Moda, alta gioielleria, beauty, cinema e potere culturale: alla 79ª edizione del Festival, il red carpet non racconta soltanto gli abiti, ma la nuova geografia internazionale delle maison.
Cannes è il luogo in cui il lusso smette di essere soltanto prodotto e diventa apparizione pubblica. Sulla Croisette, davanti al Palais des Festivals, ogni ingresso sulla scalinata ha il peso di una dichiarazione: un abito, un gioiello, un dettaglio beauty, un paio di occhiali, una giacca da smoking diventano segni di potere estetico, strumenti di racconto, frammenti di un immaginario che il mondo osserva in tempo reale.
La 79ª edizione del Festival di Cannes, in programma dal 12 al 23 maggio 2026, conferma il ruolo della Costa Azzurra come capitale effimera del desiderio globale. Il cinema resta il cuore pulsante della manifestazione, ma attorno al cinema si muove ormai una costellazione di maison, ambassador, creative director, eventi privati, suite esclusive e red carpet costruiti con la precisione di una regia internazionale. Cannes mette la moda alla prova davanti alla luce più implacabile, quella dei fotografi, del pubblico, dei social, della memoria collettiva.
Il red carpet come linguaggio del potere
Il red carpet di Cannes possiede una forza diversa da ogni altra passerella. A Venezia domina la liturgia del cinema d’autore, al Met Gala la costruzione concettuale del costume, agli Oscar il rito dell’industria hollywoodiana. Cannes, invece, unisce tutto: il cinema europeo e quello americano, le grandi maison francesi e italiane, l’alta gioielleria, il beauty, gli eventi notturni, gli yacht, gli hotel storici, i photocall al sole, la diplomazia sottile degli inviti.
Il lusso misura la propria capacità di restare rilevante. Non basta vestire una celebrity. Bisogna trasformare un’apparizione in un’immagine destinata a viaggiare. Bisogna parlare a mercati diversi con un codice comprensibile ovunque: Parigi, Milano, Los Angeles, Seoul, Istanbul, New York, Riyadh, Shanghai.
Cannes 2026 restituisce con chiarezza questa trasformazione. Il lusso contemporaneo vive ormai in un sistema completo che va oltre l’abito da sera: skincare, make-up, hair styling, gioielli, eyewear, tailoring, accessori, hospitality, party privati, contenuti digitali. La Croisette diventa una piattaforma totale.
Dior, la suite come rito di bellezza
Tra le presenze più esclusive di questa edizione, Dior costruisce un racconto che parte prima ancora del red carpet. La Maison ha aperto la propria suite al sesto piano dell’Hotel Majestic, trasformandola in un rifugio esclusivo nei toni del bianco e del cielo, attraversato dal motivo couture Dior Masquerade, ispirato alle illustrazioni realizzate da Christian Bérard per Monsieur Dior. La suite, di 350 metri quadrati, accoglie artisti, ambassador e personalità internazionali durante la quindicina del Festival. La bellezza, per Dior, diventa preparazione scenica. Trattamenti viso flash, massaggi, skincare, make-up room con i Dior Backstage PROS, nail bar con Dior Vernis e grooming maschile affidato a Brice Tchaga, Dior Sauvage Grooming Ambassador, compongono un percorso in cui la montée des marches comincia molto prima della scalinata. La collaborazione rinnovata con Dyson Beauty, sotto la direzione di Pierre Saint-Sever, aggiunge il tassello tecnologico dello styling, con look capelli costruiti su misura per l’ingresso davanti ai fotografi.
La suite Dior racconta una verità essenziale del nuovo lusso: l’immagine finale nasce da un rituale invisibile. Cannes rende pubblico il risultato, ma il valore si costruisce nel backstage.
Kering, Women In Motion e il lusso come influenza culturale
Con Women In Motion, Kering conferma una delle operazioni culturali più forti legate al Festival: spostare il discorso dalla pura apparenza alla rappresentanza, dal red carpet alla voce delle donne nel cinema.
Nel 2026 il Women In Motion Award è stato assegnato a Julianne Moore, attrice e autrice capace di attraversare cinema indipendente, grandi produzioni e autori internazionali con una coerenza rara. L’Emerging Talent Award è andato invece alla filmmaker italiana Margherita Spampinato, introducendo un elemento particolarmente significativo per il pubblico italiano: il talento emergente del nostro Paese entra nel racconto internazionale di Cannes attraverso una delle piattaforme più autorevoli del lusso globale.
