora spesso lontano dal consumatore finale.

Anche l’apertura al Castello Sforzesco della Milano Beauty Week ha avuto, da questo punto di vista, un significato preciso: collocare un settore industriale dentro uno dei luoghi simbolici della città significava riconoscerne anche la dimensione culturale e sociale.

Il consumatore diventa più selettivo

La crescita moderata del fatturato complessivo racconta tuttavia soltanto una parte del mercato. Lo Scenario economico 2026 segnala un deterioramento della fiducia delle famiglie e una maggiore razionalità negli acquisti. Il beauty continua a essere acquistato, ma ogni prodotto deve dimostrare con maggiore chiarezza la propria funzione, la qualità percepita e la relazione tra prezzo e beneficio.

Da qui nasce una polarizzazione particolarmente interessante per il settore premium. Una parte della domanda cerca essenzialità e controllo della spesa; un’altra continua a riconoscere valore a prodotti più sofisticati, purché offrano formulazioni, efficacia, servizio o contenuto di marca sufficientemente convincenti.

È una dinamica che aiuta anche a comprendere perché il beauty stia assumendo un peso crescente all’interno dell’economia del lusso. Nell’analisi dedicata al sorpasso di L’Oréal su LVMH per capitalizzazione avevamo osservato come cosmetica e fragranze riescano a intercettare una platea molto ampia attraverso livelli di prezzo che conservano una componente aspirazionale senza raggiungere le soglie ormai abituali della pelletteria o dell’abbigliamento di alta gamma.

Una fragranza, un trattamento skincare o un prodotto make-up possono dunque continuare a rappresentare una forma relativamente accessibile di gratificazione e appartenenza al mondo di un marchio. In una fase nella quale il consumatore seleziona con maggiore attenzione gli acquisti discrezionali, questa caratteristica acquista un valore economico considerevole.

Alessia Cappello Beauty Week

La fabbrica resta decisiva

La crescita dei consumi e la sofisticazione del retail potrebbero far apparire il beauty come un business dominato dalla comunicazione. La competitività italiana continua invece a poggiare su una componente industriale profonda, formata da ricerca, formulazione, capacità produttiva, packaging e produzione conto terzi.

Lo abbiamo raccontato recentemente analizzando la strategia internazionale di Alfaparf Milano e l’espansione produttiva in Brasile: dietro molti marchi globali esiste una geografia industriale poco visibile al consumatore, nella quale competenze italiane e lombarde hanno costruito posizioni rilevanti.

Durante l’opening milanese, Enrico Zannini, direttore generale di BolognaFiere Cosmoprof, ha richiamato proprio la necessità di mostrare il dietro le quinte del settore, aprendo al pubblico anche stabilimenti e realtà produttive. È uno degli aspetti più interessanti della Milano Beauty Week perché restituisce al cosmetico la propria complessità industriale: prima dello scaffale esistono laboratori, chimica, ricerca, macchinari, supply chain, design del packaging e una rete di imprese specializzate capace di lavorare per clienti internazionali.

Il profumo e la nuova geografia del valore

Dentro questo sistema la profumeria artistica occupa un territorio particolare. Maurizio Cavezzali, CEO e cofondatore di Esxence, ha ricordato al Castello il percorso iniziato quasi vent’anni fa con l’obiettivo di consolidare Milano come capitale internazionale della profumeria d’autore. Una nicchia diventata nel tempo un segmento culturalmente influente e commercialmente attrattivo, capace di modificare anche il modo in cui il pubblico si avvicina alle fragranze.

Il 19 e 20 settembre Esxence Boutique porta questa cultura a Palazzo Bovara, aprendo direttamente alla città un universo che durante l’appuntamento professionale di giugno aveva riunito oltre 400 brand provenienti da 40 Paesi. È un’altra manifestazione della stessa trasformazione: il consumatore cerca informazioni sulle materie prime, vuole conoscere il processo creativo, riconosce il lavoro del profumiere e costruisce il proprio acquisto attraverso una conoscenza progressivamente più sofisticata.

Il 2026 racconta un beauty diverso

Il dato forse più significativo dello Scenario economico di Cosmetica Italia rimane quindi la composizione della crescita. Con il fatturato previsto a 18,1 miliardi, i consumi domestici a 13,1 miliardi, l’e-commerce in aumento del 9% e l’export quasi stabile, il settore entra in una fase nella quale la forza della manifattura deve convivere con un consumatore maggiormente informato, selettivo e omnicanale.

A livello mondiale, Cosmetica Italia stima che il mercato beauty possa raggiungere 720 miliardi di euro entro il 2030, con un tasso medio annuo di crescita del 5,7% e nuove aree di espansione particolarmente dinamiche in Medio Oriente e Africa. Per le imprese italiane significa che la competizione continuerà a spostarsi verso geografie, canali e pubblici differenti.

Milano offre in questi giorni una rappresentazione estremamente concreta di questo passaggio. Nella stessa città convivono la fabbrica lombarda, il laboratorio di ricerca, il flagship internazionale, la profumeria indipendente, il department store, l’e-commerce e gli eventi che portano migliaia di persone a confrontarsi direttamente con aziende e prodotti.

La cosmetica italiana arriva così ai 18,1 miliardi mentre cambia il modo in cui quel valore viene costruito. Ed è probabilmente questo, oltre alle percentuali di crescita, il dato economico da osservare con maggiore attenzione.

Related Posts

Leave a Comment