È un passaggio decisivo. Cannes dimostra che il lusso contemporaneo deve saper produrre cultura, sostenere talenti, abitare conversazioni pubbliche. Il valore di una maison risiede, oltre che nella desiderabilità dei suoi oggetti, nella qualità del mondo che sceglie di sostenere.
Pomellato, Milano sulla Croisette
L’alta gioielleria italiana trova in Pomellato una delle presenze più riconoscibili dell’edizione 2026. La maison milanese ha accompagnato alcune figure centrali del Festival con un racconto prezioso fatto di colore, volumi, oro, pietre e personalità.
Jane Fonda ha illuminato il red carpet di apertura con una collana di Alta Gioielleria Iconica e anelli Nudo, confermando la potenza scenica di una diva che continua a incarnare carisma, libertà e intelligenza del proprio personaggio pubblico. Philippine Leroy-Beaulieu, Global Ambassador Pomellato, ha indossato in anteprima una creazione della nuova High Jewelry Collection 2026: un choker semi-rigido con tormaline Paraíba, abbinato a orecchini e anello coordinati. Accanto a loro, Anaïs Demoustier ha scelto High Jewelry Necklace e anelli Nudo e Catene, Hande Erçel la collana Gemme Superlative High Jewelry, Catherine Deneuve le collezioni Iconica e Nudo, Farida Khelfa i gioielli Iconica.
Pomellato porta a Cannes una femminilità diversa da quella più prevedibile dell’alta gioielleria classica: meno glaciale, più materica; meno distante, più viva; profondamente milanese nel senso più alto del termine, cioè colta, espressiva, autonoma.
Boucheron, diamanti e architettura della luce
La presenza di Boucheron conferma la centralità dell’alta gioielleria francese nella grammatica del Festival. Han So-Hee, ambassador della Maison, ha indossato la collana The Spark in oro bianco e diamanti, gli orecchini Rosier e l’anello The Address, tutti dalla collezione di Alta Gioielleria Histoire de Style, Nom: Boucheron Prénom: Frédéric. Colman Domingo, Friend della Maison, ha scelto la spilla Lavallière Diamants dalla collezione Histoire de Style, Art Déco, insieme ad anelli Zebra e Quatre Double White Edition. François Civil ha indossato collana e anello Quatre Radiant Edition, mentre Raline Shah ha portato orecchini, anello Quatre Radiant Edition e la collana Flèche Question Mark. Nei giorni precedenti, Boucheron aveva accompagnato anche Charlotte Le Bon, con gioielli d’archivio e contemporanei, Araya A. Hargate, con creazioni dalla collezione Histoire de Style, The Power of Couture, e Judith Godrèche, con pezzi Serpent Bohème.
Boucheron lavora su un registro di grande precisione: il gioiello come architettura luminosa, struttura, citazione storica e presenza contemporanea. A Cannes, questa grammatica trova il proprio teatro naturale.
Zegna, il ritorno autorevole del menswear italiano
Cannes 2026 è anche il Festival del menswear. In un contesto spesso dominato dal racconto femminile dell’abito da sera, Zegna impone una presenza maschile sobria, potente, sartoriale.
Adam Driver ha indossato Zegna alla proiezione di Paper Tiger, scegliendo smoking, camicia da smoking, papillon e scarpe al Palais des Festivals. Al photocall dello stesso film, Driver ha scelto un completo e una maglia Zegna, mentre Miles Teller ha indossato polo, pantaloni e mocassini della Maison. Javier Bardem ha portato Zegna sia alla proiezione di El Ser Querido, con smoking, camicia da smoking, papillon e mocassini, sia al photocall del film, con giacca Oasi Lino Il Conte, maglia, jeans, mocassini e occhiali da sole. La presenza della Maison si allarga a Florian Zeller, in smoking alla proiezione di Soudain, a Hirokazu Kore-eda, in smoking alla proiezione di Sheep in the Box, e a Pawel Pawlikowski, in abito, polo e mocassini al photocall di Fatherland.
Zegna porta sulla Croisette un’idea di eleganza maschile che non cerca clamore. Linee pulite, materiali, postura, controllo. In un’epoca di eccessi visivi, la misura torna a essere una forma alta di distinzione.
Ferragamo, il glamour italiano oltre il red carpet
Ferragamo costruisce a Cannes un racconto articolato, capace di attraversare la giornata, il photocall, la sera, il guardaroba privato e l’apparizione pubblica. Demi Moore ha scelto un bomber a quadretti in cotone nei toni safari, blu navy e pomice, abbinato a una gonna midi con dettagli in nappa blu navy, Hug Bag Soft XS e sabot in pelle nera. Isabella Ferrari ha indossato un blazer nero doppiopetto con spacchi laterali e gonna al ginocchio, completando il look con mules in pelle con tacco a S, Hug Bag nera e occhiali da sole con dettaglio Gancini. Natasha Poly ha scelto un abito in georgette e satin con plissettatura, guanti in pelle e pump in satin nero con ornamento Swarovski. Sophie Okonedo ha indossato un abito lungo in satin color oro con scialle in shearling. Sul fronte maschile, Diego Calva ha portato un maglione in lana e mohair color cammello su maglia blu navy in lana e seta, pantaloni in pelle pongé color espresso, Hug Bag marrone, stringate Tramezza e occhiali da sole.
Ferragamo mette in scena un glamour più mobile, meno bloccato nella sola liturgia dell’abito da sera. È un’eleganza che abita la camera d’hotel, l’arrivo in città, il photocall, la sera. Il lusso come guardaroba completo, non come singolo momento.
Brioni, Calvin Klein Collection e l’eleganza della sottrazione
La cerimonia di apertura ha visto William Abadie in Brioni, con smoking doppiopetto, revers a lancia in seta martellata, papillon in seta e mocassini in vernice.
È una lezione di red carpet maschile nella sua forma più pura: costruzione impeccabile, assenza di rumore, autorità del taglio.
Un’altra idea di rigore arriva da Calvin Klein Collection con Géraldine Nakache, che alla proiezione di Karma ha indossato il look 11 della sfilata Fall 2026: abito nero midi in duchesse di seta, scollo ampio, micro piping e scialle coordinato.
In entrambi i casi, Cannes dimostra che la sottrazione può essere più incisiva dell’ornamento. La semplicità, quando nasce da proporzioni esatte, diventa presenza.
Chopard, Casadei e Genny: la notte privata del Festival
Cannes vive anche lontano dalla scalinata. Le cene, i party, gli yacht e gli eventi privati costruiscono la geografia parallela del Festival, quella in cui le maison alimentano relazioni, alleanze e contenuti destinati a circolare ben oltre la Croisette.
Durante la Chopard Annual Dinner & Party del 15 maggio, Kenya Jones ha scelto Genny, indossando una creazione della collezione Spring-Summer 2026 firmata da Sara Cavazza Facchini. L’abito lungo in chiffon, con profonda scollatura a V e strati di plissé, ha tradotto i codici della maison in una silhouette fluida, luminosa, costruita sul movimento. Sempre nell’universo Chopard, Casadei ha rinnovato per il quarto anno consecutivo la collaborazione con la maison di Caroline Scheufele, realizzando modelli custom made per lo show di Haute Couture. Protagonisti i sandali Julia in satin, nelle varianti nero, rosso fiamma, lavanda, cipria e grigio. La serata, ispirata all’universo del circo, ha accolto performance di maghi, acrobati del Circo Knie, un numero burlesque di Dita Von Teese, l’esibizione di Sophie Ellis-Bextor e un DJ set di Bob Sinclar.
La notte di Cannes è un’estensione del red carpet. Cambia la luce, resta intatta la funzione: creare immagini, relazioni, desiderio.
Ray-Ban, Paper Tiger e il fascino dello yacht privato
Il racconto del Festival passa anche attraverso il mare. Ray-Ban ha organizzato domenica 17 maggio un cocktail party a bordo dello yacht privato This Is It, dedicato a Paper Tiger, il film di James Gray presentato in concorso. La serata ha riunito talent internazionali, leader del settore, creativi e ospiti del mondo del cinema, della moda e dello spettacolo, tra cui Adriana Lima, Miles Teller, Patrick Ta, Leonardo Maria Del Vecchio, Tommaso Chiabra, Frida Aasen, Selton Mello, Christian Madsen, Lena Perminova e molte altre personalità.
Il DJ set degli Âme ha accompagnato il cocktail al tramonto, mentre gli ospiti hanno indossato una selezione eyewear Ray-Ban: dagli Aviator alle capsule Alain Mikli x Ray-Ban, Dolce & Gabbana x Ray-Ban e A$AP Rocky Puffer.
Qui l’eyewear diventa codice sociale. Non accessorio, ma atteggiamento. Cannes lo sa bene: gli occhiali da sole, sulla Croisette, appartengono alla grammatica del potere discreto.
Charlotte Tilbury e L’Oréal Paris, il beauty come linguaggio pubblico
Il beauty occupa ormai una posizione centrale nella costruzione della celebrity contemporanea. Charlotte Tilbury Beauty ha accompagnato diversi talent del red carpet, tra cui Frida Gustavsson, Claire Holt, Laila Ahmed Zaher, Ginta Kubiliute e Helen Hoehne, puntando su glow, skincare e prodotti iconici come Magic Cream, Hollywood Flawless Filter, Airbrush Flawless Finish, Exagger-Eyes e Matte Revolution in Pillow Talk. Accanto al glamour di red carpet, L’Oréal Paris conferma la propria presenza come Official Makeup Partner del Festival per il 29º anno e celebra nel 2026 il sesto anniversario del Lights on Women’s Worth Award, iniziativa dedicata alle registe emergenti e alla valorizzazione delle donne nel cinema.
Il beauty è una dichiarazione pubblica. La pelle, il make-up, la luce del volto, la preparazione al flash fotografico definiscono l’immagine quanto l’abito e il gioiello. Cannes lo rende evidente perché porta tutto all’estremo: il dettaglio minuscolo diventa immagine globale.
Prada, Elie Saab e il magnetismo dei grandi momenti moda
Accanto ai comunicati delle maison, il racconto internazionale del red carpet ha evidenziato altri momenti moda di forte impatto. Bella Hadid è stata raccontata da Vogue Italia in un look Prada a Cannes 2026, costruito come una Cenerentola contemporanea tra abito scenografico e pietre preziose. La stessa Hadid ha poi attirato attenzione al Chopard Miracle Gala Evening con un abito oro Elie Saab Fall/Winter 2004, confermando la forza del vintage couture come linguaggio attuale del red carpet.
Sono apparizioni che aiutano a leggere una tendenza più ampia: Cannes continua a essere il luogo in cui archivio e presente si sovrappongono. Le maison vestono il futuro usando anche la forza del proprio passato. L’abito d’archivio non è nostalgia: è capitale culturale rimesso in circolazione.
La Croisette come capitale del desiderio
Cannes 2026 racconta un lusso più maturo, più complesso, più consapevole della propria funzione pubblica. Le maison non si limitano a vestire attrici e attori; costruiscono ambienti, rituali, contenuti, narrazioni, alleanze culturali. Il Festival diventa un grande dispositivo di reputazione internazionale, dove ogni presenza viene calibrata con precisione.
Dior presidia il rito beauty prima del red carpet. Kering porta il lusso nel territorio dell’impegno culturale. Pomellato e Boucheron trasformano l’alta gioielleria in segno identitario. Zegna restituisce centralità al menswear italiano. Ferragamo costruisce un guardaroba completo della Croisette. Brioni e Calvin Klein Collection difendono l’eleganza della sottrazione. Chopard, Casadei e Genny abitano la notte privata del Festival. Ray-Ban fa dell’eyewear un codice di appartenenza. Charlotte Tilbury e L’Oréal Paris confermano il beauty come linguaggio pubblico dell’immagine contemporanea.
Cannes resta il palcoscenico dove il lusso incontra il proprio pubblico più vasto e più selettivo. Un luogo in cui il cinema offre la cornice, ma sono le maison a moltiplicare il racconto. Tra il Mediterraneo, gli hotel iconici, gli yacht e il rosso assoluto della scalinata, la Croisette continua a produrre ciò che il lusso cerca da sempre: desiderio, riconoscibilità, memoria.
Ed è forse questo il suo segreto più resistente. A Cannes tutto dura pochi istanti: un ingresso, un flash, un gesto, una posa. Ma quando l’immagine è esatta, resta.

